FIGLIO UCCISO, PADRE EVITA L’ERGASTOLO/ Cassazione: pena annullata perché era soltanto adottato

- Niccolò Magnani

Figlio ucciso, il padre evita l’ergastolo perche era soltanto adottivo: sentenza Cassazione fa discutere sul caso di Andrei Talpis a Udine, “no relazioni di sangue, pena da riassegnare”

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La Cassazione ha preso una posizione molto forte e che scatena le polemiche fortissime sul caso di Andrei Talpis, il moldavo che nel 2013 uccise mortalmente il figliastro di 19 anni: il ragazzo l’ha ucciso ma siccome era il padre adottivo non merita l’ergastolo. Il Processo dunque ora è da rifare nella sua fase di sentenza, con la Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso della difesa del 57enne Talpis: in sostanza, visto che non vi è legame di sangue, viene meno l’aggravante che aveva portato l’uomo ad essere condannato al “fine pena mai”. Ora si torna indietro, con la decisione della Cassazione che sta creando non poche polemiche su un caso che aveva agghiacciato Udine e l’intera comunità di Remanzacco. Come spiega quest’oggi il Messaggero Veneto, «sul piano civilistico, vale la parificazione di status con i figli legittimi operata dalla legge. Secondo il codice penale, invece, la distinzione permane e basta a escludere l’aggravante speciale che, proprio in virtù dell’esistenza di una discendenza tra la vittima e il suo carnefice, in caso di omicidio prevede la pena del carcere a vita». Ion, il ragazzo morto 19enne, era un figlio adottivo: tra lui e il suo patrigno Andrei Talpis, quindi, non esisteva un rapporto di consanguineità. Per questo motivo decade secondo la Cassazione la pena dell’ergastolo e per questo motivo ora il Processo è in parte da rifare.

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ORA VA RIFORMULATA LA PENA

«Sentenza annullata senza rinvio: e trasmissione degli atti alla Corte d’assise d’appello di Venezia per la quantificazione della pena», con queste parole i giudici della Corte prescrive al Tribunale di Appello a Trieste di non scendere sotto i 16 anni di reclusione come prossima pena. Stando ad un calcolo di giurisprudenza e casi simili in passato, il colpevole killer potrebbe riuscire a prendere tra i 16 e i 20 anni di carcere, decisamente diverso rispetto all’ergastolo in atto fino alla giornata di ieri. «Talpis non voleva uccidere il figlio – ha sempre sostenuto il difensore Roberto Mete, responsabile del ricorso alla Cassazione –. Ogni sentimento di disagio e disistima appariva essere stato sempre rivolto verso la moglie e la figlia (Cristina, sorella di Ion)», conclude il legale prima di ricordare come la perizia psichiatrica aveva accertato che Talpis fosse «alcolista, disadattato ed emarginato». L’ex compagna che ha tentato di uccidere quella tragica notte in cui il ragazzo si è sacrificato rimanendo vittima della furia di Talpis, oggi si dice sotto choc, e sgomenta perché convinta che una volta fuori, quell’uomo potrebbe ancora farle del male, riferiscono i legali della donna al Messaggero Veneto. Un errore, un vizio di forma e un processo ora che dovrà essere riformulato con una nuova sentenza, decimante minore rispetto alla prima.

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