STUPRO LEGALIZZATO/ Un “No” flebile è come un “Sì”, il giudice: difficile capire cosa pensano davvero le donne

- Eleonora D’Errico

Tribunale indiano sulla violenze sessuale: un debole no equivale a un sì. Sentenza shock del giudice in merito alla vicenda di Mahmood Farooqui, accusato di aver violentato una studentessa

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Ragazza violentata (foto: Pixabay)
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Il no va urlato. Almeno stando a quanto affermato da un Tribunale indiano, che ha ribaltato la condanna di stupro contro un regista, affermando che un “debole no può segnalare il consenso, specialmente nei casi in cui la presunta vittima è ben educata”. In altre parole, in caso di stupro, dimenticare le regole del bon ton sarebbe buona norma, anche se risulta difficile pensare a una qualsiasi donna rivolgersi con educazione a proprio stupratore. La vicenda vede come protagonista Mahmood Farooqui, regista di Bollywood, che nel 2016 venne condannato a sette anni di carcere per aver violentato una neo-laureata americana mentre questa stava visitando la sua casa a Delhi. La donna aveva raccontato che l’uomo l’aveva aggredita da ubriaco, ignorando i suoi ripetuti no e forzandola a spogliarsi mentre lei cercava di impedirgli di toglierle i vestiti. Appellandosi contro la decisione della Corte, gli avvocati di Farooqui hanno portato avanti la tesi per cui l’uomo non aveva capito che la giovane non fosse consenziente. Parole che sono state ascoltate dal giudice Ashutosh Kumar che ha concluso l’udienza commentando di dover dare “il beneficio del dubbio” a Farooqui, concludendo, appunto, che “un debole no può significare un sì“.

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LA DONNA HA MANDATO UN MESSAGGIO SBAGLIATO

Sulla decisione si è scatenato un vero maremoto. Gli attivisti per i diritti della donna sono insorti, evidenziando come la sentenza possa far naufragare tutto il lavoro fatto fino ad oggi in un paese che lotta per ridurre gli elevati livelli di violenza sessuale, molestie urbane e atteggiamenti patriarcali profondamente radicati. Karuna Nundy, avvocato della Corte Suprema, ha dichiarato di essere molto preoccupata: “La legge dice che il consenso può essere silenzioso, può non essere verbale, ma deve essere inequivocabile. E quando qualcuno dice no, anche quando pensi che sia debole, allora non c’è consenso”. Dal canto suo, la vittima ha spiegato alla Corte di aver smesso di resistere per paura che le sarebbe toccata la stessa fine della studentessa violentata e uccisa nel 2012, il cui caso ha fatto insorgere l’intera comunità internazionali. Ma proprio questa comportamento, secondo il giudice, avrebbe mandato un messaggio sbagliato a Farooqui, invitandolo a proseguire, anche se erroneamente: “In un atto di passione il consenso può essere complesso” ha commentato, dichiarando che il consenso potrebbe non essere necessario in alcuni casi, come nel caso di relazioni proibite o in cui una delle persone è conservatrice. “In questi casi, sarebbe davvero difficile decifrare se è stata fatta poca o nessuna resistenza e se un debole no fosse in realtà davvero un diniego del consenso”.

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UN PRECEDENTE PERICOLOSO

Il Times indiano ha criticato la decisione del giudice in un editoriale, sostenendo che il Tribunale potrebbe aver gettato le basi di un precedente potenzialmente pericoloso. Vrinda Grover, avvocato della presunta vittima, ha dichiarato che la decisione è ingiusta e ha annunciato il ricordo alla Corte Suprema indiana. È la seconda decisione di questo tipo che attira le polemiche internazionali: nei giorni scorsi, infatti, a tre studenti accusati di violenza sessuale a marzo è stata concessa la cauzione. I tre erano stati condannati per aver utilizzato le fotografie di una donna donna per ricattarla e costringerla a fare sesso con loro per ben 18 mesi. Rilasciando gli studenti con cauzione, l’alto Tribunale di Punjab e Haryana ha dichiarato che il comportamento della vittima potrebbe essere interpretato come una “avventura proveniente da un atteggiamento promiscuo e da una mente voyeuristica”.

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