GENNARO TITINO/ Legnano, confessa il cognato del pregiudicato ucciso in strada: “maltrattava mia sorella”

- Niccolò Magnani

Gennaro Titino, confessa il killer di Legnano che aveva ucciso il pregiudicato: è stato il cognato, Antonio Calello, «maltrattava mia sorella, l’ho ucciso così…»

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Arresto, immagine di repertorio (Pixabay)

Sono stato io, l’ho ucciso perché picchiava e maltrattava mia sorella: comincia così la confessione di Antonio Calello, meccanico, che risolve il mistero sulla morte del pregiudicato a Legnano. Gennaro Titino è stato ucciso con sette colpi di pistola sul volto, e con ferite lungo tutto il corpo: «Picchiava senza pietà mia sorella, era arrivata al limite della sopportazione. Poi, mercoledì mattina, c’è stata quella lite…», ha detto agli inquirenti che lo hanno interrogato nel corso della nottata. Secondo quanto ha spiegato il procuratore capo di Busto Arsizio, «Ucciso con almeno sette colpi di pistola, ma le ferite nel corpo sono di più», confermando che l’autore dell’insano gesto è proprio il 28enne cognato, come ha confessato lui stesso davanti ai carabinieri di Legnano e al sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio. Un delitto di vendetta, “spiegato” da quella rabbia orrenda con cui sono stati scaricati i colpi addosso a Titino, reo di aver dunque tormentato e menato la sorella di Calello nonché sua fidanzata.

L’ULTIMA VIOLENZA CHE HA FATTO ESPLODERE LA VENDETTA

Come spiega il Corriere della Sera, «i due si sono prima scontrati fisicamente, verso le 8.15, nei pressi di via Tasso. Quindi, dopo la breve colluttazione Calello ha sottratto la pistola a Tirino e con quella ha sparato». La dinamica esatta è stata confermata dallo stesso Calello mentre confessava l’omicidio a pochi metri dal garage dove lavorava il cognato. «Era un procacciatore di lavoro», spiegano i cronisti locali, ma già in passato aveva avuto a che fare con la giustizia anche se negli ultimi tempi non era più stato coinvolto in malaffare. Tranne quel “piccolo” dettaglio delle violenze imposte e dai maltrattamenti verso la giovane donna sua fidanzata: sono in corso le verifiche del caso per capire se effettivamente Calello abbia detto il vero sui comportamenti di Titino contro la sorella. Di certo, secondo il killer, tutto sarebbe scattato – come una goccia che ha fatto traboccare il vaso della vergogna – dopo l’ultima violenza contro la donna: il 25 settembre scorso la ragazza era finita in ospedale perché presa a calci e pugni. A quel punto Antonio ha scatenato la reazione del giovane: il fattore importante, come rilevato dal Procuratore, non è stata contestata la premeditazione al ragazzo reo-confesso. Ora Calello è rinchiuso nel carcere di Busto Arsizio a disposizione dell’autorità giudiziaria.



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