Perché l’Isis non colpisce l’Italia/ Effetto mafia per l’Economist, ma siamo anche una “base” per i terroristi

- Silvana Palazzo

Perché l’Isis non colpisce l’Italia: effetto mafia per l’Economist, ma siamo anche una “base” per i terroristi. L’analisi del prestigioso settimanale su un interrogativo molto diffuso

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Terroristi islamici, foto LaPresse

L’Isis colpirà anche l’Italia? E perché finora non lo ha ancora fatto? La mappa degli attentati terroristici vede il nostro Paese fortunatamente escluso, ma non è detto che si tratti solo di fortuna. Finora non sono mancate le minacce, rivolte anche a Papa Francesco, ma nessun attacco è stato sferrato all’Italia, a differenza invece di quanto abbiamo visto purtroppo in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. Molti sospettano che sia la presenza della mafia a “difenderci”. Il controverso argomento è stato affrontato anche all’estero, come dimostra un articolo del prestigioso The Economist, che ha interpellato diversi esperti. La mafia ha dissuaso i jihadisti? Ma non come superficialmente si può pensare… In realtà proprio la lotta alla criminalità organizzata ha permesso alla polizia italiana di acquisire grande esperienza nel monitoraggio di gruppi pericolosi. E a ciò ha contribuito anche la lotta al terrorismo “interno” che ha seminato il caos negli anni Settanta e Ottanta. La mafia e il terrorismo hanno quindi spinto le autorità ad una maggiore attenzione, anche attraverso la sorveglianza elettronica delle conversazioni e quindi le intercettazioni telefoniche.

NON SOLO MAFIA, LE ALTRE RAGIONI

L’Italia ha un rigido approccio al pericolo del terrorismo e ai rischi attentati: questa, secondo The Economist, la spiegazione al fatto che il nostro Paese non sia stato ancora colpito dai jihadisti. L’Italia non ha finora subito attentati, perché per i terroristi è difficile colpirla: il monitoraggio dei sospetti è più semplice rispetto a quanto accade in Francia e Gran Bretagna perché ci sono meno obiettivi da seguire, visto che è alto il numero delle persone espulse. Lo dimostra uno studio per l’American National Bureau of Economich Research, secondo cui nel 2014-15 sono stati individuati solo 87 foreign fighters in Italia, invece 760 in Gran Bretagna e quasi 2.500 in Francia. Per Arturo Varvelli dell’Ispi sono due le ragioni: in primo luogo sono pochi gli immigrati musulmani italiani della seconda generazione, quella più vulnerabile alla radicalizzazione; inoltre, l’Italia non ha ghetti musulmani come in Francia. Per Michele Groppi, che insegna alla Defence Academy del Regno Unito, c’è un fattore da non sottovalutare: l’Italia rappresenta una base logistica in Europa per al-Qaeda, per questo è al sicuro. Non è un caso se diversi terroristi hanno mostrato legami con l’Italia, come Youssef Zaghba, uno dei tre terroristi che il 3 giugno hanno ucciso otto persone al London Bridge.



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