TORTURATO E RAPINATO A CAPODANNO/ Giuseppe Cozzi, “aguzzino su Facebook, perché non l’arrestano?”

- Niccolò Magnani

Rapinato e torturato a Capodanno: Giuseppe Cozzi, la mattanza al Beebanti. Appello per chiedere giustizia, “mio aguzzino libero e su Facebook, ma perchè non l’arrestano?”

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Carabinieri (LaPresse)

Forse il caso lo ricorderete: due anni fa a Capodanno il gestore del Beerbanti, una birreria bavarese a Canegrate, fu picchiato, rapinato, ridotto in fin di vita e torturato dal suo ex dipendente (Ion Raileanu, moldavo classe 1990) insieme a due complici. Ora però Giuseppe Cozzi, dopo due anni, torna a chiedere giustizia: infatti chi lo ha accoltellato, torturato e reso un polmone lesionato e un fegato perforato, oggi è ancora in libertà, assieme pure ai complici. Intervistato dal Giorno, Cozzi spiega «Sappiamo chi sono almeno due persone su tre che quell’1 gennaio 2016 mi hanno distrutto la vita. Uno è persino su Facebook». Ma sono tutti ancora liberi: il carnefice scrive addirittura sui social come se nulla fosse, protetto dal fatto che non si trova in Italia e l’estradizione per ora non è stata richiesta. «Mi ha addirittura contattato – ha spiegato Cozzi -., dicendo che lui non c’entrava niente. L’ho quindi invitato a tornare senza problemi in Italia, ma non mi ha mai risposto». L’appello di Cozzi intende cercare di far sentire la voce di una vittima contro un sistema che in un caso spinoso come questo non ha certamente funzionato al meglio.

L’AGGRESSORE È A PIEDE LIBERO

«Non ce l’ho assolutamente coi carabinieri, hanno sempre fatto il proprio lavoro. Mi chiedo però perchè attendere così tanto prima di arrestare un criminale del genere. Ho rischiato di morire. Forse se crepavo qualcuno si sarebbe mosso in maniera diversa e sarebbe andato a prendere il mio assassino», spiega Giuseppe Cozzi ancora al Giorno. Oggi è invalido, reso tale da quello che era il suo migliore dipendente, un aiutocuoco che considerava amico fino a quel Capodanno tragico: si era licenziato qualche mese prima, attorno a settembre, per motivi personale ma era tornato a Capodanno al Beebanti perché vi lavorava la sua fidanzata come cameriera, spiega ancora il dipendente che ha visto la morte davanti. «Abbiamo festeggiato e brindato insieme, poi qualche ora più tardi era qui a torturarmi insieme ai suoi amici»: una vera e propria mattanza che solo per miracolo non è finita in tragedia fatale. Le istituzioni ancora non si sono mosse, e Cozzi è sempre più affranto con una vita completamente rovinata da quel Capodanno di sangue: «Mi hanno tagliato il diaframma fino al fegato, con complicanze al polmone destro, gonfiato di botte e torturato con uno straccio bagnato. Mi hanno trascinato come un sacco della spazzatura per tutto il locale. Vederlo attivo su Facebook oggi, come nulla fosse, è la cosa peggiore che mi possa capitare». Una libertà che fa male, una libertà che fa discutere: la speranza è che Cozzi possa ricominciare, ripartire. Certo, con il suo aguzzino libero di postare foto e commenti stupidi come se nulla fosse non è il miglior modo per “dimenticare”.

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