INIETTA VIRUS HIV AL FIGLIO/ Infettato per vendicarsi della moglie, la storia miracolosa di Brryan Stewart

- Emanuela Longo

Inietta virus HIV al figlio: medico specialista ha agito volontariamente per vendicarsi della moglie. 25 anni dopo Brryan è vivo e può raccontare la sua storia miracolosa.

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Brryan Stewart era appena un bambino quando, a 11 mesi, gli fu iniettata in vena una siringa piena di sangue positivo all’HIV. A farlo fu il padre Brian Stewart, medico specialista all’Hospital Barnes di St. Louis, il quale agì volontariamente allo scopo di infettare il figlioletto e fare al tempo stesso un torto alla madre. L’uomo sapeva bene che con la sua azione avrebbe messo seriamente a rischio la vita del suo bambino, ma nonostante questo andò dritto per la sua strada, indipendentemente dalle conseguenze che ciò avrebbe avuto. “Non avrete bisogno di chiedere il mio aiuto per mantenere il vostro bambino, perché il bambino non vivrà a lungo”, disse il medico alla moglie Jennifer Jackson. Alla richiesta di spiegazioni l’uomo non aggiunse altro lasciando però intendere la sua sicurezza sul fatto che il piccolo non sarebbe sopravvissuto a lungo. Il dottor Stewart però si sbagliava ed a confermarlo è ora lo stesso figlio Brryan (ha modificato il nome aggiungendo una “r” per prendere le distanze dal padre), oggi 25enne, infettato con il virus ma miracolosamente vivo.

UN MESSAGGIO DI SPERANZA ALLE PERSONE INFETTE

A narrare la clamorosa storia di Brryan è il sito spagnolo 20minutos.es. Una storia divenuta celebre in tutto il mondo e che ha visto e vede ancora oggi il ragazzo in prima fila nella lotta contro l’HIV che trova spazio nelle tappe che lo hanno visto protagonista, in ciascuna delle quali Brryan racconta la sua storia dando speranza a chi, come lui, si trova a convivere con il virus. La sua è stata certamente una vita iniziata con il piede sbagliato. 25 anni fa, infatti, ha rischiato seriamente di morire. Ora suo padre è stato condannato all’ergastolo, mentre a Brryan non restano che due opzioni: “Sedermi e stare arrabbiato con lui o ridere della situazione”. Lui ha scelto la seconda, nonostante abbia vissuto un vero e proprio calvario sin dall’infanzia. Ancora oggi il giovane deve affrontare alcuni disagi gravi, come la stanchezza cronica e l’herpes zoster, condizioni queste derivanti proprio dal virus. Ovviamente è chiamato ogni tre mesi a sottoporsi alle visite mediche. Tanti gli strascichi che questa vicenda gli ha provocato, sia sul piano della salute fisiche che psichica. A causa di un trattamento con Amikacina che seguì da piccolo, furono danneggiate le terminazioni nervose delle orecchie provocando danni all’udito. Oggi segue un trattamento molto ridotto di farmaci – una pillola al giorno contro le 23 che prendeva da bambino – e la sua salute sembra migliorare sempre di più con il passare del tempo. In più occasioni sua madre era pronta a salutarlo per sempre. Nel 1998, il giudice che condannò il padre per avergli iniettato volontariamente il virus dell’HIV paragonò la sua azione a quella compiuta dal “peggior criminale di guerra”. Per questo lo condannò al carcere a vita, conscio anche lui che il piccolo sarebbe morto. Brryan, invece, contro ogni aspettativa è ancora vivo e la sua storia miracolosa oggi sta facendo il giro del mondo ridando speranza alle persone colpite dal medesimo virus.



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