REFERENDUM CATALOGNA/ Polemica a colpi di tweet tra Piqué e Sergio Ramos

- La Redazione

Referendum Catalogna: dovrebbe tenersi domani, 1 ottobre, la consultazione sull’indipendenza della regione. Rajoy ha dichiarato il voto illegale: in gioco c’è la Spagna. 

Referendum-Catalogna_web
Il fronte della Catalogna resta caldissimo

Sono ore concitate a Barcellona dove, nonostante la dura presa di posizione degli indipendentisti catalani e un’intera città, il governo centrale di Madrid non sembra arretrare e dichiara che domani non si terrà nessun referendum. Dopo che stamattina c’erano stati degli spari da un fucile ad aria compressa contro un seggio occupato dai manifestanti, il portavoce dell’esecutivo guidato da Mariano Rajoy, Inigo Mendez de Vigo, ha rassicurato ancora una volta che non ci sarà nessuna consultazione dal momento che è stato bloccato anche il sistemo del conteggio elettronico dei voti: la Guardia Civil ha infatti proceduto nella giornata di oggi a presidiare il Centro delle Telecomunicazioni della Catalogna e manterrà il blocco fino al prossimo giovedì. Intanto, nelle strade di Barcellona continuano le proteste, fomentate anche dall’annuncio di Jordi Turull, il ministro alla presidenza, secondo il quale “domani si voterà, dato che che l’azione degli uomini della Guardia Civil non fermerà la logistica”. Infine, è notizia dell’ultima ora la polemica a colpi di tweet tra Sergio Ramos e Gerard Piqué, compagni di nazionale ma avversari in quanto militanti rispettivamente per Real Madrid e Barcellona: “Esprimiamoci pacificamente, non diamogli scuse! #Voteremo” ha scritto sui social network il difensore catalano, al quale ha poi replicato il capitano dei Blancos che, in una serie di “cinguettii”, ha criticato Piqué e ha detto che “ognuno è libero di fare e dire ciò che pensa, ma come capitano della Nazionale devo preoccuparmi della frattura che si potrebbe creare tra di noi”. (agg di R. G. Flore)

LA LINEA DURA SCELTA DA MADRID

Sono ore febbrili in tutta la Spagna per il referendum d’indipendenza della Catalogna che, secondo i suoi organizzatori, dovrebbe tenersi domani, domenica 1 ottobre, dalle 9 alle 20. Il condizionale è d’obbligo, dal momento che il governo centrale spagnolo ha già dichiarato illegale la consultazione. Il premier in carica, Mariano Rajoy, è consapevole che se la posizione degli indipendentisti dovesse trionfare sarebbe l’intera Spagna a risentirne, al di là di un’unità che andrebbe definitivamente smarrita. Per questo, da Madrid, si sta cercando in ogni modo di contrastare il disegno di chi vuole affermare l’indipendenza catalana. Se contestare l’iter con cui il Parlamento ha approvato il referendum non è bastato, il governo centrale ha ordinato alla polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, di chiudere i seggi in vista delle operazioni di voto. Anche lo spazio aereo sulla capitale della regione autonoma a statuto speciale, Barcellona, è stato chiuso, mentre la battaglia per contrastare il referendum si è spostata pure sul web. Dietro un ordine della Corte Superiore di Giustizia della Catalogna, Google si è visto costretto ad eliminare l’applicazione On Votar 1-Oct, pensata per aiutare gli aventi diritto al voto (5,3 milioni) a trovare il proprio seggio. Una manovra che ha spinto Julian Assange, fondatore di Wikileaks, a parlare su Twitter della “prima guera mondiale su internet”.

SEGGI OCCUPATI DAI MANIFESTANTI

I manifestanti catalani, però, non vogliono saperne di sottostare al divieto imposto da Madrid: il referendum per la Catalogna indipente si farà, ripetono convinti. Ieri hanno dato dimostrazione di essere pronti a sacrificarsi in prima persona occupando i seggi e i centri civici che dovrebbero essere utilizzati per espletare le operazioni di voto nella giornata di domani. Lo hanno fatto, come riporta l’Ansa, in maniera festosa: una volta scavalcati i cancelli e provveduto a rifornirsi di viveri attraverso una catena umana, hanno dato vita a giochi, esibizioni, partite a scacchi, proiezioni di film e altre attività artistiche a voler sottolineare che la loro è una protesta di tipo pacifico, già ribattezzata la “rivolta del pigiama”. Un ruolo centrale sarà quello della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra: gli agenti hanno ricevuto l’ordine da Madrid di impedire l’accesso ai seggi e per questo hanno chiesto ai manifestanti di liberarli entro le 6 di domani mattina. Nel caso in cui questi non dovessero acconsentire, come agiranno? Il capo dei Mossos, Josep Trapero, ha fatto sapere che i suoi uomini non useranno violenza contro chi opporrà una resistenza passiva:”Non stiamo né negando né ignorando ciò che hanno detto i giudici, ma vogliamo che sia chiaro che la cosa più importante è mantenere la pace“, ha dichiarato. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori