La confessione è inviolabile/ I martiri della Chiesa che si sono rifiutati di tradire il segreto sacramentale

La confessione è inviolabile: ecco le storie dei Martiri della Chiesa che si sono rifiutati di tradire e oltraggiare il segreto sacramentale. Il rapporto tra male, peccato e perdono

04.09.2017 - Niccolò Magnani
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È capitato di recente che l’Australia in qualità di Paese libero e democratico abbia richiesto alla Chiesa di rendere non più un vincolo il segreto confessionale che lega il penitente e il sacerdote, uno dei legami più stretti e sacri presenti nella dottrina della fede cattolica. Il timore di alcuni cattolici e preti è proprio quello di vedersi “obbligati” a riferire eventuali confessioni scabrose o legate a delitti/crimini molto gravi, pena un’indagine e un’accusa di favoreggiamento per lo stesso sacerdote. Ciò che un tempo rimaneva un rispetto sacro verso l’istituzione della Chiesa e il segreto confessionale, oggi non è più così dappertutto e per questo motivo le stesse associazioni cattoliche sono sul chi va là e si chiedono fin dove si spingerà la richiesta di alcuni governi. Oggi però il Catholic World Report, nella sua versione spagnola (InfoCatolica) publica un’interessante raccolta di santi/beati martiri della Chiesa che nel corso della storia hanno testimoniato con la loro vita l’assoluto vincolo del peccato commesso, anche i più gravi: è una delle promesse più belle e difficili che fanno i preti quando vengono ordinati, per volere dello stesso Codice di Diritto Canonico: «il sigillo sacramentale è inviolabile; per cui è severamente vietato al confessore, di tradire il penitente con parole o in qualsiasi altro modo, e per nessuna ragione. I sacerdoti che violano il sigillo della confessione sono scomunicati automaticamente». La storia di questi 4 martiri che hanno dato la vita, non riguarda una “mera” questione di difesa del criminale, ma tutt’altro: rappresentano il dono più grande per chi crede che per tutti, anche i più ostinati criminali, vi possa essere una seconda possibilità e un perdono, pur nel rispetto della legge e nella redenzione durante il giusto castigo punitivo dello Stato.

MARTIRI E GIUSTIZIATI

Un martire come ad esempio lo è stato San Juan Nepomuceno, boemo vissuto nel 1300 e Vicario della Diocesi di Praga: era il confessore della regina, moglie di Re Venceslao, che però voleva scoprire tutti i peccati ed eventuali “scappatelle” della moglie. «Il rifiuto fece infuriare il re, che ha minacciato di uccidere il sacerdote, se non avesse ricevuto i segreti della moglie». Così non avvenendo, San Juan venne torturato e ucciso, gettando il suo corpo nella Moldava. Destro simile anche per San Mateo Correa Magallanes, martire in Messico durante la guerra “cristera” proprio per aver rifiutato di rivelare le confessioni dei prigionieri che si erano ribellati al governo messicano. L’uomo di fede, dopo essere stato arrestato a sua volta, si è rifiutato di rivelare i peccati e gli eventuali segreti dei prigionieri ribelli: risultato? Giustiziato su pubblica piazza e canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel 2000.

LE STORIE DI FELIPE PUIG E SAN FERNANDO REGUERA

Ma le storie dei martiri che qualcuno potrebbe considerare “stupidi, che perdono la vita solo per non aver rivelato qualche “piccolo” peccato”, non finiscono certo con Magallanes e Nepomuceno. La costanza e l’amore di questi santi per la persona umana, anche più disgraziata e oppressa dal potere, sono encomiabili e fanno riflettere sul significato profondo e misterioso del peccato e del perdono di Gesù. Felipe Ciscar Puig è stato invece un sacerdote di Valencia, anche lui martire del sigillo sacramentale, perché ha mantenuto le confessioni segrete durante la persecuzione religiosa della Guerra civile spagnola. «Fate quello che volete, ma io non rivelo nulla confessione, Preferirei morire», disse il martire beato e in processo di canonizzazione di fronte ai suoi oppressori carnefici nelle dure carceri spagnole. Da ultimo, InfoCatolica presenta anche la figura di San Fernando Olmedo Reguera, nato a Santiago de Compostela il 10 gennaio 1873 ed è stato ordinato sacerdote nel Cappuccini dell’Ordine dei Frati Minori il 31 luglio 1904. La Chiesa lo ricorda perché Padre Olmedo è stato ucciso nel 1936 dopo aver difeso alcuni fratelli cristiani messi sotto persecuzione anche qui per la Guerra Civile in Spagna prima della Seconda Guerra Mondiale. Torturato, oppresso e costretto a rivelare i segreti dei prigionieri, Olmedo si è sempre rifiutato e si è “conquistato” così la morte efferata di un ennesimo innocente. Santo, martire e fedele al sigillo: queste figure sono ricordate proprio per la loro fede ostinata e dedita al patto inviolabile, tra il peccatore e il sacerdote, ovvero tra ogni singolo uomo nel rivelare il proprio male e peccato al Dio misericordioso.

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