“OZIO E NOIA SCATENANO VIOLENZE”/ Sessuologa: “Italiani tendono alla depressione, stranieri all’aggressività”

Ozio e noia scatenano le violenze? La riflessione della sessuologa Alessandra Graziottin, secondo cui i giovani italiani tendono alla depressione, mentre quelli stranieri all’aggressività

04.09.2017 - Silvana Palazzo
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La vicenda dello stupro di Rimini ha riacceso il dibattito sui migranti. L’Italia è spaccata in due: da un lato la retorica buonista, dall’altro le distorsioni razziste. La situazione è incandescente anche a causa della mancanza di trasparenza da parte dello Stato sul tema: l’ha denunciata Alessandra Graziottin, medico e ginecologo che ai microfoni del Mattino secondo cui non si hanno informazioni chiare sul fenomeno dell’immigrazione e sulle tappe che gli immigrati percorrono nel nostro Paese. L’assegno di mantenimento tanto contestato non è la soluzione, ma la causa di un nuovo problema: «L’ozio e la noia possono essere fattori distruttivi. Per gli stranieri come per gli italiani», ha spiegato Graziottin. Senza valori e lavoro, dunque, l’integrazione è impossibile: in questo modo l’energia vitale dei migranti viene canalizzata. Per questo la sessuologa invita a riflettere anche sul nostro modello di accoglienza.

DISOCCUPAZIONE, LA DIFFERENZA TRA ITALIANI E STRANIERI

I giovani migranti posseggono “survival skill”, attitudini che li rendono più forti sin da giovani. Per il medico Alessandra Graziottin i giovani italiani rispondo alla disoccupazione con un’implosione di tipo depressivo e autodistruttivo, mentre i giovani stranieri, che hanno energie dieci volte superiori, rischiano di far esplodere un’aggressività ingovernabile. Per la sessuologa, che è intervenuta ai microfoni del Mattino, lo stupro di Rimini «ha accentuato i caratteri più tribali e arcaici dello stupro di branco». La situazione rischia, dunque, di diventare ingovernabile, se non si danno risposte concrete, anziché ideologiche. Bisogna ripartire dalla dignità del lavoro, dalla conoscenza della lingua e dallo sport, strumenti attraverso cui canalizzare le energie di individui che sono sopravvissuti a situazioni estreme. Serve dunque una progettualità costruttiva per avviarli ad un futuro di cui essere fieri, non a vicende come quella dello stupro di Rimini.



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