CHIESA APERTA AI MUSULMANI/ Preghiera del venerdì nella cripta cattolica: lo ‘‘scandalo’ dell’accoglienza

- Niccolò Magnani

Chiesa aperta ai musulmani: il caso a Parigi, dove la preghiera del venerdì è ospitata nella cripta cattolica. Scandalo, dialogo interreligioso o semplice accoglienza? 

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LaPresse

Parigi val bene… una preghiera? Modificando il celebre motto, si può intuire cosa può essere successo in Francia in questi giorni quando si è saputo che la comunità musulmana del 15esimo arrondissement è letteralmente ospitata e accolta per la preghiera islamica del venerdì nella cripta della Chiesa Cattolica di Saint Christophe de Javel. Scandalo o dialogo interreligioso; fastidio o accoglienza; appiattimento agli usi islamici o tentativo di integrazione. Si potrebbe andare avanti per giorni, e il risultato sarebbe sempre comunque “mancante”. Già, perché il caso nasce tutto da un semplice antefatto: i musulmani hanno subito un danno da annegamento durante le tempeste a Parigi nel mese di luglio, e la loro sala di preghiera di quel grande quartiere è stata chiusa per lavori. A quel punto, la Chiesa cattolica lì vicino ha deciso di aprire la cripta non utilizzata per accogliere i fratelli musulmani durante la loro preghiera. Non solo, il rabbino della vicina sinagoga si è offerto di aiutare gli islamici per i lavori alla stanza allagata assieme al sindaco del distretto. Cattolici, ebrei, musulmani e Stato francese insieme per un’emergenza, a volerlo immaginare in un romanzo quasi non si riuscirebbe. Da qui però si sconfina e si finisce a quelle contrapposizioni di qui sopra, divenute tema del giorno a Parigi, sempre più sensibile (e lo si può intuire dopo i tanti attentati subiti) all’integrazione e il rapporto particolare con la comunità islamica francese.

I DUBBI DEL PARROCO

Al netto di ogni polemica sterile, alcuni punti interessanti sono stati raccolti dal quotidiano francese La Croix, specie dopo le parole del parroco della stessa Chiesa cattolica che ha accettato di buon grado l’accoglienza della comunità islamica. «La cripta sotto la chiesa era disponibile, abbastanza grande e potrebbe ospitare (…) È stato fatto in silenzio e naturalmente», spiega padre Thierry Vernet, rispondendo alle prime polemiche sorte nell’opinione pubblica, specie ricordano le parole non certo di grande “carineria” riferite dal Rettore della Gran Moschea di Parigi che nel 2015 parlava diceva che le chiese cattoliche «non servono più per mancanze di fedeli e sacerdoti per l’esercizio della fede cattolica, diventino dunque luogo di preghiera per le comunità musulmane che sono senza luoghi di culto». Il rischio dell’invasione “religiosa” viene sentito eccome in Francia (e non solo): «Nel caso di questa chiesa parigina, ci troviamo in un contesto specifico, con un evento eccezionale di emergenza, e le comunità che hanno collegamenti e di amicizia duratura», spiega il direttore del servizio nazionale Relazione con i musulmani della Conferenza Episcopale Francese. Il prete, assieme al parroco di Saint Christophe, sottolineano tale esempio di assoluta eccezionalità, dimostrandosi l’esatto opposto di come vengono definiti dalle polemiche sorte in questi giorni (“cattolici dimessi e proni agli islamici”): «il tempo dell’Islam delle cantine, per cui le parrocchie e le diocesi cristiane hanno aiutato a combattere donando camere e terreni per le comunità islamiche, è ormai andato», spiega ancora Padre Vincent Feroldi (SNRM).

«Questo può essere solo eccezionale, perché ogni luogo di culto, se non altro per la sua architettura, corrisponde alle specifiche di culto per cui è stato costruito. Un’altra religione non può quindi essere soddisfatta in modo sostenibile», conclude il sacerdote, fissando i punti cardine. La sensibilità anche dei fedeli “normali” è importante e lo stesso parroco riconosce che purtroppo alcuni musulmani «considerano che dal momento in cui hanno cominciato a pregare in un luogo, diventa permanente musulmana. Questo potrebbe sollevare preoccupazioni …». Dire dunque che quanto fatto dalla Chiesa di San Cristoforo sia di per sé scandaloso secondo noi non dà merito all’intento umile e semplice della comunità cristiana: «E ‘la regola di ospitalità e solidarietà che si applica, e possiamo rallegrarci». E dire soprattutto che gli stessi preti parigini non abbiano in mente i possibili rischi, è altrettanto pretestuoso. Con la speranza che effettivamente l’apertura della Chiesa possa essere concepita, compresa e presa d’esempio anche dalla stessa comunità musulmana: comunque la si guardi, l’accoglienza crea sempre “scandalo”.

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