AMERICANE VIOLENTATE DAI CARABINIERI/ Firenze, militari sospesi dall’Arma: uno nega, “rapporto consenziente”

- Dario D'Angelo

Americane violentate dai carabinieri: le due studentesse hanno sporto denuncia. Tracce biologiche rinvenute nell’androne del palazzo confermerebbero l’avvenuto rapporto sessuale.

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Carabinieri (LaPresse)

Il comando provinciale dei carabinieri di Firenze ha “disposto un provvedimento di sospensione precauzionale dall’impiego” nei confronti dei due militari accusati di aver violentato le due studentesse americane dopo averle accompagnate a casa nei pressi di via Tornabuoni. Il provvedimento, si legge nella nota diramata dall’Arma, “è già stato notificato agli interessati”. Nel frattempo il legale di una delle due ragazze, Gabriele Zanobini, ha dichiarato che le due studentesse non hanno un’assicurazione specifica sulla violenza sessuale, allontanando così le voci che vorrebbero le giovani pronte ad inventare la storia dello stupro al fine di intascare un risarcimento:”Come da consuetudine, la loro università stipula un’assicurazione generale per gli studenti che vengono in Italia. E’ una polizza che comprende varie cose, dalla rapina all’incidente, dal furto ai problemi che potrebbero sorgere dal troppo bere e altro ancora”, ha chiarito l’avvocato. Intanto, come riferisce Il Messaggero, da quel che si apprende il carabiniere che ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una studentessa, ma “consenziente”, sarebbe un uomo di 45 anni sposato e con figli:” Me lo ha chiesto lei di salire a casa”, ha detto al pm. (agg. di Dario D’Angelo)

CARABINIERE SI DIFENDE, “RAPPORTO CONSENZIENTE”

Uno dei due carabinieri indagati a Firenze per la violenza sessuale nei confronti i due ragazze americane si sarebbe presentato spontaneamente in procura. Accompagnato dal suo legale, avrebbe negato lo stupro ma parlato invece di un rapporto sessuale consenziente con una delle due giovani statunitensi. Come riportato da SkyTg24, entrambe nel frattempo sono state trasferite in una residenza protetta. Sentite ancora dagli inquirenti, separatamente, avrebbero fornito una versione non contraddittoria, quindiconcorde con quella resa al momento della denuncia. Il dipartimento di Stato Usa ha commentato all’Ansa la vicenda: «Prendiamo queste accuse molto seriamente». Il console generale Usa ha incontrato stamattina quello di Firenze e poi si è presentato presso il comando provinciale dei carabinieri di Firenze, ma non ha rilasciato dichiarazioni. (agg. di Silvana Palazzo)

“NON ABBIAMO GRIDATO PERCHÉ ERANO ARMATI”

Quello delle due studentesse americane, che sostengono di essere state violentate a Firenze da due carabinieri, è un racconto dell’orrore. Lo riporta Il Corriere della Sera, pubblicando le parole della 19enne e della 21enne statunitense, che rispetto alla notte tra il 6 e il 7 settembre raccontano con dovizia di particolari il presunto stupro. Una delle due ammette di essersi fatta “una canna”, entrambe di aver alzato il gomito:”A un tratto vediamo lampeggiare qualcosa. È una «gazzella» dei carabinieri. Si avvicinano, sono due militari in divisa. Ci dicono che se vogliamo possono darci un passaggio. Loro accettano, perché in un incontro, organizzato dalla questura, alcuni poliziotti hanno spiegato loro come comportarsi:”Ci hanno detto di stare attente alle regole, di non bere e non passeggiare da sole di notte in luoghi isolati e soprattutto di non fare l’autostop agli sconosciuti. Ma quei carabinieri non sono sconosciuti, sono friends, amici”. Fin qui tutto bene, fin qui:”Arriviamo a casa, i carabinieri parcheggiano l’auto e si offrono di accompagnarci sino a casa”. La parola passa alla più giovane:”L’uomo in divisa entra con me e quando la porta si chiude mi violenta. Si avvicina, mi mette le mani addosso, è un rapporto completo, che subisco perché non ho la forza di reagire. Non riesco a gridare, non chiedo aiuto. Dura pochi minuti. Terribili”. La stessa sorte capita alla 21enne dopo essersi appoggiata, esausta, al piano di un muro:”Non ho gridato perché erano armati”, dirà. Quando entrano in casa sono sconvolte: ad accoglierle le loro coinquiline. Sono loro a dare l’allarme, alla polizia. (agg. di Dario D’Angelo)

CONFERME SULL’AVVENUTO RAPPORTO SESSUALE

Si stringe sempre di più il cerchio attorno ai due carabinieri accusati di aver violentato due studentesse americane a Firenze nella notte tra il 6 e il 7 settembre. I militari, secondo la versione delle ragazze, sarebbero stati chiamati dal titolare del locale di una discoteca per sedare alcuni disordini scoppiati all’interno del locale. Poi, si sarebbero offerti di riaccompagnare a casa le due studentesse con l’auto di servizio e qui, secondo le giovani americane, si sarebbe consumata la violenza. Un racconto che, secondo quanto riportato dall’Ansa, con il passare delle ore sembra essere sempre più avvalorato dai riscontri delle indagini. Nell’androne del palazzo in cui le due studentesse sono residenti in affitto, sono state infatti rinvenute tracce biologiche che sembrerebbero confermare l’avvenuto rapporto sessuale. Altre materiale biologico è stato ritrovato tra l’ingresso del palazzo e l’appartamento delle americane. Proprio una delle due presunte vittime aveva detto di essere stata violentata in quell’ambiente.

AUTO CARABINIERI FERMA PER 20 MINUTI

Ma non ci sono soltanto le tracce biologiche ad incastrare i carabinieri accusati di aver violentato le due studentesse americane a Firenze. Come riporta l’Ansa, infatti, due telecamere di videosorveglianza situate nei pressi dell’abitazione delle statunitensi, avrebbero immortalato l’arrivo dell’auto dei carabinieri e la successiva partenza dallo stabile. Tra un momento e l’altro sarebbero trascorsi 20 minuti: una sosta comunque non giustificata se è vero che i due militari avrebbero dovuto soltanto accompagnare a casa le due americane e poi tornare in servizio. Non è stato possibile attingere da altre telecamere poiché nella piazzetta antistante lo stabile abitato dalle due studentesse non ve ne sono di attive. La sensazione delle ultime ore, come confermato dalle indiscrezioni fatte filtrare dagli inquirenti, è che vi sia più di un elemento per credere che davvero le due studentesse americane abbiano subito la violenza che hanno denunciato. 

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