Catherine Deneuve/ Claudia Gerini difende l’attrice: “non voglio un mondo sessuofobo o pseudo-moralista”

Catherine Deneuve, nota attrice francese, si è schierata contro il #metoo, contro le molestie sulle donne, affermando di difendere il diritto degli uomini di importunare l’altro sesso

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Catherine Deneuve (Wikipedia)

Continua a far discutere la lettera aperta, pubblicata dal quotidiano Le Monde e firmata da Catherine Deneuve e altre 100 artiste e intellettuali francesi, in cui vengono criticati gli eccessi di “puritanesimo” dopo il caso Weinstein e difesa la “libertà di importunare”. Anche il presidente della Camera Laura Boldrini ha condannato la presa di pozione di  artiste e intellettuali francesi: “Sono esterrefatta, una cosa è essere corteggiata, altra essere importunata. La galanteria e le molestie sono due cose diverse, confonderle è gravissimo”, riporta Il Messaggero. Asia Argento, tra le prime ad aver accusato il produttore Harvey Weinstein, ha twittato parole di fuoco: “Deneuve e altre donne francesi raccontano come la loro misoginia interiorizzata le abbia lobotomizzate fino al punto di non ritorno”. Anche la scrittrice e femminista storica Dacia Maraini ha dichiarato di non essere d’accordo con l’attrice francese: “La protesta delle donne non riguarda il corteggiamento o la libertà sessuale, bensì il ricatto praticato da molti uomini di potere. Ma in Italia c’è anche chi condivide le parole della Deneuve. Si tratta di Claudia Gerini, che al Messaggero ha raccontato: “Giorni fa un amico, prima di abbracciarmi, mi ha chiesto di firmargli la liberatoria. Scherzava, ma si respira ormai un clima di diffidenza. Lo scandalo Weinstein ha avuto il merito di far scoppiare il bubbone degli abusi e dei ricatti sessuali, ma le giuste proteste femminili rischiano di trasformarsi in una caccia alle streghe che, paradossalmente, indebolisce proprio noi donne”. L’attrice rivela di aver subito anche lei delle molestie, come molte altre colleghe, ma di aver sempre reagito: “Proclamare la guerra al maschio significa considerarci incapaci di respingere un’avance sgradita. Invece, anche se la violenza va sempre condannata, abbiamo la forza di dire di no”. Infine Claudia Gerini ha detto di non volere un mondo “sessuofobo o pseudo-moralista”. (agg. Elisa Porcelluzzi)

CRITICHE SUI SOCIAL

Condivisioni e critiche si alternano dopo l’iniziativa su Le Monde di Catherine Deneuve e di altre novantanove donne sul tema molestie. Su Twitter sono decine le critiche e le accuse nei confronti della nota attrice:”Un applauso a #CatherineDeneuve che ci riconferma che ogni tre passi avanti ne facciamo cinque indietro”, “Leggo uomini che stanno difendendo Catherine Deneuve e mi scappa un sorriso. Patetici senza rendersene conto, ma questo già si sa. In quanto alla Denevue, i suoi desideri sono insindacabili, ma lo è anche il mio diritto di sputare in faccia: la molestia non è “una libertà””, “Io non ho parole davvero, le molestie NON sono libertà sessuale, porca miseria! fate schifo anche voi che la difendete! ignoranti del cavolo, andate a informarvi! qualsiasi cosa fatta contro la volontà di qualcuno non è libertà ma è un crimine ed è disgustoso”, “Catherine Deneuve mi fa solo schifo e ribrezzo per ciò che ha detto. “Lasciamo agli uomini la libertà di importunarci”, seriamente?! Ma sa cosa vuol dire essere vittima di violenza o molestia e rimanerne segnati per tutta la vita?”. (Agg. Massimo Balsamo)

L’APPOGGIO DELLA GEIMER

Continua a fare discutere l’iniziativa di Catherine Deneuve e di altre novantanove donne, schieratesi contro il movimento #metoo sulle molestie sessuali, rivendicano la libertà degli uomini di provarci con le donne. Migliaia le reazioni sui social network, tra contestatori e concordi, a partire da Asia Argento. Nelle ultime ore, su Twitter, è arrivato anche il commento di Samantha Greimer, in appoggio a Catherine Deneuve: “Sono d’accordo con la signora Deneuve. Le donne hanno bisogno di uguaglianza, rispetto e libertà sessuale, otteniamo ciò sostenendo noi stesse e noi stessi non chiedendo agli altri di proteggerci e definire cosa sia ‘permesso’ alle donne”. Samantha Geimer è la donna che il noto regista Roman Polanski ha ammesso di aver stuprato nel 1977 quando aveva 13 anni. Un endorsement che avrà fatto piacere al movimento nato su Le Monde, che continua a far parlare di sì e che ha segnato una sorta di svolta. (Agg. Massimo Balsamo)

LA REAZIONE DI ASIA ARGENTO

Le parole di Catherine Deneuve non sono passate inosservate. A scagliarsi contro l’attrice francese che ha difeso la libertà degli uomini di corteggiare, anche con un po’ di insistenza le donne, sono i movimenti femministi. In particolare, la militante francese Caroline De Haas, intervistata da France Info, ha detto: “Le firmatarie della tribuna su Le Monde sono per la maggior parte delle recidive in materia di difesa di pedocriminali o di apologia dello stupro” – ha spiegato la militante francese che ha poi aggiunto – “Appena si fa un passo avanti nell’eguaglianza, anche se di mezzo millimetro, delle anime pure ci mettono subito in guardia sul fatto che rischiamo di cadere nell’eccesso. Ma nell’eccesso ci siamo in pieno, in Francia ogni giorno centinaia di migliaia di donne sono vittime di molestie, decine di migliaia di violenze, centinaia di stupri. Ogni giorno. La caricatura è questa”. Anche Asia Argento ha commentato le parole di Deneuve su Twitter: “Catherine Deneuve e altre donne francesi raccontano al mondo come la loro misoginia interiorizzata le abbia lobotomizzate fino al punto di non ritorno”, ha fatto sapere l’attrice italiana (aggiornamento di Stella Dibenedetto).

LA LETTERA DELL’ATTRICE SCATENA LE POLEMICHE

Il caso Harvey Weinstein ha scosso il mondo del cinema e dello spettacolo in generale, con decine di denunce da parte delle donne di molestie e ricatti sessuali subiti sull’ambiente di lavoro. Si è creato un movimento femminile, che sui social network ha spopolato grazie all’hashtag #metoo, ma a sorpresa nelle ultime ore è nata una corrente di dissenso. Cento donne, tra cui la nota attrice Catherine Deneuve, hanno firmato su Le Monde un appello per rigettare “un tipo di femminismo che esprime odio nei confronti degli uomini”. Una sorta di messa in guardia rispetto al movimento di denuncia di molestie sessuali, che ha coinvolto e sconvolto la vita di decine di vip del mondo del cinema ma non solo, con il super produttore hollywoodiano Harvey Weinstein a fare da apripista. La Deneuve, vincitrice della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla 55ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per Place Vendôme, di un David di Donatello e di due Premi César, ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno generato aspre polemiche.

“SEDUZIONE NON E’ UN REATO”

La chiave di lettura delle cento donne che hanno firmato il manifesto su Le Monde è chiara: “Lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre una donna, anche in maniera insistente o maldestra, non è un reato, né la galanteria è una aggressione del maschio”. Ferma la condanna nei confronti della “caccia alle streghe” che ha fatto da seguito allo scandalo che ha trafitto Hollywood nel corso degli ultimi mesi che, oltre ad Harvey Weinstein, ha coinvolto un’altra star internazionale del calibro di Kevin Spacey. Essere femministe non significa odiare gli uomini e la sessualità, sostengono Catherine Deneuve e colleghe. Oltre l’attrice, inoltre ambasciatrice dell’Unesco, cofirmano il manifesto volti noti come la giornalista Elisabeth Levy, le scrittrici Catherine Millet e Catherine Robbe-Grillet, l’attrice Ingrid Caven (ex moglie del regista Rainer Werner Fassbinder), l’editrice Joelle Losfeld, sottolinea Repubblica.it.

“GIUSTIZIA SBRIGATIVA”

Una lunga lettera nella quale le cento donne riconoscono al movimento #metoo di aver favorito una presa di coscienza legittima riguardo le violenze sessuali subite dalle donne, ma affermano anche che ha “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell’esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose intime in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente”. Un monito dove è protagonista, all’esaltazione, “la libertà di sedurre e importunare”.

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