Curava tumore con bicarbonato/ Roma, l’ex medico Tullio Simoncini condannato a 5 anni e mezzo

- Silvana Palazzo

Roma, curava tumore con bicarbonato: l’ex medico Tullio Simoncini condannato a 5 anni e mezzo. Le ultime notizie sulla sentenza del Tribunale monocratico di Roma

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Curava il cancro con il bicarbonato, ma questa terapia è risultata fatale per Luca Olivotto, un ventisettenne catanese a cui era stato diagnosticato un tumore al cervello. L’inventore di questa “cura miracolosa” è stato condannato oggi dal Tribunale monocratico di Roma a cinque anni e mezzo di reclusione per omicidio colposo ed esercizio abusivo della professione. Si tratta di Tullio Simoncini, che era stato già radiato dall’ordine dei medici. Due anni di carcere, ma con pena sospesa, sono stati invece inflitti al radiologo Roberto Gandini che avrebbe aiutato il medico nella somministrazione per via arteriosa delle dosi massicce della sostanza che ha portato poi alla morte del giovane. La neoplasia al cervello era stata scoperta nel giugno 2012, ma Luca Olivotto è morto quattro mesi dopo per arresto cardiocircolatorio, a causa di una «gravissima alcalosi metabolica». Il decesso avvenne in un ospedale di Tirana dove Simoncini praticava la sua terapia anticancro.

CURAVA TUMORE CON BICARBONATO: EX MEDICO CONDANNATO

«La sentenza di oggi ha messo un punto sulla dolorosa vicenda della famiglia Olivotto, dando la speranza che simili pratiche, tanto prive di attendibilità scientifica quanto pericolose, possano cessare di esistere e di provocare altre vittime». Così gli avvocati Francesco Lauri e Giovanna Zavota, come riportato da La Repubblica, hanno commentato la decisione del Tribunale monocratico di Roma. I due penalisti, parte civile per conto della famiglia di Luca Olivotto nel processo ai danni dell’ex medico Tullio Simoncini e del suo collaboratore, hanno espresso soddisfazione per la sentenza, anche se resta il dolore per la perdita del ragazzo. «Nessuno potrà restituire Luca ai suoi cari, ma è grande la soddisfazione di veder condannati in maniera così dura personaggi che, con le loro condotte, infangano la professionalità di quanti ogni giorno dedicano con competenza e abnegazione la loro vita alla cura dei propri pazienti».



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