Un prete su dieci lascia la tonaca/ Crisi vocazioni: “colpa del celibato nella Chiesa”. Ma è davvero così?

Un prete su 10 lascia la tonaca: crisi vocazioni? “Colpa del celibato nella Chiesa, i sacerdoti vogliono sposarsi”, dice la vicario della Chiesa Anglicana in Italia. Ma è davvero così?

16.01.2018 - Niccolò Magnani
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“Satana esiste, ci ho parlato e l'ho combattuto” (Pixabay)

Crisi vocazioni nella Chiesa: “è colpa del celibato imposto ai preti. Se si potessero sposare, di certo non ci sarebbe questa fuga dalla propria tonaca..”. CI siamo permessi di “interpretare” una possibile traduzione di un articolo interessante apparso su Libero Quotidiano a firma Gianluca Veneziani. Nel pezzo viene trattato un tema molto delicato come la crisi della vocazioni all’interno della Chiesa Cattolica, riportando alcuni dati (da associazioni cattoliche, anche se non vengono esplicitate né riportate, ndr) che segnalano come in Italia ci sono ben 5mila preti che si sono dimessi a fronte di un totale di 50mila sacerdoti consacrati. Insomma, uno su 10 non arriva a compiere il proprio progetto di vocazione nella verginità, nella povertà e nella fedeltà alla Chiesa di Cristo. La tesi approfondita è la seguente: «è interessante che, mentre la maggior parte torna alla vita laicale, alcuni di essi restano preti, ma sotto una nuova veste, quella della Chiesa anglicana». Si parte da casi di cronaca odierna – ad esempio il segretario dell’abbazia di Montecassino, padre Antonio Potenza, che si è trasferito in Gran Bretagna e ha sposato una giovane donna a Westminster, dopo essersi dimesso dalla tonaca cattolica qualche mese prima; ma non solo. «I preti cattolici mi contattano nella speranza di poter diventare preti anglicani, anche se non esiste un passaggio diretto. Uno deve essere prima membro della chiesa anglicana, e poi in un secondo momento discernere la vocazione al sacerdozio anglicano»: sono le parole della vicario generale della Chiesa anglicana in Italia, Vickie Sims, raggiunta da Libero Quotidiano.

MA È DAVVERO COSÌ?

Insomma, sempre più preti lasciano per incomprensione con la propria vocazione e la propria esperienza personale – e su questo nulla da dire, sono scelte che ognuno fa in casa propria e che di fatto non per forza diminuisce la fede in Dio, solo viene presa un’altra strada riconoscendo l’insostenibilità di tale vocazione – ma in tanti lascerebbero perché attratti dalle possibili nozze rimanendo pastori anglicani, oppure comunque per entrare in una gerarchia molto meno rigida e con più “autonomia” nella propria comunità. Ma è davvero così? «Una combinazione di vita privata con questioni di dogma e di cultura ecclesiastica che spingono ad aderire alla comunità anglicana non solo parroci ma anche semplici fedeli. Motivati ad esempio dalla possibilità per un divorziato di risposarsi o di vedere celebrata una messa anche da parte di una donna», sintetizza ancora la Sims a Libero. Di certo la crisi delle vocazioni religiose è un argomento molto serio e che impegna la Chiesa da ben più di qualche anno: i magisteri degli ultimi Pontefici sono spesso stati rivolti nella loro cura e dedizione specifica a rinnovare il messaggio e l’insegnamento nei seminari, in un rapporto più stretto e sensibile alle esigenze dei giovani preti che si affacciano alla bella ma impegnativa vita nella Chiesa.

Lo stesso Papa Francesco, ricordando quanto andava dicendo il suo predecessore Benedetto XVI, ha più volte spiegato come il celibato “libero” non è la soluzione. «La vocazione dei preti rappresenta un problema enorme e la Chiesa dovrà risolverlo, ma il celibato libero non è una soluzione, né lo è aprire le porte dei seminari a persone che non hanno un’autentica vocazione. Non è permettendo ai futuri preti o a chi è già prete di sposarsi che si risolve il problema della crisi di vocazioni», sosteneva Bergoglio in una intervista a Die Ziet un anno fa. I problemi esistono e le rinunce alla tonaca ci sono: ma forse non è “imponendo il problema delle nozze per i preti” a livello mediatico la soluzione del complesso e profondo tema. «Il Signore ci ha detto: pregate. È questo che manca, la preghiera. E manca il lavoro con i giovani che cercano orientamento». «Per il momento – aveva affermato l’allora cardinale Bergoglio dialogando con il rabbino Skorka in un famoso incontro in Argentina – io sono a favore del mantenimento del celibato, con tutti i pro e i contro che comporta, perché sono dieci secoli di esperienze positive più che di errori… La tradizione ha un peso e una validità. I ministri cattolici scelsero gradualmente il celibato. Fino al 1100 c’era chi lo sceglieva e chi no… è una questione di disciplina e non di fede. Si può cambiare. Personalmente a me non è mai passata per la testa l’idea di sposarmi». Ecco, da Papa esattamente come Ratzinger anche Bergoglio lo ha ripetuto più volte: il celibato non è un dogma ma è un dono prezioso per vivere al meglio la missione di testimoni di Cristo nel mondo».

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