Mafia, confiscati beni all’imprenditore Andrea Moceri/ Trapani, “finanziava oleificio clan di Messina Denaro”

- Niccolò Magnani

Mafia, la Dia confisca beni per 25 milioni all’imprenditore Andrea Moceri: Trapani, sequestro del Tribunale “finanziava oleificio intestato a prestanome del clan di Matteo Messina Denaro”

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Una maxi confisca alla Mafia in Sicilia, precisamente nella provincia di Trapani dove aleggia ancora forte l’ombra de pluriricercato n.1 in Italia, Matteo Messina Denaro. Sono stati ben 25 i milioni di euro confiscati dalla Dia (Direzione Investigativa Antimafia) di Trapani contro l’imprenditore di Campobello di Mazara, il 57enne Andrea Moceri. All’intero suo patrimonio familiare e ai beni imprenditoriali è rivolto il decreto notificato dal Tribunale trapanese questa mattina: come spiega Il Giornale di Sicilia, «Il patrimonio, era già stato sequestrato nel novembre del 2015. Nei confronti di Moceri è stata imposta la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni». Secondo quanto invece scrive lo stesso Tribunale di Trapani, Moceri sarebbe «una persona socialmente pericolosa perché dedita in maniera abituale ad attività delittuose». Accuse gravissime cui Moceri dovrà ovviamente difendersi e contro cui la Dia dovrà dimostrare essere “vere”: stando alla linea investigativa addotta, l’imprenditore di Campobello da oltre trent’anni si occupa di autovetture usate e rivendute anche per importanti case automobilistiche internazionali. Ma secondo i giudici, Moceri avrebbe «avrebbe “disseminato il proprio agire imprenditoriale di condotte illecite volte a massimizzare spregiudicatamente i profitti delle sue attività, svelando anche una notevole abilità nella predisposizione dei mezzi per delinquere, che vanno dalla manomissione dei misuratori elettrici presso le sede aziendali, all’appropriazione indebita di merci e denaro liquido, all’assunzione in nero di lavoratori e alle minacce verso i propri dipendenti, costretti a volte ad accettare condizioni economiche deteriori rispetto a quelle risultanti dalle buste paghe».

“FINANZIAVA OLEIFICIO DI MESSINA DENARO”

Ma non solo: secondo i magistrati che indagano sulle presunte attività illecite del Moceri, ci sarebbero anche alcuni finanziamenti non propriamente legali frutto di soldi guadagnati «sottraendosi all’imposizione fiscale”. Nel decreto di confisca pubblicato in ampi stralci dal Giornale di Sicilia, si legge anche «parallela illecita attività creditizia, costatagli anche alcuni processi il delitto di usura». Insomma, l’imprenditore viene definito come una sorta di “banca privata”: tra le principali attività finanziate da Moceri, secondo l’accusa, vi sarebbero 35 unità immobiliari, locali commerciali, appartamenti per civile abitazione, rimesse, 35 appezzamenti di terreno, 5 compendi aziendali, quote di partecipazioni in varie società di capitali, numerosi conti bancari e polizze assicurative. Ma soprattutto, elemento più rilevante, vi sarebbe anche il finanziamento all’oleificio “Fontane d’oro s.a.s.”, già in amministrazione giudiziaria da tempo e con sede proprio a Campobello di Mazara. La ditta è intestata ad un prestanome, Francesco Luppino, attualmente detenuto in carcere per l’accusa di essere tra gli uomini più fedeli del boss latitante Matteo Messina Denaro.



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