IL CASO/ Alcune domande su certe operazioni immobiliari dell’Inps

A Bologna decine di inquilini sono in causa per riscattare i loro appartamenti passati dagli enti ex-previdenziali all’Inps. Ma qualcosa non torna. MAX FERRARIO

02.01.2018 - Max Ferrario
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Tito Boeri (Lapresse)

A Bologna decine e decine di inquilini degli immobili siti in Via Livraghi, P.za Roosevelt, Via IV Novembre, Via dei Mille sono in causa presso la Corte d’Appello del capoluogo emiliano per riscattare i loro appartamenti passati dagli enti ex-previdenziali all’Inps. Li occupano da decine di anni e sono stati messi in vendita dai governi di centro-destra e di centro-sinistra.

Ma i prezzi di acquisto, le differenze tra quelli normali e quelli di pregio (sono considerati tali quelli situati in zone centrali, anche se degradati), le più diverse interpretazioni non sulla data, ma sulla stessa messa in vendita da una quindicina di anni si trascinano da un tribunale all’altro. In mezza Italia, e non solo in Emilia.  

Il groviglio si è ora complicato ulteriormente. Un avvocato di Roma ha acquistato un alloggio (ad uso ufficio) sito in Via Livraghi, a due passi dalla piazza principale di Bologna,  per circa 350mila euro, cioè al prezzo di  1.608 euro al metro quadro. L’immobile era stato ceduto dall’Inps alla società Idea-Infimit (partecipata dall’istituto previdenziale pubblico al 29 per cento), che l’ha immessa nel libero mercato tramite un’agenzia di Milano.  

Di qui lo sconcerto e l’indignazione dei vecchi inquilini. Infatti, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha confermato ai direttori provinciali e regionali dell’istituto di previdenza che all’inizio del 2018 può riprendere la vendita del patrimonio immobiliare pubblico. A non subire deroghe sarà il prezzo, che è stato fissato ai valori del 2001, in 2.640 euro/mq. Risulta, quindi, maggiore del 33 per cento rispetto a quello acquistato dal legale romano. 

Com’è possibile che gli immobili di proprietà dello Stato siano acquistabili con valori così differenziati?

Ciò che si chiede è l’adeguamento delle vendite dell’intero patrimonio immobiliare pubblico (e quindi delle quote di esso affittate ai vecchi inquilini) ai prezzi di mercato e alla normativa stabilita in occasione della proposta di privatizzazione dei beni ex previdenziali.

Oggi il prezzo degli alloggi è in fase di ripresa, ma il loro valore è ancora sensibilmente inferiore a quelli del 2001. Che senso ha favorire un privato al quale si sono applicati i prezzi di mercato e discriminare centinaia e centinaia di  vecchi inquilini? Abitano nello stesso immobile e sullo stesso piano, ma l’Inps pretende di applicare loro prezzi più onerosi, e quindi discriminatori, di oltre il 30 per cento.

Al ministro del Lavoro Poletti e al presidente dell’Inps gli inquilini chiedono di tenere conto di questa situazione. In secondo luogo, è diffuso il timore che la nuova società Idea-Infimit (alla quale l’Inps partecipa al 29 per cento) voglia evitare procedure legali e di trasparenza come l’asta pubblica per la collocazione sul mercato degli immobili invenduti.

Per l’assegnazione di un altro appartamento bolognese in piazza Roosevelt 3, non c’è stata. Si tratta di una deroga eccezionale? Come viene motivata? O siamo in presenza della  violazione plateale di una norma fondamentale nella compravendita dei beni a evidenza pubblica?

Attraverso di essa potrebbe passare la vecchia politica di ministri del lavoro e di  presidenti dell’Inps. Lorsignori, reverenti verso gli esponenti della partitocrazia che li avevano nominati, amavano favorirli col solito giro, quello assai consolidato e inestricabile degli amici degli amici.

Davvero Il ministro del lavoro Poletti e il presidente dell’Inps Boeri invece di fare cassa liquidando con rigore (i valori di mercato) un asset immobiliare da sempre pessimamente governato, intendono prima delle elezioni ripetere il rito perfido di sbeffeggiare e danneggiare i loro più affezionati e longevi inquilini? 

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