SAN GREGORIO NAZIANZENO/ Santo del giorno, il 2 gennaio si ricorda uno dei Dottori della Chiesa

Oggi, 2 gennaio, il Martirologio Cristiano ricorda due santi che nella vita furono amici e legati da un profondo vincolo: San Basilio Magno e San Gregorio detto il Nazianzeno

02.01.2018 - Matteo Fantozzi
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Santo del giorno: San Lanfranco Beccari

SAN GREGORIO NAZIANZENO, LA VITA

Oggi, 2 gennaio, il Martirologio Cristiano ricorda due santi che nella vita furono amici: San Basilio Magno e San Gregorio detto il Nazianzeno dalla sua località di origine (Nazianzo). Entrambi sono annoverati tra i Padri e i Dottori della Chiesa e vissero nei primissimi anni della neonata Comunità di Cristo. Tante le somiglianze tra i due, ma anche tante le differenze: San Basilio era un uomo propenso all’azione e anche alla lotta, se necessario; San Gregorio fu invece sempre un mistico, un contemplativo. San Gregorio nacque nel 330 a Nazianzo, un piccolo paese della Cappadocia, da genitori molto devoti. In realtà la più fervente era sua madre Nonna, che ebbe Gregorio in tarda età e per questo, come ringraziamento, lo consacrò fin dalla culla a Dio. Il padre si chiamava anch’egli Gregorio e si convertì grazie a sua moglie, diventando vescovo. Da giovane San Gregorio poté seguire gli studi migliori: si formò dapprima in Cappadocia, a Cesarea, dove conobbe San Basilio e pose le basi di una lunga e solida amicizia. Poi fu ad Alessandria, vero centro culturale dell’epoca, e infine ad Atene, culla della cultura. San Gregorio amava una vita di studi e meditazione, per questo si ritirò dapprima in un monastero e poi tornò a casa, dove sperava di poter condurre la sua opera di contemplazione lontano dal mondo. Ma Dio aveva deciso diversamente. Suo padre Gregorio gli impose di ordinarsi sacerdote e quindi Sa Gregorio si vide costretto ad affiancarlo e ad aiutarlo nella sua opera pastorale, impegno che dimostrò di saper svolgere molto meglio che l’anziano genitore. Erano gli anni in cui proliferavano le eresie, e la più temibile era quella ariana.

Nel 372 San Basilio, che nel frattempo era diventato vescovo di Cesarea, per arginare il numero crescente di eretici chiese al suo vecchio amico di ricoprire il ruolo di vescovo di Sasima. Ancora una volta San Gregorio dovette accettare a malincuore, per quanto, di fatto, non prese mai possesso del suo episcopato. Quando nel 379 divenne imperatore Teodosio la situazione cambiò notevolmente per i cristiani, rispetto a quello che era stato con il suo predecessore Valente. San Gregorio fu chiamato a Costantinopoli, dove pronunciò i suoi più celebri discorsi che gli valsero l’appellativo di “Teologo”. In seguito fu chiamato anche a diventare vescovo di Costantinopoli e prese parte all’importante Concilio di Nicea, dove diede un fondamentale contributo. Ma in molti non vedevano di buon occhio la sua nomina vescovile; ci furono chiacchiere e malignità e san Gregorio, da sempre poco propenso a queste cose, decise che era giunto definitivamente il momento di dedicarsi alla vita ascetica. Tornò a Nazianzo dove riprese a leggere, a studiare e a meditare, penetrando sempre più a fondo nella natura divina del Cristo.

SAN GREGORIO NAZIANZENO, DOTTORE DELLA CHIESA

San Gregorio era sempre stato molto debole e cagionevole di salute: morì nel 390. Le sue reliquie vennero conservate a Costantinopoli, nella basilica di Tutti i Santi. Nel 1568 papa Pio V lo nominò Dottore della Chiesa. Le sue reliquie giunsero a Roma in circostanze mai del tutto chiare, ma parte di esse furono poi restituite al vescovo di Costantinopoli da papa Giovanni Paolo II nel 2004. Di San Gregorio Nazianzeno ci restano molti scritti che testimoniano la sua profonda cultura ma soprattutto la sua costante speculazione su Dio e sulla grazia discesa da Cristo. 

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