Antonio Polverino/ Video, arrestato boss camorra: latitante dal 2011, deve scontare 24 anni di carcere

- Silvana Palazzo

Antonio Polverino: video, arrestato boss camorra. Latitante dal 2011, il capo clan deve scontare 24 anni di carcere. Le ultime notizie sulla cattura in un casolare di Cassino

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Antonio Polverino, arrestato capo clan

Lo cercavano in tutta Italia, ma si era nascosto in un casolare alla periferia di Cassino. La latitanza di Antonio Polverino, alias “Zi’ Totonno”, è finita oggi, perché è stato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo di Napoli. Ultimo grande latitante del clan Polverino, è considerato il numero due del clan egemone a Marano e Quarto e in altri comuni dell’area settentrionale di Napoli. Il 73enne, zio del super boss Giuseppe, alias “o Barone”, è padre di Salvatore, attualmente in carcere nell’ambito dell’affare Pip di Marano. Antonio Polverino era latitante dal 2011, quando il tribunale di Napoli ne ordinò l’arresto per associazione mafiosa. Poco prima delle 12 è finito in manette: i carabinieri lo hanno bloccato in cucina. L’uomo era solo e non ha tentato la fuga, ma ha solo mostrato i documenti ai militari dell’Arma. Seppur alla macchia da anni e lontano da Marano, la roccaforte del clan, era interpellato dagli affiliati alla cosca per le decisioni importanti.

ANTONIO POLVERINO ARRESTATO: FINITA LA LATITANZA DEL BOSS

Antonio Polverino, patriarca dell’omonimo clan camorristico, è stato sorpreso dai carabinieri in un casolare nelle campagne di Cassino. Non ha proferito parola né ha provato a fuggire. Su di lui pende una condanna a 24 anni di carcere per i reati di associazione di stampo mafioso, droga ed estorsione. La cattura di “Zi’ Totonno” è importante anche perché potrebbe essere a conoscenza di molti segreti e retroscena del “sistema” e di alleanze strette tra le famiglie camorristiche, e tra queste e altri soggetti nel corso degli anni. Per gli inquirenti le decisioni principali del sodalizio criminale di appartenenza venivano ancora prese dal fondatore, quindi solo con il suo benestare, nonostante la lontananza da Marano, roccaforte del clan che ha fondato e a cui per questo ha dato il suo nome.



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