OSTIA, ARRESTI AL CLAN SPADA/ Mafia, Roberto e Carmine: “clima di omertà” dopo i due tentati omicidi

- Emanuela Longo

Ostia, arresti clan Spada: 32 persone in manette, accusati di associazione mafiosa e omicidio. Ecco come Carmine “Romoletto” puntava al centro di Roma.

carabinieri_robertospada_arresto_lapresse_2017
Arresti al clan Spada (LaPresse)

Il fatto che la mafia si fosse presa un pezzo di Roma è stato ampiamente dimostrato dai recenti arresti che sono stati resi possibili grazie alle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. La Dda di Roma ha così raggiunto ed arrestato 31 persone (uno straniero risulta ancora latitante) tra cui un ex della Banda della Magliana, Roberto pergola e Roberto Spada, di recente salito agli onori della cronaca per aver dato una testata al giornalista di Nemo, Daniele Piervincenzi. Dopo due anni di intense indagini, tra intercettazioni e prove raccolte, è stato possibile mettere in luce anche a Ostia uno scenario da mafia siciliana. Alla base del potere del clan Spada ci sarebbe proprio il silenzio. Nel 2016, come ricorda Il Giornale, Carmine “Romoletto” uscì miracolosamente vivo da due attentati ai suoi danni, uno in un distributore di benzina e l’altro sotto la sua abitazione. Lo stesso accadde anche al fratello Roberto. Quei due tentativi di omicidio però non furono mai denunciati dai diretti interessati e proprio questo, spiega la Dda, dimostrerebbe la “mafiosità del clan e il clima di omertà vigente a Ostia”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

CLAN SPADA, 32 ARRESTI A OSTIA

Dopo il blitz compiuto ieri mattina e che ha portato a 32 arresti a Ostia, il clan Spada è stato letteralmente decimato. Il gip Simonetta D’Alessandro che ha firmato l’ordinanza ha evidenziato in modo chiaro ed inequivocabile il modus operandi degli Spada, emerso nell’operazione “Eclissi”: “Una seriale reiterazione di estorsioni, usure e lesioni riconducibili al gruppo, come anche la gestione per interposizione fittizia delle sale gioco e dei videogiochi illeciti”, si legge. Non a caso lo stesso giudice ha definito il clan “un pericolo eccezionale”. A far emergere uno spaccato inquietante del modus operandi mafioso del gruppo, come riporta Corriere.it, è stato in particolare il romeno Paul Dociu, al momento l’unico pentito interno alla stessa associazione mafiosa e che ha deciso di collaborare con la giustizia. E’ lui a raccontare al pm nei dettagli un attentato commesso dallo stesso ad una agenzia immobiliare. Non solo però minacce, violenze, usura ed estorsioni nel modo di agire degli Spada, ma anche omicidi, come quello recentemente sventato dagli arresti dell’operazione Critical nel maggio 2017 e che era stato anche in questo caso avallato da Roberto e Carmine Spada, detto Romoletto a scapito di un avversario.

BLITZ AGLI SPADA: COME IL CLAN VOLEVA “PRENDERSI ROMA”

Il clan Spada voleva allargare il proprio potere criminale anche sulla città di Roma attraverso i videopoker. Per questa ragione il boss Carmine si era affidato a Franco Colò, affiliato alla Banda della Magliana. Era lui a finanziare gli “zingari” come venivano definiti gli Spada al fine di avviare sale da gioco a Ostia ma era sempre lui a fare da intermediario con altri pregiudicati all’interno del Grande Raccordo Anulare e addirittura nelle altre province del Lazio. A documentare gli affari che Romoletto stava tentando di portare a termine, come riporta Il Fatto Quotidiano, è sempre l’ordinanza firmata dal gip D’Alessandro dalla quale emerge come Carmine Spada e Alessandro Rossi, sua spalla, nel dicembre 2016 tentarono di contattare Domenico Pezone, proprietario dei Magazzini Mas all’Esquilino. L’affare fu poi destinato a rallentare per via delle condizioni di salute di Colò. Secondo gli inquirenti, dunque, l’intento del clan era quello di “prendersi Roma” pur mantenendo il monopolio delle videolottery a Ostia. Al momento degli arresti di ieri, pare che gli “zingari” gestissero ben 18 esercizi commerciali tra bar, tabaccherie e caffè, nei quali sono presenti un centinaio di apparecchi che lo stesso clan si stava adoperando ad aprire dopo l’arresto del prestanome Mauro Carfagna. Le macchinette erano tutte installate da un’altra società sempre gestita dagli Spada e finanziata proprio da Colò.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori