Terza Guerra Mondiale/ Usa vs Putin: Trump ha cercato di fermare l’inchiesta Russiagate

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, Corea del Nord vs Trump: l’orologo che segna l’Apocalisse è quasi vicino allo scoccare. Lo scontro nucleare atomico è davvero così vicino?

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Corea del Nord, Trump-Kim il prossimo 12 giugno (LaPresse)

È ancora di Russiagate si occupano oggi i maggiori media americani: il dilemma Usa-Russia e la possibilità di un reale scoppio della terza guerra mondiale fanno muovere ancora gli scacchieri internazionali, con però un dato fisso. Donald Trump tenta in tutti i modi di fermare le possibili inchieste a suo carico per i rapporti molto profondi con il nemico-rivale del Cremlino. Secondo il New York Times infatti il presidente Usa avrebbe lo scorso giugno tentato di bloccare, licenziando il procuratore speciale Robert Mueller che è a capo dell’inchiesta, l’intero processo del Russiagate. Trump non ebbe però successo e fu costretto alla marcia indietro perché il legale della Casa Bianca minacciò di dimettersi piuttosto che dare seguito alla direttiva del Presidente. La rivelazione giunge intanto a poche ore da dichiarazioni di Donald Trump a giornalisti in cui si e’ detto pronto ad essere interrogato, sotto giuramento, da parte del procuratore speciale Robert Mueller: insomma, ancora una volta i media si muovono e cercano di screditare le mosse politiche interne ed estere del presidente, sempre di più visto come minaccia globale alla pace internazionale e agli ordini interni dei liberal Usa. Silenzio dal Cremlino e silenzio per ora anche da Trump: la guerra nucleare, per ora, può aspettare… 

L’OROLOGIO CHE SEGNA LA (QUASI) GUERRA NUCLEARE

L’orologio della fine del mondo si è mosso, di nuovo, dopo il 2017: il rischio di una terza guerra mondiale con scontro nucleare ha portato il Doomsday Clock, letteralmente “l’orologio del giorno del giudizio universale” (ecco qui cos’è e come funziona), a spostarlo 30 secondi in avanti, raggiungendo ormai la mezzanotte “meno 2 minuti”. Creato nel 1947, l’orologio rappresenta simbolicamente il pericolo che il mondo rischia di “avvicinarsi all’Apocalisse” ovvero alla fine dello stesso. Indica poi anche quanto imminente possa essere un determinato cataclisma planetario: più si è vicini alla mezzanotte, più il rischio è altissimo. Inutile dire che il momento più alto si è avuto, finora, nel pieno della Guerra Fredda con Russia e Usa pronte a scatenare lanci di bombe all’idrogeno e invece il momento più “basso” fu durante il 1991 con la fine della Guerra Fredda. Oggi però gli analisti di Bulletin of the Atomic Scientists, la rivista ideatrice dell’iniziativa, hanno spostato di nuovo avanti le lancette: motivo? Proprio il rischio di uno scontro atomico tra Corea del Nord e Stati Uniti d’America. «Quest’anno la questione nucleare è di nuovo al centro delle preoccupazioni. I test nucleari della Corea del Nord, nonché il maggiore impegno di Cina, Pakistan e India per i loro arsenali nucleari, nonché “l’imprevedibilità” di Trump che emerge dai suoi post su Twitter e dalle sue dichiarazioni», ha detto Rachel Bronson, presidente del Bulletin of Atomic Scientists che gestisce l’orologio. Il mondo è dunque davvero vicino alla catastrofe, o il catastrofismo dei catastrofisti talvolta raggiunge livelli più alti della stessa realtà?

TRUMP SBARCA A DAVOS

Nell’attesa di capire come gestire i vari focolai internazionali dal punto di vista politico-diplomatico, il presidente degli Usa ieri è sbarcato a Davos per il World Economico Forum in Svizzera per trattare invece i principali nodi economici con i vertici mondiali del settore. Ieri è stata però anche la giornata dell’ennesimo scontro diplomatico sull’asse Usa-Palestina-Israele: «i palestinesi devono tornare al tavolo dei negoziati con Israele se vogliono ricevere aiuti Usa». A queste parole di Trump, la risposta di Abu Mazen non si è fatta certo attendere: «Se la questione di Gerusalemme è fuori dal tavolo, gli Usa resteranno fuori da quel tavolo. Le parole di Trump sono inaccettabili e siamo pronti a impegnarci in negoziati di pace con un processo basato su uno stato palestinese con Gerusalemme est come Capitale». Il premier israeliano ha invece lodato a Davos il suo principale alleato americano, rispondendo a sua volta alla diatriba che continua ormai da mesi: «la decisione di Trump su Gerusalemme porterà avanti la pace, che è scolpita nel cuore degli israeliani per le generazioni future. La decisione riconosce la storia, la realtà e la pace può essere costruita solo sulla base della verità», ha concluso Bibi Netanyahu. Ci sarebbe da sorridere a vedere questo continuo gioco “a 3” sullo scacchiere delicatissimo del Medio Oriente; ecco, se non fosse che di mezzo ci sono vite umane e possibili guerre mondiali in “potenza”.

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