Monica Ravizza/ L’estetista incinta uccisa dal fidanzato:la storia del rapporto con Armando (Il terzo indizio)

- Silvana Palazzo

Monica Ravizza, a Il terzo indizio il caso dell’estetista 24enne incinta che venne accoltellata dal fidanzato al culmine di un litigio. La ricostruzione del programma di Barbara De Rossi

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Silvia Caramazza, il caso di stasera (Il Terzo Indizio)
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Nel servizio in onda in prima serata su Rete 4 a “Il Terzo Indizio”, viene ripercorso nei particolari il rapporto tra Monica Ravizza ed Armando Mancuso. Dopo una grande passione iniziale, il contrasto del carattere fra i due ha iniziato ad emergere in maniera sempre più evidente. Nonostante il carattere molto chiuso di Armando e quello più solare di Monica, i due dopo pochi mesi di convivenza a casa di lei decidono di sposarsi. Col tempo però aumentano i dubbi e la possessività di Armando. La situazione precipita quando Monica scopre di essere incinta, un bambino non voluto con Armando. E’ la goccia che fa traboccare il vaso, Monica non accetta la gravidanza e decide di interromperla. Armando accetta la decisione ma impazzisce quando capisce che Monica vuole lasciarlo. E’ in quel momento che l’uomo ha perso la testa uccidendo Monica, colpendola e poi tentando di incendiare la sua casa. (agg. di Fabio Belli)

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L’ASSASSINO E’ GIA’ A PIEDE LIBERO

Nella puntata di oggi de Il Terzo Indizio, il programma di cronaca nera condotto su Rete 4 da Barbara De Rossi e curato da Siria Magri, verrà ricostruito il caso di Monica Ravizza, la giovane uccisa dal proprio convivente quando era incinta di poche settimane. Abbiamo raccontato come la mamma della vittima avesse cercato un confronto con la famiglia del killer Armando Mancuso, senza trovarvi però la comprensione che sperava. A lasciare a bocca aperta, però, è soprattutto il fatto che l’uomo sia già a piede libero nonostante abbia commesso un delitto così efferato. Qualche mese fa ad esprimere il proprio sconcerto ai microfoni di Estate in Diretta, fu l’avvocato della famiglia di Monica, Carolina Lussana, che disse: “Qui c’è uno squilibrio evidente. Per la famiglia è un ergastolo e dall’altra parte abbiamo una condanna lieve perché 16 anni per chi ha ucciso una ragazza incinta con tale crudeltà sono effettivamente una pena ridicola”. (agg. di Dario D’Angelo)

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IL CASO MONICA RAVIZZA

La storia di Monica Ravizza, la 24enne uccisa a coltellate dal convivente nel 2003, verrà ricostruita stasera a “Il terzo indizio”, il programma condotto da Barbara De Rossi. Armando Mancuso, dopo aver ucciso la compagna incinta, avrebbe provato a dare fuoco all’abitazione, poi avrebbe tentato il suicidio, finendo per ferirsi ad un polmone. I vigili del fuoco, chiamati dai vicini per un incendio nel monolocale dei due, trovarono il corpo senza vita della giovane. Sembra che la donna non volesse sposare il convivente: questo il movente del delitto, per il quale Armando Mancuso è stato condannato a 18 anni in primo grado, ridotti poi a 16 in appello. L’uomo confessò in ospedale: «Monica aspettava un bimbo da un paio di settimane. Io l’ altra sera le ho chiesto di sposarmi. Mi ha detto che voleva prendere tempo, che non si sentiva pronta… Ho perso la testa e l’ho colpita». Il programma d’informazione curato da Siria Magri nella terza puntata di oggi si sposterà a Milano per raccontare, sempre con lo strumento della docufiction, l’omicidio di Monica Ravizza. Un delitto per il quale la madre della vittima continua a chiedere giustizia: l’uomo, a piede libero undici anni dopo aver commesso l’efferato omicidio, ha cominciato a lavorare per un’azienda comunale. «Monica non c’è più e lui è già uscito. Bisogna eliminare il rito abbreviato per il femminicidio», dichiarava Maria Teresa D’Abdon, madre della vittima, ai microfoni di “Estate in Diretta” due anni fa.

MONICA RAVIZZA, UNO DEI CASI PIÙ NOTI DI FEMMINICIDIO

Aveva deciso di abortire e non voleva più sposare il compagno Armando Mancuso. Per questo lui decise di accoltellarla e poi bruciarla, inscenando un tentativo di suicidio. L’omicidio di Monica Ravizza, l’estetista di 29 anni uccisa al culmine di una violenta lite, è uno dei casi più noti di femminicidio. L’assassino è già a piede libero: ha scontato solo una piccola parte della sua pena, grazie alla buona condotta. Dopo essere uscito dal carcere ha continuato a lavorare nella cooperativa per la quale prestava servizio già durante la sua permanenza in carcere. La famiglia della vittima invece ha dovuto affrontare notevoli difficoltà economiche. «È stata una presa in giro. È giusto mandare fuori queste persone pericolose?», dichiarò la mamma di Monica Ravizza a “Estate in Diretta”. In quell’occasione rivelò di aver provato a parlare più volte con l’assassino della figlia, arrivando anche a rivolgersi ai servizi sociali del carcere. Il tentativo di confronto con la madre di Armando Mancuso invece è stato una delusione: «Volevo condividere quel dolore diverso dal mio, ma la signora mi ha detto: “Il coltello era lì ma tutti abbiamo i coltelli in casa, non penso che tutti agiscano così”». Peraltro la famiglia della vittima non ha mai ricevuto alcun risarcimento per l’omicidio della figlia: «Noi siamo letteralmente abbandonati dallo Stato. Non abbiamo avuto assistenza morale… niente. Non c’è certezza della pena». La donna chiese l’eliminazione del rito abbreviato e certezza della pena: due richieste così attuali se guardiamo agli ultimi casi di cronaca.

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