Rossana D’Aniello/ Daniela Cecchin: ho agito per rancore e su ordine del diavolo (Il terzo indizio)

- Silvana Palazzo

Rossana D’Aniello, a Il terzo indizio il caso della donna uccisa da Daniela Cecchin. “L’ho sgozzata io perché ero invidiosa”, confessò l’assassina condannata a 30 anni in primo grado

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Rossana D'Aniello, il caso a Il terzo indizio

Nel servizio andato in onda su “Il Terzo Indizio” in prima serata su Rete 4, si è setacciata la personalità dell’assassina di Rossana D’Aniello, ovvero Daniela Cecchin. Viene spiegato come la Cecchin abbia pianificato l’omicidio con una lucidità che nulla a che vedere con la follia che si era scatenata nella sua mente. Tanto da affermare di aver ricevuto ordine dal diavolo di uccidere Rossana, quando è apparsa evidente la sua responsabilità nell’omicidio. Nella sua confessione la Cecchin ha affermato poi di aver agito in risposta alle ingiustizie e alle violenze che aveva subito nella sua vita, decidendo di fare del male a Rossana per un sentimento da lei definito “di rancore”. Ma Rossana non aveva mai fatto nulla alla Cecchin: l’assassina ha focalizzato su di lei la “ferocia accumulata in trent’anni di felicità” e l’invidia per aver sposato il dottor Botteri. Il procuratore Pietro Suchan racconta come Daniela Cecchin è stata da subito convinta di voler rivendicare l’omicidio, ed ha sottolineato: “Avrebbe potuto uccidere ancora se non fosse stata fermata.” (agg. di Fabio Belli)

LA DOPPIA PERSONALITA’ DI DANIELA CECCHIN

Nella puntata di oggi de Il Terzo Indizio, il programma di Rete 4 condotto da Barbara De Rossi, si ricostruirà la vicenda di Rossana D’Aniello, la donna uccisa a coltellate da Daniela Cecchin, ex compagna di scuola del marito della vittima, che ne invidiava la “troppa felicità”. Un profilo, quello della Cecchin, veramente inquietante. Panorama la descrisse come una donna dalla doppia personalità. Da una parte il lato religioso della donna, descritta quasi come una suora laica, dall’altro la ricerca del miglioramento estetico, al punto da recarsi all’ospedale Cto di Firenze per un doppio intervento di chirurgia estetica al seno: scrive Panorama “per tenerlo su e per tirare fuori il capezzolo”. E c’è una traccia di questo bipolarismo addirittura nel giudizio del diploma:”Tranquilla, comportamento diligente, più portata alle materie tecnico-scientifiche. Un po’ introversa e silenziosa, molto attenta alla religione”. L’anno dopo l’implosione: qualcosa si rompe definitivamente. La Cecchin chissà perché si chiude in casa, trascorre al buio le sue giornate. Inizia lì la discesa agli Inferi. (agg. di Dario D’Angelo)

IL CASO ROSSANA D’ANIELLO

Verte su Rossana D’Aniello la prima storia di “Il terzo indizio”, il programma condotto da Barbara De Rossi. La terza puntata di oggi, martedì 30 gennaio, in prima serata su Rete 4 ricostruirà l’omicidio della funzionaria di banca di Firenze. Attraverso il linguaggio della docufiction e con interviste esclusive a parenti e amici, si tornerà indietro fino al 2002. Rossana D’Aniello venne ritrovata senza vita, uccisa da colpi di coltello inferti alla gola. Il delitto appare inizialmente inspiegabile agli inquirenti: la vittima, sposata e con due figlie adolescenti, conduceva una vita apparentemente serena. Le sue giornate però erano in realtà turbate da molte telefonate mute, ricevute anche nel cuore della notte, sul cellulare e sul telefono di casa. Le indagini permettono di scoprire che a chiamare è una donna, Daniela Cecchin. Quest’ultima confessa quasi subito dopo il fermo: racconta di aver ucciso Rossana D’Aniello «per invidia», perché si era invaghita del marito, ex compagno di università che neppure si ricordava di averla conosciuta. L’assassina è stata condannata in primo grado a 30 anni di carcere, ridotto dieci anni fa a venti, perché le è stato riconosciuto un «disturbo della personalità paranoide» al momento di uccidere.

ROSSANA D’ANIELLO UCCISA PER INVIDIA

Conservava ancora l’arma del delitto quando è stata fermata dagli agenti della squadra mobile. Daniela Cecchin nascondeva nella borsetta il grosso coltello, lungo una trentina di centimetri, con il quale aveva sgozzato Rossana D’Aniello dopo una colluttazione nella quale anche lei rimase ferita alle mani. «Sono stata io, l’ho fatto per invidia: era bella e felice, lei e il marito, troppo felice. Una donna da ammirare, per questo l’ho uccisa», così confessò subito l’orrendo omicidio della funzionaria di banca. «Sono stata io, la seguivo e la ossessionavo con le mie telefonate mute. La chiamavo di notte», aggiunse prima di chiudersi nel silenzio. Tornò a parlare nell’interrogatorio dal sostituto procuratore Suchan, il quale rivelò che la donna aveva anche pensato di suicidarsi. «Un caso senza precedenti per il contesto in cui è maturato l’omicidio, per le modalità di esecuzione, considerata l’efferatezza e la ferocia, e per il fatto che a commetterlo è stata una donna», il commento all’epoca del capo della Mobile di Firenze, Gianfranco Bemabei. A rivelare agli inquirenti che l’assassino in realtà era donna l’esame del sangue lasciato nell’appartamento della vittima, ma a tradire la killer sono state le telefonate. Pianificò con cura l’assassino di Rossana D’Aniello: si presentò alla porta della vittima fingendo di voler consegnare un pacco avvolto in una carta su cui spiccava il logo dell’Associazione titolari di farmacie che lei stessa aveva riprodotto al computer. Tradita da quel logo che le lasciò pensare a qualcosa per il marito farmacista, Rossana D’Aniello aprì la porta alla Cecchin che subito l’aggredì. Poi tornò alla sua vita, mirando altre due persone, anche queste «colpevoli» di essere felici. Per fortuna la polizia la fermò prima che portasse a termine il suo diabolico piano.

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