Trump, “Stato dell’Unione”/ Discorso-fiume, unità del Governo e mano tesa ai Democratici

- Raffaele Graziano Flore

In quello che è stato il suo secondo discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente degli USA Donald Trump ha usato toni concilianti, rivendicando però i successi della sua amministrazione

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Terza Guerra Mondiale, Donald Trump (LaPresse)
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IL SECONDO DISCORSO SULLO “STATO DELL’UNIONE”

Un monologo-fiume come raramente gli era capitato, ma anche l’uso di toni stranamente concilianti per un Presidente come lui che, nel suo primo anno di amministrazione, è stato sempre divisivo e “tranchant” (specialmente nelle esternazioni sui social media): e, inoltre, il piccolo record di aver mandato letteralmente in tilt la piattaforma di Twitter a furia di hashtag dedicati e di ricerche su Google (se ne contano a milioni). Il secondo discorso sullo “Stato dell’Unione” che Donald Trump ha tenuto di fronte al Congresso degli Stati Uniti, ma il primo di effettiva rilevanza dopo quello dell’anno scorso post-insediamento, ha spiazzato un po’ tutti dato che il magnate di New York, di fronte ai due rami delle camere a stelle e strisce, ha usato la carota più che il bastone, parlando di “sogno americano” per il quale non c’è un momento migliore per viverlo, parlando di “nuovo momento” da sfruttare e tendendo simbolicamente una mano all’opposizione democratica dato che, al netto della sua ostinazione, sa benissimo che per alcune delle riforme in programma non potrà contare solamente sui voti del suo partito.

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TONI CONCILIANTI E MANO TESA AI DEMOCRATICI

Ad ogni modo, nonostante il tono che da molti commentatori è stato definito “normale” se non proprio normalizzatore, Donald Trump ha fatto passare comunque alcuni messaggi molti chiari nel suo lungo discorso (circa 80 minuti), vantando alcuni degli evidenti successi che il primo anno da inquilino della Casa Bianca ha portato al Paese, soprattutto in campo economico e nel settore chiave del mondo del lavoro: toni a volte trionfalistici e spazio anche ad alcuni slogan e i suoi “cavalli di battaglia”, ma anche l’utilizzo del ‘noi’ quando ha chiesto a tutti di mettere da parte le reciproche differenze e di “trovare un terreno comune e un’unità”. Parole di circostanza e di opportunità politica, come peraltro da più parti gli si chiedeva per non esacerbare uno scontro coi democratici che potrebbe anche avere pericolose ripercussioni sul suo programma di riforme? È probabile, ma il tempo dirà quanto saranno ampie le aperture del Presidente: di fatto, Trump ha comunque subito i fischi dell’opposizione quando ha ribadito la volontà di dare un giro di vite sull’immigrazione, pur senza ricorrere ai toni enfatici e alle continue divagazioni che contraddistinguono, di solito, i suoi interventi pubblici. Quasi un’ora e mezza di ininterrotta lettura: il segnale che da ora in avanti si appresta a seguire un copione (ovviamente il suo) ma senza più colpi di scena? In attesa di nuovi, eventuali cambi di direzione, il nuovo Trump mostra il volto rassicurante e tende la mano, pronto casomai a tirarla indietro.

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