CURA DELLE NEUROPATIE/ In Italia troppi pochi centri specializzati: come mai?

- Fabio Belli

Cura delle neuropatie, in Italia troppi pochi centri specializzati. All’ADN Kronos l’allarme del prof. Liguori, dell’unità operativa complessa di clinica neurologica di Bologna

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(LaPresse)

Come riportato dall’ADN Kronos, nell’ambiente medico italiano serpeggia preoccupazione riguardo la cura e la ricerca sulle neuropatie, malattie che riguardano gli impulsi del sistema nervoso che possono causare fastidi molto importanti e invalidanti ai pazienti che ne soffrono, da punture a sensazioni di lacerazioni vere e proprie fino a passare a intorpidimento, bruciore o sensazione di subire delle vere e proprie scosse elettriche. Come raccontato da Rocco Liguori, direttore dell’Unità operativa complessa di Clinica neurologica dell’Università di Bologna, un lavoro fondamentale per comprendere se ci si trova di fronte a una forma neuropatica va svolto al momento della diagnosi da parte dei medici. Troppo spesso infatti ci si ritrova a curare in maniera sbagliata, ma il problema in Italia è la mancanza di centri specializzati per la cura delle neuropatie: i pazienti non vengono sottoposti ad esami specifici, con tutto quello che ne consegue.

“LA TERAPIA FARMACOLOGICA VA SUPPORTATA”

Nell’intervista all’ADN Kronos, il prof. Liguori spiega: “Oltre al nostro centro, in Italia ce ne sono pochi altri in grado di offrire un iter diagnostico completo – osserva Liguori – E’ da considerare che, di per sé, gli esami neurofisiologici istopatologici non trovano un’applicazione comune e, per poter essere effettuati, richiedono attrezzature adeguate e personale medico laboratoristico esperto. Pertanto la diagnosi di questo disturbo può non essere formulata o, nella migliore delle ipotesi, essere formulata in ritardo.” Per la cura di questi disturbi infatti la specificità degli esami è fondamentale: “Abbiamo bisogno di eseguire delle indagini che sono abbastanza inusuali, non presenti quindi in tutti i laboratori – prosegue Liguori – Una di queste riguarda uno studio neurofisiologico eseguito attraverso i potenziali evocati laser.” E la terapia? “Quella farmacologica è essenziale per contrastare il dolore e dare sollievo,” spiega Liguori, “ma sarebbe necessario somministrare anche sostanze neurotrofiche.”

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