OMICIDIO DESIRÉE MARIOTTINI, FERMATO IL QUARTO UOMO/ Preso un gambiano: branco al completo

- Emanuela Longo

Morte Desirée Mariottini: 3 fermati. Ultime notizie, un’amica ha visto tutto: il suo silenzio in cambio della droga. Emerge una raccapricciante storia di violenza e degrado

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Desirée Mariottini (LaPresse)

E’ stato preso pochi minuti fa il quarto uomo ritenuto responsabile dello stupro e della morte di Desirée Mariottini. Come riferisce l’edizione online de Il Messaggero, si tratta di un cittadino del Gambia di nome Youssef, che si unisce così agli altri tre immigrati fermati nella giornata di ieri. Sembrerebbe essere quindi al completo il branco che ha somministrato alla 16enne romana un mix letale di droghe, per poi abusarne sessualmente, lasciandola quindi morire di overdose. Il gambiano era stato individuato a Foggia, quindi catturato oggi: per lui le accuse sono quelle di omicidio volontario e violenza sessuale di gruppo. Gli altri tre fermati sono Gara Mamadou, nato in Senegal nel 1991 (il più giovane del branco), Minteh Brian, nato in Senegal il 19 agosto 1975 e infine Kima Alinno, 46enne della Nigeria. I tre fermati verranno interrogati domattina dal gip che deciderà se convalidare o meno il fermo. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

COME PAMELA MASTROPIETRO

La morte atroce di Desirée Mariottini, nelle ultime ore è stata sempre di più paragonata a quella altrettanto drammatica della 18enne romana Pamela Mastropietro. Non è un caso se oggi, a commentare la vicenda, è stata proprio la madre della ragazza uccisa e fatta a pezzi a Macerata. Ad intervistare Alessandra Verni, è stato il quotidiano Il Messaggero, lo stesso che a distanza di poche ore dal fermo di tre immigrati per l’omicidio della 16enne di Cisterna di Latina ha fatto un parallelismo con la storia di Pamela. “Senta, qui si parla ancora di razzismo. Io e Pamela non eravamo per niente razziste. I razzisti sono loro, gli extracomunitari, che non si integrano. Noi li accogliamo, sono loro che non ci accolgono. In una intercettazione come dicevano? ‘Abbiamo una bianca da stuprare’”, ha commentato la signora Verni. Poi ha chiesto tramite il Messaggero di poter parlare con la madre di Desirée “perché so molto bene come si sta sentendo in questo momento e perché so che posso aiutarla”. Sul caso di Pamela, ha aggiunto, “Ho chiesto più volte che si indagasse più a fondo. Sopravvivo per avere giustizia per mia figlia”. Oggi, intanto, è in programma a San Lorenzo una fiaccolata per Desirée, in merito alla quale anche la mamma di Pamela ha dato appuntamento. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“HO PROVATO A PORTARLA VIA MA..”

Desirée Mariottini poteva essere salvata? Sì secondo l’amica Antonella, tatuatrice 24enne che ha provato a sottrarre la 16enne di Cisterna di Latina dal suo tragico destino di morte:”L’ho conosciuta a San Lorenzo, all’inizio della scorsa settimana, entrava e usciva dal palazzo in via dei Lucani in cerca di eroina. Ho provato a portarla via, tanto che le ho offerto di venire a stare da me a Finocchio, ma lei non ha voluto”. Come riporta Leggo, all’uscita dalla Questura, la ragazza ha confermato la presenza di un’altra amica, che avrebbe “venduto” Desirée per una dose:”So che una donna ha visto tutto ma non ha parlato e ha barattato il suo silenzio per qualche dose di droga. Gliel’ho detto agli agenti: quella ragazza avrà pure chiamato per dare l’allarme, ma ho saputo che si è venduta per un po’ di droga dicendo che avrebbe tenuto la bocca chiusa, non so poi cosa ha detto”. Antonella in ogni caso oggi convive col rimpianto:”La mattina dopo (l’omicidio, ndr) mi ha chiamato una persona, che era lì quella notte, e mi ha detto che Desirée era morta. Mi sono sentita in colpa perché la potevo portare via, ma non ha voluto”. (agg. di Dario D’Angelo)

DESIREE, IL PADRE: “FATEMI USCIRE DI PRIGIONE, DEVE AVERE GIUSTIZIA”

Finora era stata solo la madre a parlare di tutto lo strazio e la rabbia per una fine così ingiusta per la sua Desirée: ora però, dal “carcere” in cui è rinchiuso (è agli arresti domiciliari), parla per la prima volta il papà della 16enne morta a San Lorenzo. Gianluca Zuncheddu, 36 anni, passato turbolento fino appunto all’arresto, dice la sua sulla terribile vicenda di Roma. «Fatemi uscire, mia figlia deve avere giustizia», fa sapere al Messaggero tramite il portavoce-avvocato Oreste Palmieri. Zancheddu è molto conosciuto a Cisterna di Latina in quanto è stato uno dei capi dello spaccio, arrestato nel 2012 e con provvedimento di divieto d’avvicinamento a figlia e moglie. In realtà, per quanto riportano i quotidiani locali, il padre ha sempre cercato di proteggere Desirée pur dai domiciliari dove si trova: la polizia ha ricevuto numerose segnalazioni anche nel recente passato, sulla ragazza, «nessuno deve venderle dosi». Tramite l’avvocato, fa ancora sapere la sua versione Zancheddu «Desirée aveva capito che le stavano facendo terra bruciata attorno e da Cisterna fuggiva per procurarsi le dosi. Me l’hanno ammazzata. Era bella, ingenua, aveva solo 16 anni, l’hanno attirata lì con l’inganno». (agg. di Niccolò Magnani) 

“UCCISA PER DIVERTIMENTO”

Secondo i procuratori che indagano sui 3 immigrati fermati e su possibili altri complici dell’omicidio di Desirée non vi sono altre spiegazioni: «L’hanno stuprata e uccisa per divertimento». Lo spiegano bene il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza, sottolineando come «con crudeltà» dopo averla imbottita di droghe e tranquillanti, oltre al metadone, hanno atteso che si stordisse per bene prima di abusarla ripetutamente e forse alla fine anche uccisa senza pietà. Un “gioco” perverso, sadico, letale e spaventoso: un’agonia che pare sia durata in tutto 12 ore, spiegano i medici che hanno eseguito i primi rilievi autoptici sulla giovanissima ragazzina di Cisterna Latina: elemento ancora più agghiacciante quella possibile amica che sarebbe rimasta immobile e in silenzio pur di approfittare di una dose di droga “meritata” con il suo silenzio. Tutti elementi che ovviamente dovranno essere messi a verbale e controllati a fondo, ma danno il senso di un degrado non solo “sociale” ma anche culturale e profondamente umano. (agg. di Niccolò Magnani)

DESIRÉE VENDUTA PER UNA DOSE DI DROGA

Sono decisamente raccapriccianti i dettagli che stanno emergendo in queste ultime ore in seguito alla morte della 16enne Desirée Mariottini. La ragazza sarebbe morta dopo 12 ore di agonia, dopo essere stata drogata con un mix letale di metadone, eroina e crack, e violentata a ripetizione. Le forze dell’ordine hanno fermato tre persone, tutti immigrati originari dell’Africa, ma potrebbero essere molti di più i coinvolti direttamente o meno. Si cerca un quarto africano, e coloro che hanno assistito alla scena senza fare nulla potrebbero essere a loro volta incolpati. Il Messaggero riporta inoltre l’indiscrezione secondo cui vi sarebbe un’amica di Desirée che avrebbe visto tutto senza dire nulla, il cui silenzio sarebbe stato comprato in cambio di qualche dose. Vi sarebbe anche una supertestimone, una ragazza di 24 anni già ascoltata più volte dagli inquirenti. Sembrerebbe che la vittima conoscesse molto bene i suoi aguzzini e il luogo dove è morta, e pare che non era la prima volta che acquistasse droga da quegli spacciatori, forse offrendo in cambio il proprio corpo. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

IL COMMENTO DI DEL BELLO

La morte della giovane 16enne Desirée Mariottini non ha lasciato affatto indifferente Francesca Del Bello, presidente del II Municipio di Roma, la quale ha commentato a Effetto Giorno, su Radio 24, un retroscena legato alla situazione drammatica già segnalata in passato e ripetutamente dai cittadini di San Lorenzo, dove la ragazzina è stata trovata senza vita. “La tragedia più grande e anche il senso di sofferenza deriva dal fatto che noi da marzo di quest’anno avevamo segnalato questa situazione, avevamo lanciato il nostro grido d’allarme che purtroppo è rimasto inascoltato”, ha dichiarato Del Bello. La stessa ha proseguito sostenendo che già lo scorso maggio aveva scritto al prefetto Basilone per chiedere un tavolo tecnico nel tentativo di individuare gli strumenti più idonei. “Il Municipio ha fatto un’opera di bonifica con i propri soldi all’interno delle proprietà d’accordo con i proprietari i quali hanno murato gli anfratti che erano stati aperti nelle mura di queste baracche, però abbiamo capito che non era sufficiente”, ha spiegato. Da qui la necessità di rivolgersi alla prefettura, la sola a poter eventualmente procedere ad un abbattimento, resosi sempre più necessario. Già da fine marzo 2018, a detta della Del Bello, dunque, si era a conoscenza del problema ampiamente segnalato dai cittadini. “Questo è il rammarico e il dolore più grande, perché sono una donna che ha un bambino di otto anni. Perché noi questa cosa l’avevamo detta ed è una tragedia che si poteva evitare”, ha chiosato ai microfoni di Radio 24. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

12 ORE DI DROGA E VIOLENZE, POI LA MORTE

Un inferno lungo 12 ore: è questo l’arco di tempo definito dagli inquirenti che indagano sulla morte barbara di Desirée Mariottini, 16enne drogata, stuprata ed infine uccisa dal branco. Procura e investigatori lavorano senza sosta per tentare di ricostruire quanto realmente accaduto e, come spiega Corriere.it, decisive potrebbero essere due testimonianze che andrebbero a delineare ruoli e contesto nell’ambito di quello che viene definito un omicidio volontario pluriaggravato. Al momento sono tre i fermi eseguiti, in attesa di una ulteriore svolta in merito ad un quarto uomo, anche lui straniero e per i quali Salvini ha auspicato la castrazione chimica. Secondo il pm Stefano Pizza, Desirée sarebbe caduta in una trappola mortale: la 16enne sarebbe stata indotta ad assumere un mix di sostanze letali che i pusher sapevano essere potenzialmente letali, tra cui metadone ed eroina. La contestazione dell’omicidio volontario sarebbe legata al rischio che i presunti assassini avrebbero accettato di correre, con le aggravanti di aver agito su una minorenne, incosciente e per motivi abietti, oltre che con crudeltà. Solo dopo averla tramortita avrebbero abusato di lei ed infine l’avrebbero uccisa senza pietà. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

TESTIMONI, “INCONTRI SESSUALI PER DROGA”

Emerge un contesto sempre più degradante rispetto alla morte di Desirèe Mariottini, la 16enne stuprata e uccisa nel quartiere San Lorenzo di Roma. Stando a quanto riportato da Latina 24 Ore, gli inquirenti che indagano sul suo decesso avrebbero accertato che la ragazza nelle ultime due settimane si sarebbe resa protagonista di incontri sessuali al fine di ottenere la droga. A svelare questo retroscena sarebbero stati alcuni testimoni, secondo i quali gli appuntamenti in questioni sarebbero avvenuti nello stesso stabile in cui Desirèe Mariottini è stata trovata morta. Intanto, come riporta l’Ansa, nel quartiere San Lorenzo si susseguono le ronde da questa mattina. Valerio, uno dei cittadini che partecipa a queste ronde, ha spiegato:”Stamani ci hanno chiamato da un pub dove uno straniero infastidiva le ragazze che stavano andando a scuola. Abbiamo chiamato la polizia ed è stato bloccato. Siamo una decina di persone. I ‘giustizieri’. Ma non abbiamo mai contatti, ci limitiamo a chiamare la polizia. Ci occupiamo di difendere gli abitanti del quartiere e lo facciamo da 5/6 anni”. (agg. di Dario D’Angelo)

MORTE DESIRÉE MARIOTTINI: CACCIA AL QUARTO UOMO

L’attesa svolta nel caso della morte della giovanissima Desirée Mariottini, appena 16enne, è svolta questa mattina, dopo il fermo di un terzo uomo. Sono quattro, in tutto, i soggetti sospettati dell’omicidio e della violenza sessuale a scapito della ragazzina e, come riporta La Stampa, da due di loro sono iniziate a trapelare le prime drammatiche verità. Da ieri e per tutta la giornata odierna, i senegalesi irregolari Mamadou Gara, di 27 anni, e Brian Minteh, di 43 sono sotto torchio presso gli uffici della Squadra mobile della questura di Roma. Chima Alinno, 46 anni, nigeriano e con permesso di soggiorno scaduto lo scorso marzo, è il terzo uomo intercettato e fermato questa mattina mentre all’appello ne mancherebbe ancora uno, anche se secondo gli inquirenti avrebbe ormai le ore contate. I tre avrebbero tutti precedenti per spaccio di droga. A carico dei tre, i medesimi capi di imputazione, ovvero omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione di stupefacenti. Secondo quanto emerso dall’autopsia choc, Desirée sarebbe stata drogata e stuprata quando era in uno stato di incoscienza. Poi sarebbe stata uccisa per soffocamento. Il decesso, infatti, come emerso dagli accertamenti eseguiti dal dottor Dino Masrio Tancredi, non sarebbe legato ad una overdose ma a una causa asfittica. Ulteriori accertamenti riveleranno anche il mix di droga che le fu somministrato prima della violenza anche se secondo la testimonianza di una ragazza, la 16enne pare facesse uso di crack ed eroina.

MORTE DESIRÉE MARIOTTINI: TESTIMONIANZA CHOC

A proposito di testimonianza, ne è emersa una particolarmente importante raccolta dall’agenzia di stampa Ansa. Un uomo avrebbe raccontato una versione sconcertante aggiungendo ulteriori dettagli che lascerebbero senza parole: “Quella notte ero nel palazzo. Ho visto Desirée stare male. Era per terra e aveva attorno 7-8 persone. Le davano dell’acqua per farla riprendere”, ha riferito. Il testimone sarebbe già stato ascoltato in questura e racconta anche che la medesima notte qualcuno avrebbe allertato i soccorsi. Secondo quanto finora ricostruito, la 16enne avrebbe assunto droga sin dal pomeriggio del 18 ottobre scorso per poi perdere conoscenza ed infine morire la notte del 19 ottobre. In quel lasso di tempo si sarebbero consumati gli indicibili abusi da parte del branco, mentre Desirée era in uno stato di totale incoscienza. La mamma della ragazzina uccisa, Barbara Mariottini, ha rotto il silenzio e con immenso dolore si è limitata a commentare la recente svolta: “Ora voglio giustizia per Desirée, voglio che questa tragedia non accada ad altre”. Ed in merito al fermo dei tre uomini è intervenuto anche il ministro Matteo Salvini definendoli “bestie” e dicendosi “felice”, in attesa che anche la quarta possa preso essere presa a breve.

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