(Macaluso) GOOGLE/ Tra i giganti dell’high-tech e le autorità di vigilanza è una lotta impari

- Fabio Macaluso

La multa comminata al noto motore di ricerca è irrisoria. Ma controllare i giganti del web oggi è impossibile. Per FABIO MACALUSO occorre una normativa privacy globale

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Google

La Federal trade commission (l’equivalente americano della nostra Autorità antitrust) ha “concordato” una multa da 22,5 milioni nei confronti di Google per la violazione delle norme che tutelano la privacy degli utilizzatori di internet. Nonostante la misura della sanzione sia la più elevata comminata dalla Ftc a un’industria dell’high-tech, essa equivale ad una esigua frazione del fatturato di Google, “elefante” appena punzecchiato.

Google inseriva cookies nel motore di ricerca Safari di Apple, attraverso un proprio accorgimento dedicato. Riusciva così a profilare i clienti del motore di ricerca concorrente (il più utilizzato sui telefoni mobili, tenuto conto della diffusione degli i-Phone), indirizzando loro pubblicità non richiesta. Google ha dovuto forzare il programma alla base di Safari, perché questo motore automaticamente esclude tutti i cookies di soggetti terzi.

La difesa di Google è stata francamente “superficiale”, per non dire arrogante: essa ha affermato di non conoscere la tipica funzionalità di Safari e di aver agito inconsapevolmente. Tale ricostruzione è inattendibile, anche perché sottende la ineseguibile pretesa di Google a che Apple (ed altri concorrenti) debbano preventivamente comunicarle le specifiche dei propri prodotti ed i loro aggiornamenti. Tanto che il commissario della Ftc J. Thomas Rosch (responsabile per la tutela dei consumatori) ha affermato al New York Times che “come regolatore è difficile determinare quale risposta sia peggiore tra non lo sapevo o l’ho fatto volutamente”.

In materia di privacy Google vanta forse la maglia nera tra le industrie high-tech: in recente passato aveva illecitamente inserito sistemi di monitoraggio degli utilizzatori di Google Buzz, pratica cessata con un precedente impegno verso la Ftc nel settembre del 2011. Poi era stata punita dalla Federal communication commission (l’equivalente della nostra Autorità per le comunicazioni) con un’ammenda da 25 mila dollari per aver ostacolato l’indagine relativa all’assunzione dei dati raccolti attraverso la mappatura fotografica delle città. Difatti, col programma “Street View”, Google usurpava dati personali degli utilizzatori di reti wi-fi locali per indirizzare pubblicità profilata.

Tenuto conto che Google è senz’altro dotato di un ufficio legale interno attrezzatissimo, in grado di segnalare ai vertici quali siano le soglie oltre le quali le attività dell’azienda divengano illecite, è ragionevole ritenere che Google (in assenza di novità legislative) violi e violerà in futuro consapevolmente la privacy degli utenti di internet. Fatto gravissimo, spiegabile come segue:

1) la normativa americana in materia di privacy è più blanda di quella imposta dall’Unione Europea (ciò anche ponendo difficili temi in ordine alla scelta delle norme applicabili: l’utente europeo viene tutelato anche se la condotta illecita è materialmente consumata negli Stati Uniti?);

2) la misura delle sanzioni è troppo ridotta. Punire Google con una multa da 25 milioni di dollari, dopo che la stessa abbia violato precedenti impegni assunti volontariamente e reiterato proprie condotte illecite, è insignificante, anzi sembra “esortarla” a continuare nei suoi comportamenti scorretti;

3) controllare i giganti dell’high-tech (non solo Google) è tecnicamente eccessivamente difficile e dispendioso, come rivelato nella ricerca di Pro Publica pubblicata nel giugno scorso su Wired(http://www.wired.com/threatlevel/2012/06/ftc-fail/all/), che in maniera eloquente reca il titolo: “Your Ftc privacy watchdogs: low-tech, defensive, toothless”.

Il tema in questione andrebbe in ogni caso disciplinato con misure internazionali comuni, non potendo rinunciarsi ad assicurare con piena efficacia il rispetto dell’art. 12 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che dispone che nessun individuo può essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa e nella sua corrispondenza, avendo diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

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