LA SENZATETTO CHE VUOLE ANDARE IN CARCERE/ Chiede al giudice di essere arrestata: vuole mangiare e lavarsi

- Paolo Vites

Una donna che viveva di elemosina per la strada ha morso la mano a un carabiniere e una volta davanti al giudice ha chiesto di essere messa in carcere così da poter finalmente mangiare 

clochard-senzatetto
Un senzatetto

Non farcela più neanche a chiedere l’elemosina. Tutti i giorni a quell’incrocio, a Pioltello, pochi chilometri di distanza dal lusso e dalle ricchezze di Milano 2, il super quartiere per ricchi costruito da Silvio Berlusconi negli anni 80, dove vivono vip del cinema della televisione del calcio. Per lei, 41 anni, neanche un tetto e qualche spicciolo ricevuto lungo la strada statale, in mezzo allo smog dei tir, alle macchine rombanti. La solitudine. La stanchezza. Il corpo e la mente che crollano in briciole. E’ la storia di ogni senza tetto e senza lavoro. Lei quando si avvicinano due poliziotti che la invitano ad andare altrove perché quell’incrocio è pericolo per starci in piedi tra le macchine a chiedere l’elemosina, viene presa da uno scatto di rabbia e come un cane morde la mano del carabiniere. Già, perché tra un cane randagio e lei non c’è ormai differenza: sporca, pulciosa, affamata. E quando viene portata davanti al giudice processata per direttissima, non si difende neanche anzi. Chiede di andare in carcere: “Portatemi in carcere a San Vittore, almeno stasera potrò mangiare e farmi la doccia”. Una supplica.

LA SENZATETTO CHE VUOLE TORNARE IN CARCERE

Mangiare, finalmente, lavarsi, finalmente. Non sono lussi, sono esigenze primarie fondamentali di ogni essere umano, a molti esseri umani negati dalla società dell’individualismo, della ricchezza a tutti i costi, gli scarti dell’umanità come li chiama papa Francesco che ogni giorno lasciamo a morire per strada. “Mangio solo tre volte alla settimana quando prendo il pacco della Caritas. Contiene tre scatolette di tonno, una di carne, un litro di latte e quattro pacchetti di cracker. Non mangio un piatto di pastasciutta da mesi” dice ancora, ormai una supplica la sua. Abbiate pietà di me. La sua storia? Cacciata di casa dalla madre perché la maltrattava lo scorso giugno, ogni tanto ha sniffato cocaina, ma non ha mai rubato, dice. E’ evidente che soffre di problemi mentali. La solitudine di chi ha familiari con queste problematiche che lo stato non aiuta, una madre costretta a cacciare la figlia di casa. Adesso il giudice le ha concesso la custodia cautelare in carcere come lei chiedeva, sono stati anche avvisati i servizi sociali per vedere se si riesce ad accoglierla in qualche struttura. Ma come mai nessuno va a cercare per strada queste persone prima che sia troppo tardi per loro? 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori