Bari, abbandonò figlia neonata tra gli scogli/ Mamma condannata a 14 anni per omicidio

Bari, abbandonò figlia neonata tra gli scogli di Monopoli: la mamma Lidia Rubino condannata a 14 anni per omicidio. Il legale annuncia ricorso

29.11.2018 - Silvana Palazzo
Bari, abbandonò figlia neonata tra gli scogli (Pixabay)

È stata condannata la mamma che abbandonò la figlia neonata tra gli scogli di una spiaggia di Monopoli. Il gup del Tribunale di Bari Giovanni Abbatista ha condannato Lidia Rubino alla pena di 14 anni di reclusione. La 24enne era imputata per l’omicidio volontario pluriaggravato della figlia, che aveva abbandonato a Cala Monaci dopo averla partorita. Il giudice, come riportato dall’Ansa, ha escluso l’aggravante dei futili motivi e concesso un’ulteriore attenuante per aver riconosciuto il parziale vizio di mente della donna. Nel corso di un incidente probatorio, richiesto dalla difesa, Lidia Rubino è stata sottoposta ad una perizia psichiatrica che ne ha stabilito la semi-infermità mentale. Ora la ragazza, assistita dall’avvocato Nicola Miccolis, dopo circa quattro mesi di detenzione in carcere, è ai domiciliari presso una comunità terapeutica. Il processo è stato celebrato con il rito abbreviato. La neonata fu abbandonata dalla madre all’alba del 12 febbraio 2017 e ritrovata sul bagnasciuga da una coppia di turisti tre giorni dopo, il 15 febbraio.

ABBANDONÒ FIGLIA TRA SCOGLI: MAMMA CONDANNATA

All’epoca dei fatti Lidia Rubino stava vivendo un «momento dissociativo». Lo stabiliscono gli accertamenti psichiatrici a cui è stata sottoposta. Da quelli tossicologici invece è emerso che aveva un tasso alcolemico oltre la norma. La bimba era nata sana al termine della gravidanza, ma sarebbe morta nel giro di alcune ore anche a causa del freddo e dell’acqua del mare. «Lidia, ancora oggi, è molto scossa e provata dall’accaduto.È profondamente pentita», ha dichiarato l’avvocato della 24enne alla Gazzetta del Mezzogiorno. «È evidente che al momento dei fatti ci sia stato un black out – ha proseguito il legale – qualcosa che si è verificato e che ha inficiato le capacità cognitive e volitive della ragazza». Si chiude così la prima fase di questo processo, quindi la battaglia legale prosegue: «Attendo di conoscere le motivazioni della sentenza, ma è certo che ricorreremo in appello», ha concluso l’avvocato di Lidia Rubino.



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