BATTERIO KILLER, INCHIESTA DAL DIARIO DEL MEDICO UCCISO/ Infettivologi “Solo 200 casi: ma no rischio contagio”

Batterio killer del cuore, l’inchiesta è nata dal diario di un medico ucciso, l’anestesista Paolo Demo. Il suo avvocato a La Vita in Diretta: “Voleva che fossero identificati i responsabili”

30.11.2018, agg. alle 18:09 - Silvana Palazzo
Batterio killer, inchiesta dal diario di un medico ucciso

Mentre i vertici delle Regioni di Veneto ed Emilia Romagna hanno già attivato due task force simili per fronteggiare il possibile rischio che oltre 20mila pazienti, negli ultimi anni, possano essere stati infettati a seguito di interventi al cuore dal micro batterio killer Mycobacterium chimaera, annidatosi in un macchinario usato in sala operatoria, fa discutere il diario del dottor Paolo Demo, una delle poche vittime al mondo: come è noto dalla letteratura medica, infatti, è dal 2013 che non si verificano casi simili ma l’infezione è fatale e per questo motivo le due task force invieranno a tutti i potenziali infetti delle lettere per spiegare loro quale sia la sintomatologia dato che il periodo di incubazione del batterio è davvero lunga, e va dai 2 fino ai 5 anni. Tuttavia, niente paura assicurano gli esperti: il dottor Nicola Petrosillo, Infettivologo presso lo Spallanzani di Roma, ha spiegato infatti che si sapeva che il batterio poteva annidarsi nei circuiti del macchinario, pur trattandosi comunque di un fenomeno di piccole dimensioni e che annovera fino ad ora 200 casi in tutto il mondo. Inoltre, ospite de La Vita in Diretta questo pomeriggio, ha contribuito a rasserenare il clima dato che, al di là della paura che molte persone sottopostesi ad interventi chirurgici nelle strutture sanitarie delle due regioni negli ultimi anni, il Mycobacterium chimaera non può passare da persona a persona, dunque non c’è rischio di contagio. (agg. R.G. Flore)

“VOLEVA FOSSERO IDENTIFICATI I RESPONSABILI”

L’indagine sul batterio killer, “Mycobacterium chimaera”, è partita dal diario di un medico ucciso. Si chiama Paolo Demo, anestesista vicentino: ha fatto in tempo a consegnare al suo avvocato cartelle cliniche e documenti prima di morire. Anche lui era stato operato al cuore nel 2016 con la macchina finita sotto accusa. Sapeva bene che l’infezione che avrebbe contratto non gli avrebbe lasciato scampo, quindi ha affidato all’avvocato Pier Carlo Scarlassara un memoriale corposo, depositato in procura dai suoi parenti. Si tratta di una sorta di diario, una cronistoria medica attenta e scrupolosa stilata già da quando il primario facente funzioni di Terapia intensiva del San Bortolo, aveva avuto la certezza di averlo contratto. Il medico aveva attribuito all’operazione per la sostituzione della valvola aortica, e in particolare al macchinario usato per la circolazione extracorporea del sangue, la ragione dell’infezione. E alla sua cartella clinica Paolo Demo aveva allegato anche la letteratura medica e le delibere dell’ospedale San Bortolo e della Regione Veneto relative al macchinario in uso nelle sale operatorie di cardiochirurgia e al batterio killer. «Lo ha fatto perché fossero identificati i responsabili, preoccupato che altri potessero trovarsi nella sua situazione, per evitare che potesse riaccadere».

BATTERIO KILLER, INCHIESTA DAL DIARIO DEL MEDICO UCCISO

Lo ha confermato l’avvocato Pier Carlo Scarlassara ai microfoni de La Vita in Diretta: «Otto giorni prima di morire mi ha portato la letteratura medica del batterio killer e gli alert della ditta produttrice di quel macchinario. Mi diceva che non erano stati considerati dagli operatori e dall’azienda sanitaria». Uno dei problemi è che queste infezioni, che non si trasmettono da persona a persona, sono emerse anni dopo. «I documenti sono stati depositati in Procura, ma anche sul sito del produttore ci sono gli alert. Lui sosteneva che non era stata fatta la sanificazione che era stata indicata come idonea a risolvere il problema», ha aggiunto il legale. In studio è intervenuto anche Nicola Petrosillo, infettivologo dell’Istituto Spallanzani: «Parliamo di un microrganismo che può annidarsi nei circuiti che hanno la funzione di riscaldare e raffreddare il sistema circolatorio extracorporeo. L’incidenza però è molto bassa». Intanto la procura di Vicenza ha aperto un’inchiesta ipotizzando l’omicidio colposo a carico dei due ex direttori sanitari dell’Usl. Inoltre, ha fatto eseguire da un pool di esperti l’autopsia sul medico anestesista. L’esame, secondo le primissime indiscrezioni, confermerebbe l’infezione devastante, un ascesso vicino al cuore che sarebbe stato provocato appunto dal batterio “chimaera”. Per i riscontri ufficiali bisognerà attendere qualche mese.

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