Voleva fare attentato a Roma: espulso tunisino/ Detenuto a Vicenza, aveva esultato per strage Berlino

- Silvana Palazzo

Voleva fare attentato a Roma: espulso tunisino di 30 anni. Detenuto a Vicenza, aveva esultato in carcere per strage Berlino

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Un carcere (Pixabay)

Un 30enne tunisino, già detenuto nel carcere di Vicenza, è stato espulso dall’Italia: pianificava un attentato a Roma. L’uomo era stato arrestato per aver commesso dei piccoli reati, era stato monitorato in galera. Ha mostrato evidenti segni di radicalizzazione religiosa: esprimeva compiacimento per l’attentato al mercatino di Natale di Berlino, del dicembre 2016. Inoltre, aveva confidato il sogno di compiere un’azione analoga in Italia: avrebbe voluto compiere un’azione terroristica a Roma. L’uomo è stato scarcerato l’8 novembre scorso ed è stato immediatamente rimpatriato alla volta di Tunisi. Il 30enne tunisino era dunque radicalizzato e vicino agli ambienti dell’estremismo islamico. Con questa espulsione salgono a 347 quelle eseguite dal gennaio 2015 ad oggi, di cui 110 solo quest’anno. In una nota del ministero dell’Interno si legge che l’anno scorso i rimpatri per motivi di sicurezza dello Stato sono stati 105.

VOLEVA FARE ATTENTATO A ROMA: ESPULSO TUNISINO

Lo scorso 3 ottobre altri tre stranieri, due tunisini e un egiziano, erano stato espulsi per aver fatto proselitismo in carcere. Anche in quel caso lo ha comunicato il Viminale. Anche loro erano sottoposto a monitoraggio carcerario per aver esultato alla notizia dell’attentato compiuto nel 2016 al mercato di Natale di Berlino dal terrorista Anis Amri. Uno dei tre era già emerso all’attenzione nel 2009 per i suoi contatti con un esponente di un gruppo di tunisini dediti allo spaccio di droga e riconducibili ad ambienti estremisti. L’uomo, detenuto a Vicenza, aveva provato ad evadere per ben due volte e si era ben distinto per «avere una spiccata capacità nell’influenzare gli altri detenuti sui quali esercitava il suo forte carisma». Alla notizia dell’attentato compiuto nel settembre del 2017 nella metropolitana di Londra, «era stato notato raccogliersi in preghiera in un orario per lui inusuale, tale da far ritenere il rito una sorta di compiacimento per l’attacco terroristico».



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