Anoressia, baby modelle Masha e Dasha ricoverate in fin di vita/ Il pericolo della rete: i blog pro-ana

Anoressia, baby modelle Masha e Dasha ricoverate in fin di vita. Il pericolo della rete: l’indagine sui blog pro-ana di Storie Italiane.

10.12.2018 - Carmine Massimo Balsamo
Anoressia, una delle chat pro-ana (Storie Italiane)

Anoressia, baby modelle Masha e Dasha ricoverate in fin di vita: dramma in Russia, le due gemelle di 14 anni ridotte pelle e ossa in condizioni disperate. Un fatto che fa riflettere sul mondo della moda e sui pericoli del web, con i blog e le chat pro-ana che spingono sempre più giovani a perdere peso, fino a conseguenze tragiche. Le due adolescenti sono ricoverate in un ospedale di Mosca e il loro obiettivo era quello di sfilare: dopo essersi presentate a numerosi casting, un’agenzia di moda le recluta ma gli impone di perdere peso. Troppi i 50 chili segnali sulla bilancia: l’unico consiglio è quello di dimagrire. Dopo aver mangiato unicamente verdure al vapore, le due ragazze optano per lo stop ai pasti dopo le ore 17.00, fino a raggiungere rispettivamente i 40 e i 36 chili. Fino al tragico epilogo, il ricovero d’urgenza in un ospedale di Mosca e alla lotta tra la vita e la morte.

I PERICOLI DEL WEB

Intervenuta a Storie Italiane, Chiara Sole Ciavatta, fondatrice dell’associazione MondoSole, ha sottolineato a proposito dei blog pro-ana: «Nessuna piattaforma, dai social al web, è esente dal fenomeno pro Ana e pro Mia, dove tutti devono sottostare ai dieci comandamenti della malattia. Ogni cittadino deve segnalare l’evento, dobbiamo mettere dei limiti prima di arrivare ad altri decessi». In studio presente anche Gaia, una giovane che ha lottato con l’anoressia: «Non sono mai entrata direttamente nelle chat per fortuna, però su Instagram era pieno di profili che caricano foto di cibo, di ciò che mangiano, con scritte varie strategie per non mangiare, mangiare di meno o non farsi vedere dai genitori. Mi ha influenzato tanto: leggevo, cercavo di prendere spunto. Una volta, quando dovevo andare in un centro a Roma per pesarmi, ero molto preoccupata e nel panico più totale scrissi a delle ragazze chiedendo come fare per ingannare sul mio peso. Loro mi hanno aiutato dicendomi di bere molto acqua e mettermi dei pesi addosso. Avevo 15 anni, ero molto piccola: agli inizi la malattia ti mangia. Non ero io, c’era un’altra persona nella mia testa».



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