Pavia, badante uccisa e gettata nel Po: ergastolo a Franco Vignati/ Femminicidio per l’ex assessore della Lega

Ex assessore Lega Franco Vignati condannato all’ergastolo per aver ucciso e gettato nel Po l’ex compagna e badante albanese Kruja Lavdijie

10.12.2018 - Niccolò Magnani
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Il processo in aula (LaPresse)

La Corte d’Assiste di Milano ha condannato l’ex assessore della Lega di Chignolo Po (Pavia), Franco Vignati, per aver ucciso e gettato nel Po l’ex compagna Kruja Lavdijie, badante albanese trovata morta nel fiume l’8 giugno 2016 a Monticelli d’Ongina (Piacenza). L’ergastolo è stato comminato contro l’ex assessore reo di aver commesso il brutale e squallido femminicidio nei confronti di chi aveva posto fine alla loro relazione, senza cui l’avesse mai accettato né condiviso. Secondo l’accusa, intervenuta anche oggi in Aula per le dichiarazioni finali, si trattò di una vera e propria esecuzione: sei giorni prima dell’omicidio era finita quella storia tormentata durata per diversi anni, Krujia (per tutti, Dea) gli aveva annunciato di non voler più condividere la vita assieme. Lì è scattata la furia e nel giro di poche ore la decisione di voler eliminare quella povera donna fino a quel momento tanto amata, tanto da lasciare la moglie per iniziare una relazione con la 40enne albanese.

EX ASSESSORE DELLA LEGA CONDANNATO ALL’ERGASTOLO

Un’esecuzione a sangue freddo avvenuta nei pressi di Orio Litta: Franco Vignati, secondo gli inquirenti e poi l’accusa in aula, ha ucciso la “sua” Krujia sulla riva del fiume cui poi il 64enne ex politico leghista nel Comune di Chignolo Po ha gettato il corpo senza vita. Ha utilizzato la scusa di proporle un nuovo lavoro da badante, l’aveva convinta ad un ultimo incontro: peccato che all’appuntamento con una pistola calibro 7.62 regolarmente registrata. «Un femminicidio in piena regola», ha sostenuto fin dall’inizio del processo di Milano il procuratore Domenico Chiaro: Kruja Lavdije risiedeva a Miradolo Terme, nel Pavese, ed era madre di un figlio all’epoca 12enne. L’ex marito della vittima si era costituito come parte civile per conto e per nome del figlio: come riporta l’Ansa, Vignati dovrà dare anche 200mila euro di risarcimento provvisionale a favore di ciascuno dei due figli della donna. Sono state poi riconosciute anche provvisionali da 50mila euro alle sorelle e ai fratelli di “Dea”.



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