ROMA, INCENDIO AL TMB SALARIO/ A noi romani bastavano i rifiuti, perché anche il gas?

L’incendio dell’impianto di raccolta e smaltimento rifiuti Tmb Salario di Roma è l’ennesima mazzata su una città impotente. E male amministrata

12.12.2018 - Mauro Leonardi
Colonna di fumo nero a Roma dopo incendio Ama
Colonna di fumo nero a Roma (Youtube)

Roma brucia. Non lo dice Nerone ma le immagini diffuse ovunque insieme alla puzza e alla diossina che appestano la città. Ieri un impianto di raccolta e di smaltimento di rifiuti situato nel nord della Capitale è andato a fuoco e per spegnere l’incendio ci sono volute 12 squadre di pompieri. Secondo Daniele Fortini, già presidente del Cda di Ama e fra i massimi esperti di rifiuti in Italia, è una catastrofe senza precedenti perché andrà distrutto e demolito un impianto che era fondamentale per gestire una raccolta di rifiuti già in ginocchio da tempo.

“È una catastrofe — spiega senza mezzi termini Fortini —, il piano dell’azienda era di utilizzare l’impianto per il 2019 per lo smaltimento di 200mila tonnellate di rifiuti: l’equivalente di quanto prodotto dalla provincia di Lucca in un anno. Dove andranno a finire adesso quei rifiuti? La Raggi fa appello alle altre regioni, ma come può pensare che altri si facciano carico di una quantità simile?”.

Le cause del rogo sono ancora tutte da spiegare ma stupisce profondamente che le fiamme abbiano potuto divampare senza che nessuno desse l’allarme, visto che dopo l’incendio del 2015 l’impianto era stato dotato di un sistema di sorveglianza con sensori e videocamere all’avanguardia. “Al di là delle cause, che potrebbero tranquillamente essere non dolose come una scintilla capace di incendiare il biogas e quindi la plastica — prosegue Fortini — ciò che colpisce sono i tempi di reazione rispetto a una combustione del genere, che tipicamente si sviluppa lentamente, in un impianto strategico e ben sorvegliato”.

Mentre i rifiuti ardono ancora, le conseguenze di quanto accaduto si preannunciano devastanti. Chi abita a Roma, soprattutto nelle periferie della città come accade al sottoscritto, ha ormai dovuto imparare a convivere con mucchi impressionanti di immondizie che esondano ogni umana pazienza: davvero non è possibile immaginare come potrà essere gestito il futuro della spazzatura romana.

Ieri al Tmb di via Salaria, così si chiamava l’impianto andato distrutto, sono immediatamente accorsi la sindaca Raggi e il ministro dell’Ambiente Costa, ma la loro conferenza stampa è stata interrotta dagli abitanti al grido degli slogan “Incapaci. Incompetenti. Vi dovete vergognare. Qui la gente muore”. Esagerazione? Non sembra, dal momento che i cittadini erano da tempo sul piede di guerra perché la loro richiesta di chiusura dell’impianto, a loro detta pericoloso, non veniva ascoltata. Se poi scopri, dal sopralluogo avvenuto dopo l’incendio, che le telecamere di videosorveglianza dell’impianto di raccolta erano spente dal 7 dicembre, capisci che il vero miracolo è che l’insurrezione popolare non sia ancora scoppiata.

Al momento le autorità non hanno saputo dare segnali rassicuranti. I loro ordini infatti sono stati di tenere le finestre chiuse e di evitare di uscire all’aria aperta. A quando il suggerimento di smettere di respirare?

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