Francesco, il Papa della rivoluzione/ Bergoglio, il ‘grido’ e la semplicità della fede

Papa Francesco nel documentario di “Nove” sui grandi Papi: “Francesco – Bergoglio, il Papa della rivoluzione”. Il grido, la fede e la semplicità

13.12.2018, agg. alle 18:52 - Niccolò Magnani
Papa Francesco (LaPresse)

Si apre con Papa Francesco, oggi sul canale “Nove”, il ciclo di documentari su “I grandi Papi” che hanno cambiato, rinnovato e illuminato la Chiesa Cattolica negli ultimi 100 anni. Una produzione Discovery Italia, Officina della Comunicazione e Vatican Media, in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, ogni giovedì un documentario di 75minuti illustrerà le vite e il Pontificato dei Papi Bergoglio, Ratzinger, Wojtyla e Roncalli. Si parte questa sera, alle 21,25 con Papa Francesco nel profondo elogio della “semplicità” dell’anomalia al Pontificato: dalla residenza fuori dal Vaticano alla borsa sempre sotto braccio, dalla utilitaria fino alle telefonate a privati cittadini in qualsiasi ora del giorno e della notte. Ma questi sono solo alcuni (e anche più piccoli) gesti che Jorge Mario Bergoglio ha saputo infondere nella quotidianità del suo Magistero, da molti ammirato e da tanti anche criticato per la diversità in alcuni punti con i suoi predecessori Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

CHI ERA BERGOGLIO PRIMA DI ESSERE PAPA FRANCESCO

«Il Papa dell’informalità, incurante dei protocolli di sicurezza», lo definiscono nel documentario pronto alla prima visione assoluta, dal titolo «Francesco – Bergoglio, il Papa della rivoluzione». Il cambiamento fin dalla sua elezione: «un Papa che viene dalla fine del mondo, dalle periferie dell’esistenza e della terra» diceva dal balcone quando divenne Papa Francesco il 13 marzo 2013. Prima era l’arcivescovo di Buenos Aires, con origini piemontesi, che aveva scelto il sacerdozio con il noviziato nella Compagnia di Gesù. Dopo gli studi umanistici in Cile, nel 1963 è tornato a Buenos Aires e si è laureato in filosofia. Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore nella capitale, come riporta la scheda sul Messaggero.

LA “CONTINUITÀ” DELLA FEDE

Dopo gli anni di insegnamento in teologia, nel 1986 il futuro Papa Bergoglio si è recato in Germania per ultimare la tesi di dottorato: Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo di Auca e anche ausiliare di Buenos Aires. Fu lo stesso Papa Wojtyla a crearlo cardinale nel concistoro del 21 febbraio 2001: si è spesso definito “simpatizzante” del cattolicesimo “un po’ comunista” è altrettanto durissimo come i suoi predecessori nella lotta alla pedofilia su ampio raggio e nel difendere la vita in ogni sua forma e tempo, dal concepimento fino alla conclusione, condannando aborto e ideologia eutanasica come mali del nostro tempo. «Stolto pregiudizio per cui papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano di oggi»: lo diceva Papa Ratzinger nella famosa lettera “ritoccata” (divenuta poi un mezzo scandalo per la comunicazione errata dell’allora prefetto della Segreteria per la Comunicazione Dario Viganò) ma che al suo centro vedeva il progetto di grande continuità ammesso dallo stesso Benedetto XVI, «pur con tutte le differenze di stile e di temperamento».

“LA FEDE È L’ABITUDINE AL GRIDO”

Il messaggio e il cambiamento, in fondo, senza la comunicazione di Cristo sarebbero “ridotti” e proprio su quello si fonda il magistero continuo e quotidiano del Pontefice argentino. Come diceva in una recente omelia in Santa Marta, Francesco spiegava così il grande valore della fede nel Figlio di Dio presente oggi: «la fede non è una questione ‘decorativa’, staccata dalla vita, che interviene quando sono stati soddisfatti tutti gli altri bisogni. Semmai la preghiera comincia con la vita stessa. La preghiera – ci insegna Gesù – non inizia nell’esistenza umana dopo che lo stomaco è pieno. Piuttosto si annida dovunque c’è un uomo, un qualsiasi uomo che ha fame, che piange, che lotta, che soffre e si domanda ‘perché’. La nostra prima preghiera, in un certo senso, è stato il vagito che ha accompagnato il primo respiro. In quel pianto di neonato si annunciava il destino di tutta la nostra vita: la nostra continua fame, la nostra continua sete, la nostra ricerca di felicità».

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