Carlo Maria Maggi è morto/ Terrorismo, fu il mandante della strage di Piazza della Loggia

Carlo Maria Maggi è morto: terrorismo, fu il mandante della strage di Piazza della Loggia a Brescia. Aveva 82 anni, era agli arresti domiciliari.

26.12.2018 - Dario D'Angelo
Carlo Maria Maggi, foto da Twitter

Carlo Maria Maggi, 82 anni, è morto oggi a Venezia, dove risiedeva ai domiciliari perché malato da tempo. Il terrorista, noto come leader della cellula veneta di Ordine Nuovo e – secondo lunghe vicende giudiziarie – per essere il mandante della strage di piazza della Loggia, nel corso della sua vita è stato pressoché sempre in precarie condizioni di salute a causa di una neuropatia congenita che negli ultimi decenni lo ha costretto alla sedia a rotelle. Proprio per questo motivo Maggi non è mai stato arrestato rimanendo ai domiciliari. Membro dell’Msi, dal quale venne espulso alla fine degli anni Sessanta per i suoi legami con il terrorismo “nero”, Maggi è stato più volte colpito da ordine d’arresto: condannato a 12 anni di carcere per reato associativo nel processo per la strage di Peteano (31 maggio 1972), nel 1988 aveva invece subito una condanna a 9 anni con l’accusa di aver ricostituito il partito fascista.

CARLO MARIA MAGGI, MANDANTE DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

Il nome di Carlo Maria Maggi è legato indissolubilmente a quello di due ferite ancora aperte della storia italia: quella della strage di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969) e quella di piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974). Per i fatti di terrore milanesi (compreso quello alla questura di Milano del 17 maggio 1973 di cui era accusato di essere il mandante), Maggi è stato assolto in via definitiva. Diverso il discorso per la strage di Piazza della Loggia, causata da una bomba nascosta in un cestino portarifiuti che fece 8 morti: Maggi venne assolto per insufficienza di prove, in primo grado (16 novembre 2010) e in appello (14 aprile 2012), ma vide la sentenza annullata dalla Cassazione nel 2014. Nel successivo processo d’appello subì la condanna all’ergastolo (22 luglio 2015), confermata in via definitiva in Cassazione il 20 giugno 2017.



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