HOTEL RIGOPIANO/ Perché le indagini allontanano sempre di più la verità?

Mancano pochi giorni all’anniversario della tragedia dell’Hotel Rigopiano. Ieri altre 7 persone sono state indagate ma la verità sembra lontana

29.12.2018 - Fabio Capolla
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Hotel Rigopiano, la tragedia della valanga (LaPresse)

Mancano pochi giorni all’anniversario della tragedia dell’Hotel Rigopiano. Un dramma che non è ancora nei ricordi ma che quotidianamente scuote le coscienze di tanti abruzzesi. E proprio ieri altre sette persone sono state indagate nell’ambito dell’indagine. Questa volta al centro dell’attenzione non c’è la slavina e quella tragedia causata da un evento naturale, che forse era difficile ipotizzare. Questa volta la Procura di Pescara ha notificato sette avvisi di garanzia con le accuse di frode in processo penale e depistaggio a carico del personale della Prefettura di Pescara, tra loro anche il prefetto dell’epoca.

Le accuse che vengono mosse sono quelle di aver occultato il brogliaccio delle segnalazioni, in particolare la chiamata di soccorso fatta dal cameriere Gabriele D’Angelo, una delle vittime di Rigopiano, al centro coordinamento soccorsi. Una telefonata avvenuta 80 minuti prima della valanga, una telefonata che pone mille domande, che non offre una risposta.

Si tratta di una telefonata che ormai tutti conoscono, dopo che è stata diffusa dagli inquirenti sul web. A rispondere una funzionaria della prefettura, Daniela Acquaviva, balzata alle cronache per la frase “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”, in cui dice al carabiniere che l’intervento su Rigopiano era stato fatto in mattinata riferendosi proprio alla telefonata pervenuta da Gabriele D’Angelo.

Difficile dire oggi se gli eventi potevano avere un corso diverso, se prendendo sul serio quella telefonata si sarebbe riusciti a salvare delle vite umane. Domande che non troveranno mai risposta, anche in considerazione del fatto che non c’era a disposizione una turbina per liberare la strada che conduceva all’albergo. O forse la neve non era ancora così fitta e i mezzi di soccorso sarebbero potuti arrivare. Probabilmente neanche le indagini riusciranno a dirimere la questione.

L’indagine è guidata dal procuratore capo della Repubblica di Pescara Massimiliano Serpi e del sostituto procuratore Andrea Papalia, con i carabinieri forestali di Pescara guidati dal tenente colonnello Annamaria Angelozzi. Tra gli indagati l’ex prefetto Francesco Provolo e i due viceprefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia. Con loro i dirigenti Ida De Cesaris, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva. Salvatore Angieri oggi è l’attuale vicario del prefetto di Macerata, mentre Mazzia è il vicario del prefetto di Crotone.

Rimangono le risposte impossibili, le domande che cadono nel vuoto. Rimane il dolore dei familiari che piangono e chiedono a gran voce giustizia, una giustizia terrena che difficilmente potrà compensare il vuoto lasciato da chi non c’è più.

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