Genova, contestato presepe col Ponte Morandi distrutto/ Una chiesa fa arrabbiare i parenti delle vittime

Un parroco di Genova aveva inserito nel presepe della sua chiesa una riproduzione del ponte Morandi, i parenti delle vittime gli hanno chiesto di toglierlo

03.12.2018 - Paolo Vites
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Genova, crollo ponte Morandi (LaPresse)

Non è piaciuta l’idea di don Valentino Porcile, parroco della chiesa dell’Annunziata di Sturla, Genova, ad alcuni parenti delle vittime del crollo del ponte Morandi. E infatti quel presepe già pronto è stato coperto da un panno nero e verrà rifatto dopo essere rimasto esposto pubblicamente per giorni. Cosa è stato a dar fastidio a Paola Vicini, mamma di Mirko, l’ultimo corpo recuperato dalle macerie, e a Paola Vicini che nel crollo ha perso quattro familiari? Quest’ultima è anche il presidente del comitato dei familiari delle 43 vittime, dunque si può dire che ha parlato per tutti. Nel presepe il parroco, che già dopo il terremoto di Amatrice aveva messo nel presepe una casa terremotata e dopo l’ultima alluvione a Genova un Gesù Bambino coperto di fango, aveva inserito una riproduzione del ponte Morandi spezzato in due.

IL PONTE MORANDI NEL PRESEPE

I parenti delle vittime gli hanno chiesto di toglierlo, lui inizialmente non voleva: “Ai tempi del terremoto di Amatrice avevo inserito nel presepe una casa terremotata, nell’anno dell’alluvione la culla di Gesù Bambino era coperta di fango  quest’anno era naturale inserire il Ponte Morandi per portare la luce della speranza anche tra i problemi della città e delle persone che la vivono» ha spiegato al quotidiano genovese Il secolo XIX. Lunghe discussioni, poi il parroco ha deciso di rimuoverlo: «Ci sono state polemiche, non sono certo quelle che mi spaventano ma la cosa determinante che mi ha convinto a chiudere alla vista il presepe è il pensiero che anche un solo parente delle vittime, in qualunque parte d’Italia, possa sentirsi ferito». Sono iniziative queste che lasciano il tempo che trovano, una sorta di spettacolarità che è spesso di cattivo gusto, come ha dimostrato la protesta dei parenti delle vittime. Il dolore è cosa privata, non va esposto per attirare il consenso, la preghiera è il gesto più che adeguato per casi come questo.



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