Rovigo, bimba nata tetraplegica: lotta per il risarcimento/ Papà Eleonora “Vogliamo fino all’ultimo centesimo”

- Carmine Massimo Balsamo

Rovigo, bimba nata tetraplegica: lotta della famiglia per risarcimento. Il padre di Eleonora Gavazzeni a Storie Italiane: “Vogliamo fino all’ultimo centesimo”

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Bimba tetraplegica Rovigo, il padre di Eleonora

Rovigo, nuovi sviluppi sul caso di Eleonora Gavazzeni, la bimba nata tetraplegica per un errore in sala parto.Continua la battaglia dei genitori per ottenere il risarcimento da 5 milioni di euro previsto dalla sentenza del Tribunale, con l’Ulss Polesana e due ginecologhe condannate. Presenti in studio il padre della bimba insieme all’avvocato, che hanno ribadito di voler ottenere fino all’ultimo centesimo della somma prevista. Il direttore generale dell’Ulss Antonio Compostella ha sottolineato: «C’è una grande passione attorno a questo tragedia ed è comprensibile ed umano: io sono dg da tre anni, la sentenza è arrivata a settembre e ci siamo messi subito in moto affinchè venisse ristorata la famiglia. Perché fare appello? Nella sentenza di primo grado civile ci sono degli aspetti che riteniamo debbano essere appellati».

BIMBA TETRAPLEGICA ROVIGO, BATTAGLIA SUL RISARCIMENTO

«Se il giudice non accoglierà l’eventuale sospensiva che stiamo valutando, noi opereremo immediatamente l’erogazione: oggi pagheremo la prima tranche», prosegue Compostella, con il padre di Eleonora che ha precisato: «Noi la accettiamo come acconto, ma non come saldo: io devo garantire il futuro a Eleonora per quando non ci sarò più». Duro l’avvocato della famiglia: «La sospensiva è un loro diritto, ma l’hanno chiesta pagando un acconto alla famiglia: se non l’avessero fatto, non avrebbero mai accolto la sospensiva. Non lo hanno fatto per dare del denaro alla bambina, ma per mettersi al riparo». E sul primo versamento di denaro: «E’ una scelta della famiglia e la famiglia ha deciso di ritirarlo, ma solo come acconto». Presente in studio a Storie Italiane, una ginecologa ha evidenziato: «Io rappresento una categoria che la famiglia ora non ama e chiedo scusa perché mi dispiace come ginecologo, come mamma e come nonna. Io non ho avuto accesso alla cartella clinica, lì è successo un casino: tutti dicevano il contrario di tutto».



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