Stefano Cucchi, carabiniere conferma depistaggio/ “Note sulla salute modificate per ordine del maggiore”

- Silvana Palazzo

Stefano Cucchi, carabiniere conferma in aula depistaggio nell’udienza di oggi: “Note sulla salute modificate per ordine del maggiore”

stefanocucchi_ilariaR439
Stefano Cucchi (Foto LaPresse)

Nuova udienza del processo che vede imputati a Roma cinque carabinieri, tre dei quali per la morte di Stefano Cucchi. È emerso che le annotazioni sulle condizioni di salute del geometra romano la notte del suo arresto per droga furono modificate. L’audizione del luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, uno degli indagati, ha ricostruito gli avvenimenti nella loro sequenza cronologica. Il comandante della Stazione dei carabinieri di Tor Sapienza sentì parlare del giovane il 16 ottobre 2009, apprendendo che lo avevano portato nelle camere di sicurezza e che non si era sentito bene durante la notte. Poi sentì parlare del giovane il 26 ottobre, quando il maggiore Luciano Soligo, comandante della Compagnia Montesacro, gli disse che Cucchi era morto e che la procura aveva aperto un’inchiesta. Il 30 ottobre il maggiore Soligo lo contattò dicendo che le annotazioni dei carabinieri Colicchio e Di Sano non andavano bene, «perché il contenuto era ridondante, erano estremamente particolareggiate e, nelle stesse, si esprimevano valutazioni medico-legali che non competevano loro». I documenti furono trasmessi al tenente colonnello Francesco Cavallo, all’epoca capufficio Comando del Gruppo Roma e poi tornarono indietro con testo cambiato e la scritta «meglio così».

STEFANO CUCCHI, CARABINIERE CONFERMA DEPISTAGGIO

Davanti al giudice ha parlato anche l’appuntato Gianluca Colicchio, che prese in carico il geometra romano quando arrivò nella stazione Tor Sapienza dopo essere passato per la caserma dei carabinieri del gruppo Consilina, dove avvenne il presunto pestaggio. «Quando lo vidi capii che stava male e per questo chiamai il 118», ha spiegato Colicchio, le cui dichiarazioni hanno fatto scattare la nuova indagine. Dopo il decesso, il maggiore Luciano Soligo gli chiese di redigere un’annotazione su quella notte. «Mi mise davanti una copia dell’annotazione di servizio su Cucchi e mi disse di firmare. La firmai pensando fosse la mia, ma rileggendola mi resi conto che era stato cambiato un passaggio importante». Colicchio, come riportato da LaPresse, ha dichiarato di aver fatto presente al maggiore che quella non era l’annotazione che aveva redatto il giorno prima, quindi disse che non voleva che fosse trasmessa perché ne disconosceva il contenuto. «Soligo stava parlando al telefono con il tenente colonnello Francesco Cavallo», che all’epoca dei fatti era capufficio del comando del Gruppo carabinieri Roma. Glielo passò dicendogli: «Il carabiniere è un po’ agitato». Colicchio ha dichiarato che Cavallo gli chiese per quale ragione non volesse firmare l’annotazione: «Dissi a lui che quella modifica cambiava completamente il senso di quello che intendevo attestare. Per cui presi l’annotazione e la portai via».

Nella prima versione del documento, quella redatta il 26 ottobre 2009, Gianluca Colicchio aveva scritto che Stefano Cucchi «dichiarava di aver forti dolori al capo, giramenti di testa, tremore e di soffrire di epilessia». Ma il passaggio venne modificato il giorno dopo con la frase: «Cucchi dichiarava di soffrire di epilessia, manifestando uno stato di malessere generale verosimilmente attribuito al suo stato di tossicodipendenza e lamentandosi del freddo e della scomodità della branda in acciaio». Nella seconda versione compare la firma dell’appuntato, che però non l’ha riconosciuta perché falsa.







© RIPRODUZIONE RISERVATA