FACEBOOK/ Scopre sui social che il figlio non è suo, lo disconosce e lo abbandona

- Paolo Vites

Ha ascoperto tramite messaggi che sembravano uno scherzo postati su facebook di non essere il vero padre del bambino che considerava suo figlio, ecco di cosa si tratta

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Lapresse

Un bambino di pochi anni si sveglia un mattino e non trova più in casa il papà. Quando lo rivede in qualche modo l’uomo gli spiega che non deve più chiamarlo così e che non si vedranno mai più. Ce ne è abbastanza per sconvolgere il piccolo per il resto della sua vita: il rifiuto da parte di una delle due figure genitoriali è la cosa più dannosa per un bambino, si sentirà rifiutato per tutta la vita, non condurrà mai una esistenza sana. Magari le cose non sono andate così bruscamente, si spera che l’uomo che fino a ieri si faceva chiamare papà si faccia ancora vedere dal figlio, ma da come racconta questa storia il quotidiano Il resto del Carlino le speranze sono poche. E dire che sia colpa dei social network non è abbastanza, perché sebbene la verità sia venuta galla grazie a facebook dietro a tutto c’è un uomo malvagio, il vero padre del bambino.

Un 30enne pesarese quando andava sulla sua pagina facebook trovava spesso una frase postata da un suo conoscente che gli ripeteva: “Guarda che tuo figlio non ti assomiglia”. Goliardia, scherzi del cavolo, pensava. Poi a forza di vedere quelle parole ha cominciato a porsi dei dubbi: ha fatto il testo del dna e lo stesso ha fatto col figlio. E’ venuto fuori che quel bambino non era suo. La compagna ha confessato: aveva avuto un rapporto sessuale con un’altra persona, il conoscente di facebook, quando è rimasta incinta, il padre è lui. Che con una frase messa lì su fb ha distrutto una famiglia e un bambino. L’ex papà si è recato al tribunale e ha ottenuto il disconoscimento della paternità. Nessuno sa se il vero padre adesso farà il riconoscimento di paternità e deciderà finalmente di prendersi le sue responsabilità, come nessuno sa se la madre lo voglia in casa. Resta il commento, tristemente vero, dell’avvocato che ha seguito il caso: «Tutto questo è emblematico dei disastri che possono essere provocati da Facebook o dai social in generale. Che sono una grande risorsa comunicativa se non usati come clava».



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