GENITORE PICCHIA PROF DEL FIGLIO/ Chi ha seminato buonismo ora raccoglie video & botte

- Gianfranco Lauretano

In una scuola media di Foggia un docente è stato picchiato dal padre di un alunno: 30 giorni di prognosi. Nel comasco uno studente ha insultato il docente. GIANFRANCO LAURETANO

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Giovani davanti a scuola (LaPresse)

Ho provato a cercare su internet il video di un ragazzo di 15-16 anni che, in una scuola probabilmente del comasco, insulta con veemenza il prof, urlando e bestemmiando in classe. L’episodio è di qualche tempo fa ma, postato da non si sa chi in rete, è diventato virale, ricevendo numerosi “mi piace”. Il risultato che ho ottenuto non è di un video solo, ma di decine di episodi simili, che accadono in centinaia di scuole di tutta Italia. Il motivo della sfuriata del ragazzo è legata alla presunta responsabilità del prof della rottura del cellulare, caduto accidentalmente non si sa come. Il prof nel video ribatte debolmente alle ingiurie, poi tace; è soltanto un compagno che tenta di far ragionare lo studente violento e sboccato. Episodio per nulla eccezionale, ripeto: la rete ne documenta a iosa, e veniamo a conoscenza solo di quelli in cui qualche compagno di classe, prontamente, è riuscito a filmare il fatto.

In un’altra scuola italiana, stavolta a Foggia, un docente è stato picchiato da un genitore per aver rimproverato il figlio: ospedale, trauma cranico, trenta giorni di prognosi. Pare che il ragazzo stesse eccedendo con spintoni e scherzi nella fila in corridoio, mettendo in pericolo l’incolumità di alcune compagne: per questo è stato redarguito, ma il giorno dopo il padre, intrufolatosi tra i ragazzi all’entrata, è piombato sul prof colpevole, colpendolo ripetutamente con violenza. 

Non so che fine faranno lo studente violento e il padre aggressivo: spero vengano allontanati per sempre dalla scuola, ma ne dubito. Presidi e consigli di classe buonisti e colpevoli tendono troppo spesso a sdrammatizzare fatti gravissimi. Solo di un altro episodio, in cui una prof è stata sfregiata col coltello, sappiamo che lo studente è al fresco in un carcere minorile: ma temo sia una buona notizia isolata. 

Tutti questi episodi ci mostrano il disastro della scuola e testimoniano di una situazione inedita. Non era infatti mai stato raggiunto nella storia dell’umanità un livello tale di discredito degli insegnanti, di misconoscimento di ogni forma di ruolo e autorevolezza, addirittura una simile violenza nelle aule scolastiche. La goliardia c’è da sempre, ma l’onore e il rispetto dei docenti non era mai mancato. Oggi si allarga sempre più la moda dei genitori di difendere i figli da quei cattivoni di insegnanti: i casi di violenza fisica sono un’eccezione (per ora) ma anche una metafora e un desiderio che fa prudere le mani a molti babbini e mammine. È vero, la missione dell’insegnante è quella di incontrare dei ragazzi, insegnare loro cose affascinanti e infondere in loro l’amore per la conoscenza che essi stessi posseggono. Ma ormai le situazioni in cui questo è impossibile sono tantissime; il prof malmenato di Foggia ha giustamente avvertito che la scuola è diventata una trincea.

Perché siamo arrivati a questo punto? Le ragioni sono tante e complesse, occorrerebbe molto spazio per analizzarle, e poi le sappiamo già tutti. 

L’inizio di tutto questo non è individuabile, però un anno simbolo lo abbiamo: 1968. Ma in più, io credo che ci siamo voluti arrivare. A partire dai piani alti: è proprio di questi giorni la notizia che il ministro dell’Istruzione Fedeli ha tolto peso al voto in condotta nella scuola media, derubricandolo a un giudizio ininfluente sulla decisione della promozione. Strana contraddizione, in chi si riempie la bocca, ad esempio, con le battaglie anti-bullismo! Io, che ritengo che il solo possesso in classe del cellulare meriti una sospensione e che tutti i ragazzi protagonisti di tali aggressioni raccontate dai video, ancorché solo verbali, debbano essere sbattuti fuori dalla scuola per sempre, passerò sicuramente per retrogrado o, usando un’accusa di moda oggi, per fascista. Ma il sospetto è che, nei piani alti della politica, della qualità della scuola non interessi proprio; anzi, forse che la scuola funzioni ed educhi è un problema, per una classe dirigente — politica, finanziaria, culturale — talmente mediocre che una generazione di giovani mediamente istruiti potrebbe far fuori in un boccone. Stando così le cose, ci scommetto, di video e di botte continueremo a vederne per un bel po’.

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