SANTO DOMINGO, ITALIANO AGGREDITO E UCCISO IN CASA/ Vittorio Giuzzi, imprenditore massacrato da una banda

- Niccolò Magnani

Santo Domingo, italiano aggredito, massacrato di botte e ucciso in casa nella capitale della Repubblica Dominicana: Vittorio Giuzzi, imprenditore bresciano rapinato da una banda

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Omicidio a Santo Domingo (Twitter)

È stato aggredito, rapinato, massacrato di botte e infine ucciso nella sua casa di Santo Domingo: è il drammatico bilancio di una notte di estrema follia per un povero imprenditore italiano, originario di Montichiari (Brescia. Il suo nome è Vittorio Giuzzi e ne ha dato notizia oggi la nipote Miriam con un appello straziante su Facebook: stando a quanto riportano i media della Repubblica Dominicana, l’imprenditore bresciano è stato ucciso nella notte tra mercoledì 31 gennaio e giovedì 1 febbraio, sorpreso in casa da una banda di criminali di cui ancora si cercano gli elementi e il numero effettivo di componenti. Giuzzi da poco si era trasferito nella splendida capitale della Repubblica Dominicana perché aveva avviato un’attività di produzione di mango, fagioli e caffè. L’aggressione poi, apparentemente improvvisa, la scorsa notte probabilmente per “solo scopo di rapina”: il problema è che dalla rapina si è passati a ben oltre.

LA NIPOTE: “NON SI PUÒ MORIRE DI FURTO”

È stato aggredito e picchiato a morte dai banditi che avevano fatto irruzione nella sua abitazione e così lo hanno trovato i poliziotti di Santo Domingo la mattina dopo: non è ancora chiaro chi abbia dato l’allarme, se i vicini o qualcuno che invece viveva con lui e ha scoperto la macabra scena qualche ora dopo l’aggressione. Quello che è certo è che non vi sono altri feriti o altre vittime nella casa dell’imprenditore, anche se da qui ogni altra possibile spiegazione si ferma davanti alla quasi totale mancanza di prove: la notizia l’ha data in Italia la nipote Miriam che non si capacità di quanta brutalità possa giungere l’essere umano. «Non è possibile che la vita non abbia più valore, non si può morire di botte per un furto, per invidia, per cattiveria, per niente!». Secondo la ragazza, quello zio era molto più che “parente” e questo non fa che amplificare il dolore raccolto in un breve messaggio Facebook: «Non riesco proprio a capacitarmi del fatto che tu ora per questo non ci sei più, per me eri come un secondo padre».

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