ELEZIONI A RISCHIO?/ Mori: i foreign fighters sono molto più pericolosi degli hacker russi (e Usa)

- int. Mario Mori

I nostri servizi segreti temono attacchi cyber che potrebbero influenzare l’opinione pubblica in vista del voto del 4 marzo. Ne abbiamo parlato con il generale MARIO MORI, ex capo del Sisde

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Forze antiterrorismo in azione (LaPresse)

Il Dis (Dipartimento informazioni e sicurezza) nel presentare la sua redazione annuale ha parlato di “campagne di influenza che, prendendo avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, hanno mirato a condizionare l’orientamento ed il sentimento delle opinioni pubbliche, specie allorquando queste ultime sono state chiamate alle urne”. Parole che lanciano l’allarme sul voto del 4 marzo, mentre per Giancarlo Caselli, come l’ex procuratore ha detto in una intervista a Famiglia Cristiana, “c’è un silenzio da parte dei politici sulle infiltrazioni mafiose e massoniche che inquieta ed è di aiuto ai poteri occulti”. Ne abbiamo parlato con il generale Mario Mori, ex comandante del Ros ed ex direttore del Sisde.

Mori, le dichiarazioni del Dis lanciano l’allarme sull’attuale campagna elettorale e il voto del 4 marzo. Secondo lei è un pericolo concreto?

Diciamo che il condizionamento dell’opinione pubblica in occasione delle elezioni è una cosa vecchia come il mondo. Certamente ogni epoca ha i suoi strumenti di diffusione, e oggi abbiamo raggiunto un livello di diffusione delle notizie certamente superiore, ma il tentativo di influenzare a proprio vantaggio l’opinione pubblica c’è sempre stato.

Si parla tanto di minaccia degli hacker russi, ad esempio.

Certamente gli hacker russi sono un pericolo, però raccontiamocela tutta: ci sono di mezzo anche gli americani con i loro organi istituzionali professionalmente e scientificamente impegnati in questi tentativi di manipolazione, così come ci sono i cinesi. Ognuno vede il pericolo dalla parte che vuole, da destra o da sinistra, ma la realtà è che molti poteri internazionali mettono le mani dentro gli affari dei singoli paesi.

Il condizionamento dell’opinione pubblica come dice lei c’è sempre stato, ma una volta sembrava direttamente mirato a danneggiare una parte specifica, oggi sembra si voglia generare solo caos, è così?

Diciamo che c’è la volontà di mettere in difficoltà alcuni paesi per poi trarne vantaggio in qualche modo. Va detto però che fino a questo momento di campagna elettorale non abbiamo assistito a fenomeni del genere, e adesso mi sembra un po’ tardi per metterli in atto.

Non vede dunque un pericolo per il voto del 4 marzo?

Se si vuole sfruttare un avvenimento tipo le elezioni del 4 marzo bisognava cominciare tempo fa. Se vuoi fare una campagna di disinformazione devi partire da lontano, adesso è un po’ tardi. Magari assisteremo a un colpo clamoroso, ma secondo me è una ipotesi estemporanea. 

C’è poi la difficoltà di controllare in modo adeguato il mondo dei social. 

Nel mondo dei social si potrà magari attivare un gruppo di disinformazione, ma questo gruppo avrà sempre una controparte che porta a confrontarsi e alla fine ognuno resterà della sua idea, come già vediamo spesso proprio sui social. E’ vero che c’è chi è in grado di fare campagne di disinformazione, ma è un lavoro da grandi professionisti, non ragazzini che smanettano al computer.

Il Dis parla anche di un aumentato pericolo per quanto riguarda la minaccia jihadista in Italia.

Ovviamente non ho gli elementi che ha il Dis per dire questo: che ci sia potenzialmente una minaccia lo si sostiene da anni ed è reale. Fino ad adesso anche per l’efficienza della nostra intelligence non è successo nulla, ma cosa c’è in più rispetto a un anno fa per dire questo? Allora c’era la struttura dell’Isis e si poteva prevedere un certo tipo di azioni, adesso c’è meno chiarezza a individuare il singolo soggetto.

Anche il pericolo della radicalizzazione degli islamici italiani sembra aumentato.

Anche questo è un pericolo che sempre c’è stato, ma è un tipo di pericolo di più facile controllo. Io temo chi non conosco, ma se un soggetto pericoloso è da anni in Italia ed esiste un’efficiente rete di intelligence, si può individuare, se non la singola persona, il gruppo da cui può originare la testa calda. Secondo me è più pericoloso chi arriva da un altro mondo come il foreign fighter, di chi è stanziale qui e ci permette di avere elementi in più per identificarlo.

L’ex procuratore Caselli ha parlato di scarsa attenzione in questa campagna elettorale del pericolo di infiltrazione mafiosa e massonica, che ne pensa?

Non direi che sia così. Potrei citare il mio caso personale dove sono in attesa di giudizio per un processo mafioso che dura da anni, per cui le dico che non c’è certo disattenzione da parte della magistratura e della polizia. Che poi i politici oggi siano distratti da altre cose può essere, ma non è vero che c’è minor contrasto alla criminalità organizzata.

Infine la Commissione antimafia dice che la morte di Totò Riina non ha indebolito Cosa nostra.

Ho dei dubbi in merito anche su questo, ritengo che la forza di Cosa nostra e delle organizzazioni criminali in generale sia in declino costante da anni. Riina dopo alcuni mesi che era stato catturato non contava più perché chi è in galera non ha più titolo per gestire la mafia. Diciamo che c’è più attività da parte di chi scrive di Riina di chi opera in termini mafiosi. 

(Paolo Vites) 

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