CAOS MIGRANTI/ L’imprenditore camerunese: è ora di dire “Aiutiamoci a casa nostra”

- int. Otto Bitjoka

Camerunese e laureato in Italia, OTTO BITJOKA ha in mente un rinascimento economico africano, in grado anche di favorire il ritorno in patria dei migranti

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LaPresse

Lo slogan potrebbe essere: “Aiutiamoci a casa nostra”. Lo sostiene con tutto il vigore della sua massiccia corporatura “bantu” un personaggio unico nel suo genere, ormai da anni noto – e stimato – in Italia per la sua battaglia sui diritti degli immigrati africani: Otto Bitjoka, camerunese di origine, laureatosi in Scienze economiche e bancarie all’Università cattolica di Milano, di professione banchiere d’affari e consulente (è sua tra l’altro l’idea di Extrabanca, prima banca per immigrati), saggista e politico senza partito. Ha organizzato per la mattina di sabato 24 a Milano, a Palazzo Marino, un dibattito per lanciare una nuova visione strategica sul rilancio delle condizioni di vita degli africani, dal titolo ambizioso: “Il rinascimento economico africano e i paradigmi endogeni: la questione immigrazione”.

Cosa intende, Bitjoka?

Partirei da qualche dato. L’Africa ha il 68% di terreno incolto dell’intero pianeta. Il 65% della forza lavoro africana è impiegata nel settore agricolo. L’agricoltura è la priorità nell’agenda africana. Il Pil varia tra il 5% e il 18% come crescita media annua. Nel 2020 l’Africa sarà il secondo mercato di sbocco dell’Unione europea.

Molto interessante, ma sono premesse.

Appunto, sono premesse importanti per sviluppi altrettanto importanti. Parleremo di una serie di novità decise dall’Unione africana in merito a settori che influiscono anche sulle politiche agricole dei vari paesi africani. E sulle relazioni economiche con l’Italia, che è un’eccellenza nel settore agricolo e agroalimentare e dunque, è perfettamente capace di sviluppare a medio lungo periodo una nuova progettualità con il paradigma africano, garantendosi un buon mercato di sbocco futuro

Con quali obiettivi?

Quello di creare un momento mediatico di formazione e coinvolgimento di vari stakeholder centrato sulle novità impostate dall’Unione africana, gli immigrati africani in Italia e le conseguenti opportunità per le aziende agroalimentari italiane. Al convegno di sabato vogliamo avviare un’azione di coinvolgimento tra gli invitati, quindi imprenditori, per scambiarsi informazioni.

E poi?

La missione post-convegno è quella di realizzare un percorso di business identification nel continente, per acquisire maggiore consapevolezza sulle opportunità in essere nel settore di riferimento, stabilendo un sistema interlocutorio tra operatori del settore agroalimentare sia in Italia che in Africa per favorire un buon esito della visione progettuale facendolo diventare un modello.

E tutto questo come si lega con il problema drammatico dell’emigrazione clandestina?

Si lega in modo diretto, perché lo sviluppo economico dell’Africa permetterà presto di coinvolgere la diaspora per favorire un’immigrazione di ritorno, molto utile come capitale umano futuro nel paese d’origine. 

Aiutiamoli a casa loro lo dicono molti personaggi sospettati di essere criptorazzisti!

E se fosse casa loro, l’Africa, ad aiutare noi? Il rinascimento economico africano si sviluppa a macchia di leopardo e fra gravi difficoltà, è vero: ma fa anche passi da gigante, con una media di sviluppo superiore al 5% annuo e potenzialità straordinarie, uniche: il 68% delle terre incolte del pianeta è africano, un terzo delle riserve minerarie del mondo, un decimo del petrolio, i due terzi dei diamanti in circolazione sono nati africani come 1 miliardo e 400 milioni di persone fra le quali più della metà ha meno di 18 anni. Se non sono risorse straordinarie queste… chi altri può dire di averne altrettante?

Ma perché, allora, persiste tanta arretratezza?

C’è stato a lungo un terribile complesso d’inferiorità, è ora di superarlo, serve una vera critica della ragion negra. Dunque urge preparare la nostra propria agenda, perché il modello predatore dominante non fa per noi e ci cosifica, ci rende oggetti. Attendere che siano gli altri a produrre sviluppo per noi o aspettarsi dagli altri ciò che non potresti fare per te stesso è una illusione. Non è più tempo di parlare male della nostra terra, basta criticarla, avanti con proposte per un vero cambiamento autocentrato e per un’auto-determinazione. Chiedendosi cosa facciamo noi per aiutare questa nobile causa, invece d’impietosire con storielle tese sempre e comunque a mendicare, vendendo inconsapevolmente la dignità di un intero popolo agli immigrazionisti velleitari che fondano le loro fortune sulle disgrazie di questi medesimi neri africani.

(Sergio Luciano)

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