SI CAVA GLI OCCHI CON LE SUE MANI/ Stati Uniti, ragazza di 20 anni sotto effetto di droghe

- Paolo Vites

Un gesto allucinante, una ragazza ventenne sotto effetto di dorghe si strappa gli occhi con le sue mani davanti alal chiesa della sua città, ecco di cosa si tratta

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Kaylee Muthart

E’ una domenica dello scorso febbraio, il 6. La locale comunità della cittadina di Anderson nello stato americano del Sud Carolina sta uscendo dalla chiesa dopo la celebrazione. Fuori c’è una ragazza di vent’anni, conosciuta da tutti. Dà segni di squilibrio ma nessuno può immaginare quello che sta per fare: con le sue stesse mani si cava gli occhi dalle orbite, una scena devastante. Si chiama Kaylee Muthart e la madre ha deciso di rendere nota al mondo la notizia per rendere consapevoli i ragazzi di cosa succede a usare le droghe. Kaylee da tempo consumava dosi di metanfetamina, almeno da sei mesi. Solo Dio sa che visioni orribili le dava quella droga da arrivare a cavarsi gli occhi con le dita delle mani. Mentre lei compiva questo gesto, il fratello era in ospedale in gravi condizioni dopo un incidente d’auto. Kaylee se n’era andata di casa due anni prima per andare a vivere con il suo ragazzo, ma i due si erano ridotti a vivere sui marciapiedi ed erano caduti nell’abisso della droga, la metanfetamina.

Ha poi raccontato che con quel gesto orribile voleva dire a tutti che il mondo è cattivo. La madre, che ha altri sette figli, dice che la figlia è una ragazza forte, qualcosa di così tragico può aiutare altre persone che stanno percorrendo quella che era stata la sua strada. “E’ questo che mia figlia adesso desidera: non può vedere, ma vuole aiutare gli altri”.

I suoi brillanti occhi verdi non ci sono più, ma paradossalmente la ragazza adesso sta finalmente bene. La madre dice che è piena di speranza per il suo futuro, porterà quel marchio come segno di una vita cambiata

Adesso cieca per sempre la famiglia ha organizzato una raccolta di fondi per darle un cane guida mentre sta facendo un percorso di recupero fisico e psicologico.

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