Giovanni Prandini, morto ex Ministro Dc/ Dalla ‘banda dei 4’ fino a Mani Pulite: addio al fidato di Andreotti

- Niccolò Magnani

È morto Giovanni Prandini, ex ministro della Dc, parlamentare ed esponente della “banda dei quattro” con Cirino Pomicino. Era un fidato di Andreotti, travolto da Tangentopoli e Mani Pulite

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Giovanni Prandini, morto ex Ministro Dc (foto: Twitter)

Se ne va Giovanni Prandini, ex ministro Dc e uno dei protagonisti della Prima Repubblica: è morto questa mattina il politico, parlamentare ed ex ministro bresciano tra i principali personaggi che raffiguravano gli ultimi anni della Dc complessi e attraversati da numerosi scandali assieme agli altri partiti sul viale del tramonto dopo 40 anni di potere. Aveva 78 anni ma era malato da tempo di un male incurabile: Prandini fu, oltre ad essere uno storico esponente della Democrazia Cristiana, anche Ministro della Marina Mercantile tra il 1987 e il 1989 (con presidenti del Consiglio Giovanni Goria e Ciriaco De Mita), poi ai Lavori Pubblici e Infrastrutture tra il 1989 e il 1991, sotto Giulio Andreotti a Palazzo Chigi. È stato poi parlamentare ininterrottamente dal 1972 al 1994: proprio in questa lunga militanza a Roma nei palazzi del potere venne ricordato come partecipante alla “Banda dei quattro” (espressione di Guido Bodrato, anche lui Dc); era in sostanza il gruppo di persone che nei governi Andreotti si vociferava avessero maggior decisione in capitolo sulle principali opere politiche di quegli anni. Oltre a Prandini, vi erano l’altro Dc Paolo Cirino Pomicino, il liberale Francesco De Lorenzo e il socialista Carmelo Conte. Nei governi di “tripartito-quadripartito e anche pentapartito” la banda dei quattro spesso era al centro degli snodi politici interni del Parlamento.

TANGENTOPOLI E LA MALATTIA

Giovanni Prandini si allontanò dalla politica quando venne definitivamente coinvolto dall’inchiesta di Tangentopoli che pose fine alla Prima Repubblica: nel processo Mani Pulite fu condannato a 6 anni e 4 mesi per delle tangenti sugli appalti Anas; in realtà poi la sentenza definitiva fu “proscioglimento” visto che la legge nel frattempo era stata modificata e gli atti processuali contro di lui erano divenuti inutilizzabili (la sentenza fu annullata due anni dopo in Appello fino al definitivo proscioglimento nel 2005 per inutilizzabilità degli atti processuali). Come ricorda Il Fatto Quotidiano, «Non finì invece il processo contabile che lo portò a una condanna di risarcimento da parte della Corte dei Conti a 5 milioni di euro per abuso di potere(sostituzione di bandi di concorso con trattative private) durante il mandato da ministro dei Lavori Pubblici». Da quegli anni tribolati Prandini si ritirò nelle sue terre bresciane dove però si ammalò fino alla triste notizia di oggi, con la morte a 78 anni e dopo una lunghissima vita politica nella ormai defunta Prima Repubblica.



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