ALESSANDRO IL ‘BAFFO’, OMICIDA-SUICIDA DI GIUSSANO/ Monza: la lettera ambigua e “un amore che non basta”

Giussano, omicidio suicidio: Paina, 28enne sgozza mamma e nonna, poi si toglie la vita. Tragico episodio avvenuto in provincia di Monza: Alessandro “il baffo” e il suo difficile passato

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Alessandro Turati ha lasciato scritto una lettera vicino al proprio corpo, prima di tagliarsi le vene e dopo aver trucidato la mamma e la nonna nel sonno: ieri mattina era ancora vivo quando sono giunti i soccorsi chiamati dai vicini, ma nel giro di qualche ora le sue condizioni erano troppo gravi per poter rimanere in vita. Una lettera ancora non ben chiara a chi indirizzata e dai contenuti ambigui, riportano le forze dell’ordine che indagano sulla strage di Paina di Giussano: parla di un amore che non basta, che non riuscirebbe a coprire tutto il vuoto presente, ma ogni altro riferimento al momento è oscuro. Idem per i messaggi su Facebook, tanti, che affollano la bacheca di Alessandro Turati e per i quali gli inquirenti stanno cercando di sentire ancora gli amici e i familiari rimasti per provare a capirci di più in questo assurdo e tremendo omicidio-suicidio brianzolo. «Ultimamente il suo umore era peggiorato, pare che la madre si fosse confidata con qualche amica, ma non risulta fosse in cura per problemi psichici», scrive Monza Brianza News. Quello che però abbia portato “il Baffo” a tramutarsi in un killer spietato, ancora, resta un mistero insondabile. 

“UN GROVIGLIO DI CONTRADDIZIONI”

I suoi capelli lunghi ed i baffi pronunciati gli avevano fatto conquistare l’appellativo di “Baffo”, ma dietro quell’aria gentile Alessandro Turati portava con sé un enorme disagio e qualche rimpianto di troppo. Proprio Corriere.it, nel disegnare il suo profilo lo descrive come un “groviglio di contraddizioni”. Sono gli stessi vicini a descriverlo come un giovane colto ed educato ma quel fallimento dovuto al fatto di non essere riuscito a portare a termine i suoi studi aveva rappresentato per lui motivo di forte vergogna. Quella “famiglia esemplare”, come la definiscono ancora i vicini, rappresentava per Alessandro il suo unico appiglio e forse proprio la paura di farsi sfuggire anche questo dalle mani lo avrebbe portato a compiere quel gesto estremo. Nel suo animo sembrano convivere da tempo due differenti personalità: quella solare ed allegra, alla quale gli amici del bar erano ormai abituati, mentre tra un bicchiere ed un altro dispensava eloqui eleganti ma anche quella cupa, come emergeva dal suo profilo Facebook tra i cui contatti spuntavano molte drag queen ed escort. Qui Alessandro aveva fatto trapelare la sua grande angoscia interiore attraverso un’immagine eloquente, quella di un paesaggio nordico, dai colori scuri e dalle atmosfere altrettanto cupe. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

ANCORA UN DRAMMA NATO IN FAMIGLIA

Ennesimo dramma della malattia mentale, quello di Giussano, dove un giovane di 28 anni ha ucciso la nonna di 88 anni e la madre, 58 anni a coltellate. Poi si è ucciso. Disoccupato, non aveva finito gli studi universitari e da qualche tempo era in osservazione per problemi psichiatrici. E dunque perché una persona con problemi di salute mentale vive a casa con la madre e la nonna? E’ la solita domanda, quando succedono, sempre più numerosi casi di stragi familiari in un cui l’autore è affetto da tali problemi. Nessuno può obbligare una persona con problemi mentali al ricovero, al massimo tre mesi in casi di violenze, ma è altrettanto vero che la famiglia è l’ambiente dove nascono i casi come questo, e rimanendo il malato in famiglia non fa che aumentare la sua malattia, che sfocia inevitabilmente in stragi. Purtroppo il servizio sanitario in Italia lascia all’ultimo posto queste problematiche, poche ancora e solo da pochi anni le strutture specializzate che li ospitano a fare un cammino di possibile recupero, spesso private e a costi proibitivi. Ma il male e la morte sono là, che aspettano implacabili (Paolo Vites)

ALESSANDRO IL BAFFO, AUTORE DELLA STRAGE FAMILIARE

Il Corriere della Sera, scavando un po’ nelle prime testimonianze e nel profilo Facebook dell’omicida-suicida di Paina di Giussano rivela il soprannome con cui Alessandro Turati era conosciuto nel paese e nella provincia di Monza Brianza: era detto “Alessandro il Baffo” per via di quei baffoni che nonostante la giovane età, 28 anni, sfoggiava per le vie del paese. Era un ragazzo «colto e molto educato», il classico bravo giovane insomma con un passato però difficile che potrebbe essere all’origine dell’assurdo e tragico duplice omicidio compiuto nella notte contro la madre e la nonna. «Un giovane che aveva sofferto molto per la perdita del padre e per aver abbandonato gli studi di giurisprudenza», spiegano invece gli amici del bar di via Ada Negri dove Alessandro trascorreva sempre più tempo e dove era noto come «il Baffo». Era stato iscritto all’università ma non l’aveva conclusa e questo lo considerava, per lui, un fallimento enorme da cui ancora non era riuscito ad uscirne: «Il suo sogno era quello di diventare un avvocato. Un obiettivo che sentiva gli era sfuggito di mano. Temeva di restare disoccupato e di non avere più il sostegno della sua famiglia». Sembrava una famiglia esemplare ma le varie testimonianze raccolte dal Corriere dimostrano come vi erano comunque segnali di una forte depressione per via di una vita che stentava a decollare e che la scorsa notte ha visto un’improvvisa, folle, decisione fatale. (agg. di Niccolò Magnani)

NUOVO OMICIDIO SUICIDIO IN PROVINCIA DI MONZA

Un nuovo caso di omicidio suicidio sale alla ribalta delle cronache. E’ accaduto a Paina di Giussano, paese in provincia di Monza, nel cuore della Brianza. Alessandro Turati, ragazzo di 28 anni, ha ucciso la madre Monica Cesano, e la nonna, Paola Parravicini, per poi togliersi la vita a sua volta. Il triplice gesto tragico è avvenuto nelle scorse notti, con gli inquirenti che stanno cercando di ricostruire nel dettaglio ciò che è accaduto. I tre corpi sono stati ritrovati senza vita a Paina, frazione di Giussano, in un appartamento al secondo piano di una palazzina di via Ada Negri. A dare l’allarme è stata una conoscente, che mercoledì sera, preoccupata dalle chiamate senza risposta, ha deciso di avvisare le forze dell’ordine. Non vi è la certezza che si tratti di omicidio-suicidio, ma – come riportato dal Corriere della Sera – attualmente è l’ipotesi più accreditata, con l’autore del gesto che sarebbe il figlio/nipote.

IL GIOVANE ERA IN CURA PSICHIATRICA

Il 28enne, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, avrebbe accoltellato alla gola, con un classico coltello da cucina, la mamma 58enne e la nonna 88enne, per poi suicidarsi, sempre con le stesse modalità. Una volta scattato l’allarme sono giunti sul posto i vigili del fuoco, i carabinieri, e i soccorsi del 118, che nulla hanno però potuto fare. Il presunto omicida, Alessandro Turati, avrebbe agito mentre le due donne stavano dormendo, e pare abbia lasciato anche diversi bigliettini per motivare il terribile gesto. Fra gli indizi che fanno pensare alla pista dell’omicidio/suicidio, anche il fatto che nell’appartamento non vi erano segni di aggressione, e la porta di casa non era forzata. Il giovane era in cura per problemi psichiatrici. Si tratta del terzo caso di questo tipo in pochi giorni, dopo i due precedenti avvenuti in provincia di Torino.

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