PSICO-SETTA MACROBIOTICA/ Quando vengono banditi pane e salame si perde il senso della vita

- Maurizio Vitali

Sono finiti sotto inchiesta il guru del cibo macrobiotico, Mario Pianesi, e alcuni suoi collaboratori. Le accuse: dalla riduzione in schiavitù all’evasione fiscale. MAURIZIO VITALI

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Pena ridicola nei confronti di un uomo che ha ridotto l'ex in sedia a rotelle

Sarà certamente un caso, ma giusto un anno fa fu messo agli arresti domiciliari un mezzo guru, il professor Davide Vannoni,  inventore e venditore del metodo stamina, una inefficace e talvolta nociva  terapia contro le malattie neurodegenerative basata sulla somministrazione di un beverone contenente cellule staminali.

Un altro mezzo guru l’hanno messo sotto inchiesta ieri, con moglie e stretti collaboratori: il 73enne Mario Pianesi, imperatore dell’alimentazione macrobiotica in Italia. La dieta si chiama macrobiotica per significare la “grande o lunga vita” che garantirebbe. Come a quella ragazza che, senza avere problemi di peso, si è trovata ridotta a 35 chili. O quell’altra che ha avuto lesioni gravi all’udito. Ma le ipotesi accusatorie degli inquirenti di Forlì e Macerata sono: associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, maltrattamenti, lesioni aggravate e, guarda un po’, all’evasione fiscale. L’impero di Pianesi ha più province: associazione per la promozione della cultura macrobiotica, punti macrobiotici, cioè una rete di ristoranti specializzati nel proporre menu in linea con la sua dieta, progetti di svariata natura nel campo della sostenibilità ambientale.

Nel lessico del cronachese, amante della sensazione a mezzo neologismo, il Pianesi risulterebbe il guru di una psico-setta. Secondo le accuse, gli inquisiti gestivano la vita e pretendevano donazioni dagli affiliati, vittime manipolate e ridotte in schiavitù attraverso il rigido controllo dell’alimentazione e la negazione di ogni contatto con il mondo esterno. Non si capisce esattamente come ciò potesse avvenire: saranno le indagini a chiarire gli esatti termini. Resta che l’espressione psico-setta — spurgata del sensazionalismo — rende l’idea. L’idea di uno che mette su un business mica da ridere sfruttando una tendenza che tira — il salutismo più o meno vegano — e facendo leva sulla facilità di tanta gente a credere ciò che vorrebbe fosse vero — appunto il benessere.

La differenza tra il Vannoni e il Pianesi è che mentre il primo era sbeffeggiato dalla medicina ufficiale, il secondo è stato fino a ieri celebrato come un benefattore dell’umanità, con premi e riconoscimenti vari, e collaborazioni ostentate con istituti di ricerca. L’hanno portato fin dal Papa in udienza. E recensioni positive, su Tripadvisor e simili, sui cento ristoranti del giro. Oddio, positive al 90 per cento. 

Per esempio, si legge anche questo: “Voglia di cambiare. Là mia esperienza non è stata molto positiva ma non x colpa dei proprietari o del cibo ma perché probabilmente questo tipo di cibo per il mio organismo non va bene. Sono andata più di una volta e tutte le volte uscivo gonfia come un pallone. La cosa positiva è che vendono prodotti buoni”. Si parla di un ristorante sito in un’area dove le trattorie normali offrono polenta taragna e brasato di cervo. Un’altra: “Il posto andrebbe ristrutturato anche se è a tema con lo stile semplice ed essenziale. Il cibo è molto base e non lavorato. Per disintossicarsi ogni tanto va bene. Mangiarci sempre direi di no”. Due avventori in cui l’esperienza reale, quella dello stomaco, solleva qualche domanda, almeno, sulla teoria macrobiotica del guru.

Chi scrive ha il difetto grave di essere un gaudente benedettino: la grande tradizione dei monaci occidentali ha tirato fuori prodotti eccellenti da tutte le (scarse) risorse che natura e lavoro umano offrivano, talché da gran tempo ritengo il formaggio grana la sesta prova dell’esistenza di Dio. Non è dunque il più adatto a giudicare il valore della versione italiana delle teorie di un giapponese del ‘900 che a sua volta riprende teorie settecentesche di un tedesco che intendeva rifarsi alla dieta antica dei monaci tibetani, a sua volta impostata sull’equilibrio tra cibi Yin e cibi Yang, che sarebbero i due poli della realtà. Ci vuole una laurea in Mongolia per capirci qualcosa: e infatti lì l’ha avuta il nostro Pianesi, honoris causa.

Il benessere di Pianesi è dato da una progressione di cinque diete, tipo i cinque livelli di un videogioco, dove le vite via via (e anche i chili) diminuiscono. Al quinto livello, insieme a cereali, verdure, legumi compaiono anche (a mezzodì e non tutti i giorni) carni bianche. Che spariscono già al quarto livello: vegetali e pesce (lungo elenco: mancano il salmone, la coda di rospo e il branzino, ma ci sono l’orata, il luccio, l’anguilla). Al terzo solo vegetali, ma spariscono ceci e avena. Al primo livello — dove non tutti possono arrivare: i deboli no di certo, si specifica —, trionfo della crema di riso integrale. Sparito anche il farro, e l’orzo. Compaiono erbe dai nomi cinesi, vai a sapere. Formaggio e salame, guai a nominarli. Ci sarà chi guarisce. Io sto già male a pensarci: invoco il diritto a una cenetta d’ospedale, almeno la crescenzina col purè dopo la pastina di dado.

Pianesi se è un pataccaro in buona fede fa ridere; se è un ladrone alle spalle degli ingenui o ancor peggio dei malati… un rapinatore di banche è un galantuomo al confronto. Vada a quel Paese.

Ma perché tanti si lasciano lusingare dalle mode? L’alimentazione, per un vecchio epicureo-benedettino, è gusto e compagnia. Dove le due parole sono in effetti un’endiadi, come ora et labora: prenditi il gusto della compagnia, gusta il cibo e la vita in compagnia. La compagnia è un’affezione umana, non l’affiliazione a una congrega. E il gusto è la letizia del cuore e del palato che, dono preziosissimo di madre natura, ci dà un primo basilare orientamento a tavola. E ci introduce alla percezione del benessere, dello star bene perché la vita è convivialità. Seguire la “tendenza”, cioè la moda, di riffa o di raffa, ci sottomette sempre al potere, come un esercito di consumatori di riserva in cerca di benessere nel posto (o nel guru) sbagliato.

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