Palermo, ex pm Ingroia indagato per peculato/ Indennità e rimborsi: le spese contestate dalla Procura

- Silvana Palazzo

Palermo, ex pm Ingroia indagato per peculato. Indennità e rimborsi: le spese contestate dalla Procura. Le ultime notizie sul sequestro di 151 mila euro e sull’inchiesta su Sicilia e-servizi

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Antonio Ingroia, un recente scatto dell'ex pm (Archivio)

Sull’ex pm Antonio Ingroia piomba l’accusa di peculato: si sarebbe liquidato 151 mila euro di indennità, denaro che la Guardia di Finanza ha sequestrato su ordine della Procura di Palermo. L’indagine, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi, riguarda la gestione della società regionale Sicilia e-Servizi spa e fatti avvenuti a partire dal 2013. Gli utili della società non superavano i 33 mila euro, ma Ingroia avrebbe gonfiato i suoi incassi fino all’anno scorso, quando il nuovo governatore della Regione Sicilia lo estromise dalla gestione della società. La Procura di Palermo contesta una valanga di rimborsi che l’ex magistrato presentava e autorizzava a se stesso per ogni trasferta a cinque stelle. Quando quando stava in ufficio, nella sede centrale di Palermo. «Ma io ho la residenza a Roma», si difendeva durante gli interrogatori in tribunale. Non ha convinto il procuratore capo Lo Voi che ha ricostruito, attraverso la Guardia di Finanza, la seconda vita del pubblico ministero, segnata da frequenti approdi nel prestigioso albergo sulla costa di Palermo, il lussuoso Villa Igiea, e nei centralissimi Excelsior e Palace Hotel. Sono state tirate in ballo, come riportato dal Corriere della Sera, anche cene nell’esclusivo ristorante di Natale Giunta con vista sulle barche della Cala.

LA STRANA PARABOLA DELL’EX PM

Antonio Ingroia, icona dell’antimafia fino a cinque anni fa, ha collezionato un passo falso dietro l’altro nella sua nuova vita. Hotel di lusso, pranzi e cene, tutto a spese della Sicilia e-servizi, la società che ha presieduto per un anno e mezzo. Spese che per la Procura di Palermo avrebbe dovuto pagare con i suoi soldi. L’ex pm tornato avvocato ora veste gli scomodi panni di indagato, e per giunta dai colleghi della sua ex Procura, quella di Palermo, che lo hanno iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di peculato e poi hanno eseguito un sequestro di 151 mila euro, la stessa cifra che si è liquidato. Una strana parabola quella del magistrato, che avviò il processo sulla trattativa Stato-mafia e poi nel 2012 accettò l’incarico di presidente di una commissione internazionale Onu in Guatemala sul traffico di droga. Un incarico durato poco, visto che rientrò in Italia per lanciare Rivoluzione civile, il movimento politico con il quale Ingroia addirittura ambiva a diventare presidente del Consiglio. Un sogno bocciato dagli elettori. 

LE SPESE CONTESTATE DALLA PROCURA

Sono circa 40 i soggiorni nei migliori alberghi di Palermo contestati all’ex pm Antonio Ingroia. Altrettanti voli da Roma, città di residenza, verso Palermo, sede lavorativa di Sicilia e-servizi, la società partecipata dalla Regione che fu richiamato a risanare dall’ex governatore Rosario Crocetta. Secondo la Procura di Palermo aveva diritto solo alle spese di viaggio, intese come trasporto, non a quelle di soggiorno. Circa 34 mila euro nel giro di due anni che non potevano essere rimborsati. Questa somma gli è stata sequestrata insieme ai  117.568 euro che si autoliquidò per la sua attività nel 2013. Stando a quanto riportato dal Giornale di Sicilia, gli inquirenti ritengono che avendo lavorato solo tre mesi nel 2013 Ingroia avrebbe dovuto liquidarsi al massimo 30mila euro, cioè circa il doppio del suo compenso per il periodo in cui aveva lavorato. Inoltre, le contestazioni della Procura includevano inizialmente anche le indennità per il 2014 e il 2015, ma in quel caso sarebbe stato difficile dimostrare l’elemento soggettivo in sede penale. Sui compensi percepiti da Ingroia sta indagando anche la Corte dei Conti, ma l’inchiesta della Procura di Palermo volge invece al termine.

MINISTRO ORLANDO NON COMMENTA

L’ex pm di Palermo, Antonio Ingroia, ribadisce di essere con la coscienza a posto per quanto riguarda le accuse di peculato a suo carico. Come riporta Corriere.it, avrebbe spiegato di aver appreso del provvedimento emesso nei suoi confronti tramite la stampa e si prepara a dimostrare nelle sedi competenti di aver sempre rispettato le leggi. Ad intervenire nella faccenda è stato anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che si è limitato a dire: “Non commento i provvedimenti della magistratura”. Come ricorda Giornale di Sicilia nell’edizione online, il sequestro dei beni all’ex pm palermitano, il provvedimento che lo ha raggiunto nelle passate ore avrebbe a che fare con il suo ruolo di amministratore unico di Sicilia e Servizi, società a capitale pubblico che si occupava della gestione dei servizi informatici della Regione Sicilia e che vedrebbe coinvolto, in egual misura, anche Antonio Chisari, all’epoca dei fatti il revisore contabile della società. Dall’indagine sarebbe emerso anche come nelle liste delle spese che Ingroia si sarebbe fatto indebitamente rimborsare risultassero diversi pernottamenti a Villa Igiea per oltre 2 mila e 200 euro oltre che cene in ristoranti di lusso. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“COSCIENZA A POSTO”

Antonio Ingroia dopo la notizia delle indagini a suo carico per peculato, rilascia una nota pubblica in cui manifesta tutta la serenità e tranquillità di chi non ha nulla da temere, nonostante le gravi accuse: «Comunque ho la coscienza a posto perché so di avere sempre rispettato la legge, come ho già chiarito e come dimostrerò nelle sedi competenti. La verità è che ho denunciato sprechi per centinaia di milioni di euro, soldi che solo io ho fatto risparmiare, e invece sono accusato per una vicenda relativa alla mia legittima retribuzione», spiega l’ex leader di Rivoluzione Civile. Nelle sue passate competenze alla società regionale Sicilia e Servizi si immerge l’inchiesta tutt’ora aperta con Ingroia indagato “eccellente” a Palermo: «Dimostrerò come stanno le cose. Intanto continuo il mio lavoro di avvocato sempre con lo stesso impegno e nella stessa direzione: oggi sono in udienza a Reggio Calabria, nel processo `Ndrangheta stragista, come avvocato di parte civile delle famiglie dei carabinieri Fava e Garofalo uccisi nel 1994 dalla mafia e dalla `Ndrangheta, vicenda collegata con la trattativa Stato-mafia». Nelle prossime ore emergeranno invece ulteriori dettagli sulla maxi inchiesta che vede coinvolte anche una buona fetta di “rimborsi” tutti da chiarire, oltre all’auto-liquidazione che Ingroia si sarebbe intestato. 

INGROIA ACCUSATO DI PECULATO

Oltre 150 mila euro sono stati sequestrati ad Antonio Ingroia, ex pm antimafia oggi avvocato, e Antonio Chisari, che all’epoca dei fatti contestati dalla Procura di Palermo erano rispettivamente amministratore unico e revisore contabile della società regionale Sicilia e-Servizi spa (oggi Sicilia Digitale spa). Come riportato da Il Tempo, entrambi sono indagati per peculato. Le indagini hanno accertato che il 3 luglio 2014 Ingroia si è auto-liquidato circa 117 mila euro a titolo di indennità di risultato per la precedente attività di liquidatore (successivamente è stato nominato amministratore unico), in aggiunta al compenso omnicomprensivo di 50 mila euro che gli era stato riconosciuto dall’assemblea. L’auto-liquidazione del compenso ha determinato un abbattimento dell’utile di esercizio del 2013 da 150 mila euro a 33 mila euro. Stando a quanto appurato dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo, è stata violata la normativa nazionale e regionale in materia di riconoscimento delle indennità premiali ai manager delle società partecipate da pubbliche amministrazioni. E questa violazione è stata avallata dal revisore contabile Chisari, che invece, in base alla disciplina civilistica, avrebbe dovuto effettuare verifiche sulla regolarità dell’operazione. 

SEQUESTRATI 150 MILA EURO ALL’EX PM INGROIA

L’ex pm Antonio Ingroia si sarebbe appropriato indebitamente di ulteriori 34mila euro,  a titolo di rimborso spese sostenute per vitto e alloggio nel 2014 e nel 2015 per le trasferte a Palermo per svolgere le funzioni di amministratore. La normativa nazionale e regionale, chiarita da una circolare dell’assessorato regionale dell’Economia, consente agli amministratori di società partecipate residenti fuori sede solo il rimborso delle spese di viaggio. A tal fine, lo stesso avvocato aveva adottato un regolamento interno alla società che permetteva ulteriore indebito rimborso. Anche in questo caso, come riportato dal quotidiano Il Tempo, la violazione della normativa vigente è stata avallata dal revisore contabile, che risulta indagato in concorso con l’ex magistrato, anche per questa seconda ipotesi di peculato. Parabola imprevedibile per Ingroia, che dopo aver istruito e avviato il processo sulla trattativa Stato-mafia, nel 2012 accettò improvvisamente accettò l’incarico di presidente di una commissione internazionale Onu in Guatemala sul traffico di droga. Incarico durato poco per il lancio lancio di Rivoluzione civile, il movimento politico con il quale Ingroia addirittura ambiva a diventare presidente del Consiglio. Progetto bocciato sonoramente dagli elettori.

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