BURIAN BIS/ I dubbi (e gli affari della finanza) sul riscaldamento globale

- Giovanni Passali

Si parla di Burian bis, una nuova ondata di gelo. Ma nessuno mette in dubbio la teoria del riscaldamento globale, anche per ragioni economiche. GIOVANNI PASSALI

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Neve, immagini di repertorio da Lapresse

Le recenti abbondanti nevicate in tutta Italia e le temperature in picchiata hanno sbriciolato ogni precedente record del nuovo millennio. Tra l’altro si parla già di Burian-bis. Il fenomeno inizia a preoccupare gli esperti e sembra mettere in crisi il modello Agw (Antropic Global Warming), cioè l’idea che stia avvenendo un cambiamento climatico su scala globale a causa dell’inquinamento umano, in particolare per l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera. Occorre chiarire subito un punto: è evidente che la temperatura globale sia aumentata nella seconda metà del secolo scorso; ma è altrettanto evidente che questa non è aumentata dall’inizio del millennio.

L’aspetto più grave di questa vicenda è l’attribuzione del riscaldamento all’effetto serra causato dall’anidride carbonica. Anzitutto occorre ricordare che l’anidride carbonica è solo uno dei cosiddetti “gas serra”: il principale è il vapore acqueo, con una percentuale superiore al 70%. L’anidride carbonica è responsabile dell’effetto serra per una percentuale stimata tra il 5% e il 20%. Ma la maggior parte di anidride carbonica è di origine vegetale, prodotta dalle piante durante la notte. Alla fine, il contributo dell’inquinamento umano all’effetto serra è pari ad appena qualche punto percentuale.

La Agw sembra smentita dai dati sulle temperature globali misurate con le più moderne tecnologie. Tanto che anche il Nobel Carlo Rubbia, in un’audizione al Senato alla presenza del ministro dell’Ambiente, è stato costretto a ribadire alcune banali verità, e cioè che “il clima è sempre cambiato” e che “noi oggi pensiamo che se non interveniamo sulla CO2 il clima rimarrebbe costante: questo non è assolutamente vero”; e poi che “negli ultimi duemila anni la temperatura è cambiata profondamente; per esempio in epoca romana Annibale poté attraversare le Alpi con gli elefanti per venire in Italia: oggi non ci potrebbe venire perché la temperatura è inferiore a quella dei tempi dei romani”. La conclusione logica è che ai tempi dei romani quella temperatura così alta non era certamente causata dall’inquinamento dell’uomo. E sempre Rubbia ha affermato che “dal 2000 al 2014 [il video è del 2014] la temperatura della terra non è aumentata, ma è diminuita di -0,2 gradi… e questo nonostante le emissioni di CO2 siano aumentate in maniera drammatica”.

Dunque la temperatura della terra non dipende sostanzialmente dalla CO2; infatti, dopo l’epoca romana ci fu un raffreddamento, poi di nuovo un riscaldamento in epoca medievale (durante la quale fu scoperta la Groenlandia, il cui nome significa appunto “terra verde”), poi di nuovo un raffreddamento fino alla piccola era glaciale che ha avuto il suo minimo con il noto Minimo di Maunder (intorno al 1700, tanto che sia il Tamigi a Londra che la Senna a Parigi ghiacciarono completamente). Poi una crescita della temperatura fino al sensibile riscaldamento della seconda metà del 1900.

Il fatto che il clima non dipenda solo dalla CO2 è una cosa piuttosto nota agli scienziati: nel solo 2017 ben 485 pubblicazioni scientifiche supportano la posizione scettica sull’allarme climatico. Ma i giornali e la televisione di questo non hanno parlato. Da cosa dipende allora la variazione della temperatura della terra? Risposta ovvia: principalmente dal Sole. Infatti, l’intensità della radiazione solare varia in continuazione, con cicli noti di 11 anni corrispondenti ai cicli delle celebri macchie solari: quanto più sono numerose le macchie solari, tanto più è forte la radiazione solare e il riscaldamento indotto sulla terra.

[Featured image credit: NASA/SDO (December 20, 2017)] 

Il grafico qui sopra mostra il numero di macchie solari al giorno. Come si vede, durante i massimi degli anni 1950-2000 il numero delle macchie solari è stato di 150-250 al giorno. Ma durante l’ultimo massimo (2012-2014) le macchie solari sono state appena 50-100 al giorno; un massimo davvero scarso. Per trovare un massimo così debole occorre risalire nel tempo fino al 1800, cioè oltre 200 anni fa, un’epoca conosciuta come “minimo di Dalton”. Nell’ultimo anno e mezzo il numero delle macchie solari è diventato scarsissimo e si stanno invece moltiplicando i giorni che hanno una completa assenza di macchie solari. Per comprendere la gravità del fenomeno, basta tenere conto dei seguenti numeri:

Gli effetti di questo drastico calo delle macchie solari e della relativa radiazione si sono già fatti sentire in numerosi episodi, alcuni di questi comparsi anche nei media ufficiali, senza però che nessuno si sia mai sentito in dovere di mettere in discussione la teoria del Global Warming. Però quest’anno abbiamo avuto la neve a Barcellona. E c’è stata una nevicata record a Calgary (Canada). Nevicata record anche in Giappone: 7 morti e circa 1400 veicoli bloccati in autostrada per una lunghezza di 20 km. E poi quasi un migliaio di barche da pesca intrappolate nei ghiacci nel nord est della Cina.

E dalla cronaca dei giorni in cui è passato in Europa il Burian: “la morsa del gelo ha provocato almeno 54 morti da venerdì [23 febbraio], secondo un conteggio della France Presse: 21 in Polonia, 6 in Repubblica Ceca, 5 in Lituania, 4 in Francia e in Slovacchia, almeno 3 in Spagna, 2 in Italia oltre che in Romania, Serbia e Slovenia, un Olanda, in Inghilterra e in Svezia”. E per finire tre chicche: la prima è un articolo sulla prestigiosa rivista Nature, dove uno studio afferma che l’attuale declino solare è il più repentino degli ultimi 9300 anni! La seconda riguarda una nevicata record in un posto davvero inusuale: sulle dune di sabbia del deserto del Sahara, in Algeria. Il fatto straordinario è accaduto per la terza volta in 40 anni. La prima nel 1979, ma le ultime due negli ultimi due anni, segno evidente che c’è un raffreddamento in atto. La terza invece viene da Oymyakon in Siberia, il paese abitato più freddo del mondo, dove la temperatura media di gennaio è -50, ma lo scorso 18 gennaio è stata registrata una temperatura di -62. Anzi no: per la precisione il nuovo termometro elettronico è arrivato a -62, poi si è rotto. In quel paese siberiano appena si esce di casa le ciglia degli occhi si congelano. E se mai qualcuno vi dicesse “ma lo dice pure la Nasa che il clima si sta riscaldando”, rispondetegli “certo, lo diceva anche dieci anni fa e lo diceva ipotizzando entro cinque anni lo scioglimento del ghiaccio al Polo Nord”. 

Sarà per questo che lo scorso anno una spedizione scientifica ha tentato di inoltrarsi con una nave rompighiaccio verso il Polo per studiare il cambiamento climatico in atto. Ma ha dovuto desistere di fronte a ghiacci spessi fino a 8 metri. Ma non è la prima volta: anche nel 2013 una nave rompighiaccio è rimasta bloccata a causa di ghiacciai troppo spessi. Nell’articolo apparso sul quotidiano inglese The Guardian si riporta l’episodio con una certa ironia: diversi commentatori hanno notato che gli scienziati non possono affermare che i ghiacciai sono cresciuti perché non hanno potuto completare le loro rilevazioni, a causa del ghiaccio eccessivo.

Questo è quello che accade nella realtà, mentre nel mondo e sui media impazza la teoria sul riscaldamento globale e sulle sanzioni da applicare ai paesi cattivi che immettono troppa anidride carbonica nell’aria. La speculazione finanziaria una soluzione l’ha trovata e l’ottusa politica comunitaria europea l’ha subito applicata: quelle imprese che inquinano troppo devono acquistare il titolo che dà diritto a inquinare (in pratica devono pagare una tassa) dalle imprese che inquinano meno. Tali titoli sono acquistati prima da intermediari finanziari che poi li immettono sul mercato (sempre un “libero mercato” di mezzo!) perché vengano acquistati dalle imprese meno virtuose.

Capito perché si insiste tanto sul riscaldamento globale? Perché altrimenti questi titoli finanziari diventerebbero carta straccia e gli speculatori, poverini, ne potrebbero soffrire.



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